lunedì 29 dicembre 2014

29

Si festeggia oggi, lunedì 29 Dicembre 2014, l'anniversario della nascita di Jack Daw; professione blogger
si festeggia con la condivisione di alcune immagini già condivise su Facebook, e con questo atto simbolico invito il lettore a condividere ogni espressione di bellezza naturale che si possa apprezzare nel mondo virtuale di internet. La cosa migliore che il web possa insegnare infatti è di spegnere il computer e uscire a camminare, possibilmente alla luce del Sole. Che è il migliore dei regali di compleanno, e non intendo certo sprecarlo standomene a scrivere un post su un blog; queste sono le immagini





lunedì 22 dicembre 2014

Fotogramma in cornice

The frame di J. Winans (2014)
☻☻+

ovvero la cornice -o il fotogramma?- è un titolo degno di post per la grande eleganza della messinscena, e le musiche suggestive a cura dello stesso Winans, in un microcosmo alternativo in cui il desperado ladro di camion e la coraggiosa paramedica dal passato oscuro si trovano ad affrontare la dura realtà solo quando si rendono conto di essere i personaggi di due serie TV diverse; e si guardano l'un l'altra;


si seguono da varie stagioni, inconsapevoli del proprio ruolo pubblico; la loro scoperta è fonte di una serie di conseguenze più o meno imprevedibili; intensa la prova dei due protagonisti dalla folta e lucente chioma latina, David Carranza as Alex


e Tiffany Mualem as Sam


con una nota di merito per il diabolico Christopher Soren Kelly, in un ruolo multiplo


e a tratti un tantino sinistro


malgrado i suoi vari pregi l'insieme non è convincente come sembrava essere il (o in un) primo tempo, la narrazione stenta nella sua corsa dopo la rivelazione e infine la cosa più interessante del film sono le carrellate ondose a cura del del DoP Robert Muratore, che ispirano un senso di vago, piacevole malessere;
la Tiffany la potete trovare anche su Google;

semmai

mercoledì 17 dicembre 2014

Tempi duri

Sono i primi e secondi "tempi" dei films più recenti, e per "duri" non si intende qui "tosti", ma duri come il pane raffermo e come i sedili di legno del cinema dell'oratorio; genuinamente, grossolanamente duri, e maledettamente duri, come è testimoniato nel mio blog dalla penuria di titoli esaltanti nel corso dell'intera stagione; con l'intento di radunare i migliori titoli in questo post di fine anno, mi ritrovo con il più recente che è del 1988 (Kárhozat), e via indietreggiando, dal monumentale Ugetsu Monogatari 

(il vincitore, con quattro smileys e un +) 

del 1953 a Saikaku Ichidai Onna del '52 fino al preistorico e immortale Murder di Hitchcock, che è del '30... Il film del 2014 però è Boyhood, la grande conferma "matura" di Linklater; questi sono i titoli a quattro smileys del 2014, e non è un buon segno perché soltanto uno è del 2014; purtroppo la sorpresa più grande è stata quella di Stretch, e non è una sorpresa che piacerà al pubblico strettamente italofono;

(Ho apprezzato Boyhood ma vorrei vedere films più semplicemente divertenti come questo)

i migliori titoli tra i più recenti partono dalle tre faccine in giù, e sono pochi a meritarsi anche un "+"; di quest'anno sono soltanto Predestination The Hobbit: The desolation of Smaug, tutto il resto è -più o meno- vintage

anche quest'anno incredibilmente sono riuscito a pescare qualcosa di "buono" (l'aggettivo equivalente a 3/5) dal torrente del passato, ma i "buoni" con un punteggio di tre faccine sono tutti provenienti da quell'immaginario tempo che non è più; è stata una stagione metereologicamente e cinematograficamente disastrosa, al passo coi tempi, al livello minimo.
Ma è finita, o quasi.

mercoledì 10 dicembre 2014

La fonte delle meraviglie*

Di K. Vidor (1949)
☻☻

Questo "film da ricordare", come dice la locandina qui sopra, è stato più o meno dimenticato da tutti, malgrado il successo della sua fonte letteraria, un romanzo del '43 allora tanto popolare da interessare un regista come King Vidor e una star affermata come Gary Cooper, coinvolti entusiasticamente nella riduzione per lo schermo della celebre, celeberrima opera di tale Ayn Rand, che vediamo assieme a Cooper in una foto pubblicitaria:

la tipica bellezza giudaica

(il colpo di fulmine tra Gary Cooper e Patricia Neal divenne parte della parata pubblicitaria)

