lunedì 17 febbraio 2014

Porca vacca 2

Avete presente la poesia del Carducci, "Il bove"? Eccola:

T'amo pio bove; e mite un sentimento
Di vigore e di pace al cor m'infondi,
O che solenne come un monumento
Tu guardi i campi liberi e fecondi,
O che al giogo inchinandoti contento
L'agil opra de l'uom grave secondi:
Ei t'esorta e ti punge, e tu co 'l lento
Giro dè pazienti occhi rispondi.
E del grave occhio glauco entro l'austera
Dolcezza si rispecchia ampio e quieto
Il divino del pian silenzio verde.

-- Giosuè Carducci (da PensieriParole)

Osserviamo le parole-chiave, gli aggettivi che rendono poetica la famosa poesia: "mite"; "contento"; "grave", "pazienti" (occhi), "quieto"..."austero"...
anche per un moderno blogger, benché non molto poetico, sarebbe difficile evitare una conclusione simile a quella del poeta, riguardo ciò che "rispecchia" l'occhio "grave" e "glauco" del bovino, con la sua paradossale monumentalità rispetto alla mansuetudine; questa parola-chiave è "Dolcezza";
ed è anche vero che un toro è pronto a far correre chi si addentra nel suo recinto, ma ovviamente non è quello il posto in cui un toro dovrebbe stare;
"dolcezza" è una parola che trova sempre più raramente una ragione di essere nel contesto sociale dell'uomo, mentre è sempre tanto diffusa quanto è ingannevolmente attraente in quello industriale-alimentare; in effetti la "dolcezza" dei dolci, ottenuta in genere con lo zucchero raffinato, è qualcosa di mortale, mentre la dolcezza di carattere, o di indole, la "dolcezza d'animo", qualcosa di rarissimo, è ormai generalmente estranea al regno della fretta e dello stress, dell'egoismo e dell'indifferenza, che è la città; è sempre stata -a quanto pare- una dote rara nel mondo degli umanoidi, ma non è particolarmente frequente nemmeno nel mondo animale; insomma, non esistono molte "bestie" che si potrebbero propriamente dire "dolci" in natura, per quanto ogni creatura sappia esprimere i propri sentimenti nella maniera più consona al proprio essere, in famiglia; il "bove", ad esempio, il bovino in genere, è essenzialmente "dolce"; è pacifico, remissivo, timido; si lascia comandare a bacchetta -letteralmente- da un esserino bipede, debole, che potrebbe schiacciare come un insetto;
qualche tempo fa ho radunate un po' di informazioni sulla figura storica, sacra, divina del bovino più comune, e le ho pubblicate in una nota su Facebook, a titolo -appunto- 

PORCA VACCA!



per i Sumeri  NINHURSAG era " la " vacca sacra"
in Egitto HATHOR era chiamata anche Mehetueret "la vacca celeste"
in India ADITI era "la vacca cosmica", madre dei Deva [gli dèi]


Poi arrivarono quei brutali pecorai nomadi chiamati "giudei", e iniziò il Macello.


Non è un caso che il tempio di Re Salomone fosse un gigantesco scannatoio, con enormitavoli da macellaio in bronzo con vasche per il sangue in luogo di "altari", e che alla sua inaugurazione furono massacrati ventiduemila giovenchi" ("e 120000 pecore", Cr2 7,5) -- Come ho già scritto altrove, cercare del buon senso nella mente di chi ogni tanto si mangia una fetttina del suo dio morto (alcuni con un sorso del suo sangue) non è la più saggia delle attività.... Ma del resto, spesso è la stessa gente che non si fa mancare un pezzo di cadavere bovino nel piatto...
Se leggiamo qui su wikipedia (solo in inglese, purtroppo) riguardo i nomi di Ninhursag, almeno noialtri del Belpaese dovremmo trovare in indizio della nostra antica parentela con la Vacca Divina, che ci ricorda il peculiare -apparentemente puerile- o archetipico retaggio di un popolo semita e di una lingua morta nella moderna (e mortale) logosfera cattolica. Infatti, così come la dea della Luna Sumera, Sin, si chiamava anche Nanna, uno degli epiteti della dea Madre Ninhursag -quella assimilata alla vacca- era proprio (in Sumero) MAMMA... (ed era chiamata anche Mami, per non lasciar fuori gli Anglofoni)

Pensateci, la prossima volta che mangiate una bistecca.


Dal canto mio, ho capito molto tempo fa perché un animale "dolce" come la mucca sia considerato sacro in India, semplicemente guardandone una negli occhi; ma il motivo per cui lo stesso animale da noi viene allevato in cattività per produrre continuamente latte destinato a cuccioli di un'altra specie, e dopo una vita infelice ma innaturalmente breve viene stordita con una scarica elettrica, sgozzata, sventrata, scuoiata, squartata e trasformata in "prodotti alimentari" e industriali di vario genere, è altrettanto ovvio per me, guardandomi attorno; questo posto è l'inferno, che nella nostra attuale condizione, o "dimensione" fisica, non potrebbe essere rappresentato meglio di un habitat innaturale, gasificato, e perennemente in ombra, come una città; qualsiasi città, e tutte le città; in un luogo saturo di vapori sulfurei e fiamme perenni (al di là del suo valore altamente simbolico per i credenti) la nostra sofferenza durerebbe meno di un minuto, in una città invece il castigo è eterno, relativamente alla effimera esistenza sofferta qui; e Ora; e come ogni altra cosa, anche la comunità urbana potrebbe essere davvero utile e vantaggiosa per tutti, se solo venissero rispettate le uniche leggi da considerare inviolabili, quelle Naturali, che un Paese Civile (l'unico, in effetti) come l'Uruguay ha poste al di sopra delle proprie, di umili appendici umanoidi dell'organismo planetario; ma il discorso porta troppo lontano, per chi considera la politica come una fonte di veleni;

in India la mucca è un animale sacro, in USA c'è McDonalds; senza bisogno dei soliti dati numerici, possiamo immaginare quante mucche vengono macellate ogni giorno, per fare tutti gli hamburgers, le bistecche, le salsicce, e ogni altra lavorazione possibile, fino alla gelatina ottenuta cogli scarti, e con la quale ci fanno le pellicole fotografiche e gli orsetti di gomma; un mondo dove i bambini mangiano orsetti fatti con le ossa delle creature scannate nei macelli, mescolate a zucchero raffinato e aromi artificiali, è un inferno; un inferno organico, ancor prima che architettonico, spirituale ancor prima che "mentale"; per una persona sensibile e dotata di buon senso, un mondo dove si uccide una sola mucca è già un brutto posto; un mondo dove esistono gli allevamenti industriali è molto, ma molto peggio. 
Avete mai visto Earthlings?

Io ho scritto questo post dopo aver vista questa immagine, condivisa da Animals and Nature of our Beautiful World Photos su Facebook:


Testo: Little Brown, una mucca Jersey fa da balia a due agnelli neonati in Nuova Zelanda

Quello che mi chiedo è: come si può anche solo pensare di mangiare Little Brown?
O una qualsiasi meraviglia della natura come lei?
Ma lo so, a Pasqua c'è chi si mangia l'abbacchio... E non sono pochi.

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