giovedì 21 maggio 2015

Aracnide Meccanica

Jake Gyllenhaal è stato protagonista di una delle poche belle sorprese della scorsa stagione, con la sua ottima prova in Nightcrawler (2014), dove la Primadonna era L.A.; dai titoli di testa fino a quelli di coda è Toronto che titaneggia in

Enemy di D. Villeneuve (2013)







una ragnatela artificiale in cui il tema del "doppio" assume le proporzioni inquietanti attagliate a quelle metropolitane, e al cittadino moderno; gli attori hanno firmato un accordo in cui promettono di non rivelare il significato dei ragni in questo film; ma questa sequenza è piuttosto eloquente:


e ci ricorda tra l'altro il monologo "vedico" di Norman Bates in Psycho (1960)


Non c'erano ragni nel romanzo "simbolico" di José Saramago (The Double) del 2002; il simbolismo che si può estendere dal regime totalitario di un Paese fino a quello muliebre (pro-seguendo il discorso di Mr. Wickman di Slate, citato da Wikipedia) è aperto alle interpretazioni del pubblico, e per questo dobbiamo solo esser grati a Mr. Villeneuve, già autore di film particolari come Maelström (2000) e Prisoners (2013);


la prova di Gyllenhaal è convincente, e ci rivela una nuova ombra di questo attore apparentemente innocuo, che sovrapposta a quella del precedente* Nightcrawler lo rende ancora più intenso nel ruolo dell'uomo qualunque, anonimo professore di storia e/o attore di serie B, in cui è fin troppo facile immedesimarsi; in un certo senso, sono due facce della stessa medaglia


Assieme alle architetture urbane incombenti gli archi dominano questa pellicola algida, fortemente Canadese, dove il violoncello tocca corde abissali e ci spinge a interrogarci ancora su tutto ciò che è destinato a rimanere ignoto, sull'uomo qualunque e il suo (triste) destino su un simile scenario;
la premessa è riassunta nella frase d'apertura:

Chaos is order yet undeciphered
(il caos è ordine ancora da decifrare)


e l'indizio meta-filmico proviene dal titolo del film in cui Adam (ahimé) Bell ri-conosce sé stesso, When there is a will, there is a way,  (Quando c'è la volontà c'è il mezzo) che Villeneuve ricorda come una frase di incoraggiamento del suo insegnante di Inglese al college; quello che ha detto poi all'Hollywood Reporter, citato da Wikipedia, è illuminante a questo proposito: "Enemy is ultimately about repetition: the question of how to live and learn without repeating the same mistakes"; ovvero, "Enemy in definitiva è (un film) sulla ripetizione: la domanda su come vivere e apprendere senza ripetere gli stessi errori".


Ogni anonimo professore di storia si pentirà di non essere diventato attore, ogni attore di scarso successo rimpiangerà di non aver scelta la carriera dell'insegnamento scolastico; non c'è nulla da rimpiangere per lo spettatore di Enemy, che è una riconferma dell'originalità di Villeneuve tanto per la scelta dei soggetti quanto per il loro trattamento; David Ehrlich di Film.com ha definito il finale di questo  come "il più spaventoso finale di qualunque film mai prodotto"; la cosa più spaventosa è quella che troviamo efficacemente descritta al termine della sinossi di Wikipedia, ovvero quella espressione "molto più rassegnata che non spaventata", e che possiamo vedere ovunque, ogni giorno, persino allo specchio.


Premio Oscar 2013 a Mélanie Laurent per il Miglior Pallore.

*)Nel blog

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