Ispirato alla vita e alle opere di Frank Lloyd Wright, il film segue la carriera altalenante e tardiva dell' architetto Howard Roarke, interpretato da Cooper, il quale è l'incarnazione dell'individualismo opposto al collettivismo, un contrasto che prende forma nei suoi progetti "rivoluzionari", realizzati qui grazie alla magia del cinema:


gli strepitosi matte paintings di Chesley Bonestell (lo stesso che fece lo Xandadu di Citizen Kane)


compresi i notturni


la prova di Cooper è fioca, in part. nella interminabile arringa finale che -come scopriamo nel breve making-of in omaggio- avrebbe rimpianto anni dopo, e che in effetti suona assai poco ispirata e molto lettabrillano  invece i due caratteristi Raymond Massey, novello Hearst (ancora)


 e Robert Douglas, uno di quelli che "amerete odiare";


genio e mediocrità, avidità e spirito di sacrificio, alti ideali che ne fanno uno dei rari titoli filosofici e forse l'unico sul tema dell'architettura all'epoca, e in cui due caratteristiche dell'autore si rivelano infine pregnanti nell'insieme: donna, ed ebrea;
è ancora uno spirito femmineo quello che possiede

The Babadook  di J. Kent (2014)

dove la qualità muliebre rappresentata sullo schermo da Essie Davis è aggravata dalla australianità della quasi-esordiente autrice e regista, nell'ennesimo film dell'uomo nero alle prese con i residui di una famiglia (o viceversa?), composta da una infermiera malata di mente con un figlio epilettico. Australiani.
1/10 su IMDB.

*) Il titolo allude a quello della Dist. It., "La fonte meravigliosa"; probabilmente si riferivano al Barolo, ispiratore di tante fantasiose ri-titolazioni nel Belpaese.

venerdì 5 dicembre 2014

A Ovest di Copenhagen

The Salvation di K. Levring (2014)
☻☻+

è un western Danese girato in Sud Africa, e questo dovrebbe già suggerire qualcosa sulla peculiarità del film di Mr. Levring, che è anche co-autore di questa storia di frontiera a tinte forti interpretata dal tenebroso e sempre convincente Mads Mikkelsen 


nei panni dell'ex-soldato pioniere nel Selvaggio West Americano, costretto ad affrontare ciò che realmente lo rendeva selvaggio, ovvero i suoi abitanti dalla pelle bianca; 

Jeffrey Dean Morgan (Watchmen) è meglio come cattivo regolare che come supereroe corrotto;
il nome Delarue può dare un'idea della crudeltà illimitata del suo personaggio;

malgrado la singolarità delle premesse, l'opera di Levring si riassume comodamente nell'etichetta di Vendetta Film, dove il verismo storico e la crudezza delle scene e del linguaggio, adeguate al pubblico del XXI Secolo, non ci scampano dalla canonica raffica di sparatorie con morti e feriti tra buoni e cattivi e qualche (brutto) incendio digitale, verso l'inevitabile resa dei conti finale;
come si soleva dire, niente di nuovo sotto il Sole;

ma quale Sole

dopo un incipit decisamente nero, che ci immerge nello scenario del dramma con una palette terrosa e un largo uso del campo lungo, il secondo tempo si condensa velocemente nel prevedibile svolgersi della matassa secondo le regole del genere, e infine è davvero soltanto la estrema modernità della messinscena, degna di una graphic novel o anche di un videogame, a prevalere su tutto il resto; senza rinunciare agli "omaggi" sceno-fotografici, dove ricorre la carrellata oltre la sagoma della porta che rivela un Wild West particolarmente minaccioso

stranamente Africano; il che lo rende -atmosfericamente- quasi surreale;

il vecchio Jonathan Pryce qui appare in un ruolo alquanto spregevole, sempre all'altezza della situazione


Da consigliare agli amanti del genere, e agli estimatori dell'obliquo Mads, che come Pryce è stato uno dei villains nella serie 007, mentre da vero gentleblogger eviterò di menzionare la perfida ex-Bond girl.

FIlmex

Ho trovato più di un motivo di interesse in

Judex di G. Franjou (1963)
☻☻+

che poi si scopre essere un hommage a Louis Feuillade, un regista tanto sconosciuto quanto popolare all'epoca, con oltre seicento (!) titoli all'attivo 


e ovviamente al suo Fantômas ;


lo stesso ambiguo personaggio di Judex, già protagonista di varie pellicole mute, sembra essere una versione gallica dell' Americano The Shadow (del 1930), di cui dieci anni dopo si pubblicarono in Francia dei fumetti che erano traduzioni di quelli con un nome (e un titolo) differente; inevitabile per lo spettatore italofono moderno anche il rimando al nostrano Diabolik la cui prima uscita in edicola -guarda caso- è del 1962 (il film arrivò solo nel '68); 


il film è diretto dall'autore del più noto, e non meno strano horror non-horror Les yeux sans visage (1959) che qui punta al puro divertissment e l'aspetto sinistro deriva appunto dalla sua riproduzione dell'atmosfera visiva "misteriosa" d'inizio secolo, con un grande aiuto dal DoP Marcel Fradetal








Il film è interpretato da "the most beautiful man in the world", il prestigiattore e poliedrico uomo di spettacolo Channing Pollock, la cui presenza è sicuramente adeguata al fumettistico ruolo del titolo, per quanto un poco statica


Tra invenzioni d'altissima tecnologia, come questo avveniristico monitor di sorveglianza



diaboliche trappole meccaniche


passaggi segreti


una quantità indefinita di corpi trasportati a braccia 


e una suora-killer che precede di cinquant'anni quelle di Tarantino & Co.


(con il suo crocefisso letale)

il film di Franjou non cessa di stupire con la medesima innocenza di una delle opere a cui fu ispirato, che del resto secondo il calendario di internet non sono tanto lontane, un film del '63 sembra in effetti un film di un secolo fa; e con l'acrobatica Sylva Koscina, che qui scala un palazzo in aiuto dell'eroe prigioniero


ed è contenta perché il leone del circo si è mangiato suo zio;

genuinamente naive e lievemente macabro, ad alto tasso di intrattenimento, Judex è da consigliare ad ogni vero cinefilo, così come all'automedonte moderno il film ripete un messaggio importante per una guida sicura:


ricordate sempre di accendere i fari prima della partenza!

mercoledì 3 dicembre 2014

Altre immagini e altre parole

Immagino che saranno pochi gli spettatori di


20,000 days on Earth di I. Forsyth, J. Pollard (2014)
☻☻-

che non conoscono il personaggio di Nick Cave, il rocker Australiano reso celebre nel mondo con la sua performance sul palco nel film di Wim Wenders Der Himmel über Berlin (Il cielo sopra Berlino, 1987); pertanto, coloro si potrebbero aspettare di vedere e sentire qualcosa di Nick che non hanno mai vista o sentita prima, altrove. E l'avranno; infatti 20,000 days on Earth è un ritratto estremamente sobrio, onesto, e anche modesto, di un serio professionista del mondo dello spettacolo, che dopo una mezza vita passata ai ceppi delle droghe si è sistemato a Brighton (UK) e ha messa sù casa, con tanto di moglie e due pargoli, con i quali mangia la pizza guardando la TV; il che non è affatto esaltante, credete a me. Ma se proprio ci tenete ad avere i particolari, il film viene proiettato oggi in 13 sale nel nostro Paese, e quindi se volete sapere chi si divertiva a vestirlo da donna durante la sua adolescenza, o il suo strano rapporto con le condizioni climatiche miserabonde del suo paese adottivo, o con la popstar Kylie Minogue -che appare in un breve cameo- ne avrete l'occasione durante la visione di questo titolo.
Nick qui parla spesso di una trasformazione, che egli persegue fin dalla sua adolescenza di travestista coatto, e bisogna ammettere che chi lo ha conosciuto per l'animale da palcoscenico che di fatto è non si potrebbe nemmeno immaginare un individuo tanto compito e ammodo, ormai quasi Britannico, come quello che si rivela qui dietro le quinte, nell'atmosfera piovosa della cittadina costiera Inglese, tra una seduta psicanalitica e un piatto di pasta con l'anguilla (YUK!). La scena madre del film è quella in cui una luce rossa si riflette sulle gocce di pioggia che imperlano l'automobile di Nick:

magistrale

e l'insistenza delle scene in cui egli appare come automedonte, al volante della sua macchina, non me l'hanno reso meno antipatico -malgrado la mia ammirazione- di quanto non lo fosse di default;
per quanto mi riguarda, dopo la mia recente e indescrivibile esperienza cinematografica, la cosa più singolare è stata vedere Nick Cave parlare dei vecchi tempi con Tubal Cain:

(Ray Winstone, as Himself)

Un film degno di nota è

Predestination di M. & P. Spierig (2014)
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tratto dal racconto di R. Heinlein -All you zombies- è un buon film del non-genere "mindfucker", basato sui viaggi nel tempo; la prova di entrambi i protagonisti


Ethan Hawke as Il barista e Sarah Snook as La madre non sposata

è notevole, e la regia dei F.lli Spierig, già elogiati (assieme ad Hawke) per il loro precedente Daybreakers (2009) rende giustizia all'idea di partenza e alle solide radici letterarie, con una storia estremamente interessante che può risvegliare nello spettatore ogni dubbio più o meno lecito sulla realtà del soggetto comunemente definito "tempo"; e ogni altra cosa esperita in questo contesto teorico: 
















un film denso avvincente, malgrado -o grazie a- la estrema essenzialità della messinscena, una delle poche buone sorprese della stagione; 
anche 


Guardians of the galaxy di J. Gunn (2014)
☻☻☻

merita una nota, per quanto sia basato su un fumetto e non pretenda di essere altro, malgrado la necessaria abbondanza dell'impianto scenico, se non altro non è il solito fumetto, e riguardo l'originalità dei personaggi, dobbiamo ammetterlo, è piuttosto raro vedere un procione in azione nello spazio interplanetario. Per non parlare dell'uomo-albero, egregiamente doppiato da Vin Diesel, al quale tocca una singola battuta ripetuta in mille modi diversi; c'è qualcosa di divertente qui, che purtroppo non è una qualità troppo scontata in questo genere di divertissment; meglio approfittarne.