martedì 2 giugno 2015

Shareware mentale



L'esempio usato qui da Jürgen Schmidhuber nel suo TEDxU è lo stesso che ho utilizzato nel post The Home That Jack Built laddove (mi cito:)
"questo senso di 'appartenenza' ad una dimensione virtuale rispecchi la nostra natura metafisica nell'unico modo possibile per tutto ciò che non è sensibile, comprensibile e de-scrivibile, così come il codice di un programma non è immediatamente comprensibile dall'utente, è un insieme di caratteri alfanumerici apparentemente casuale, ma non di meno è l'unica forma di linguaggio che permetta a quel programma particolare di funzionare"

Trattando dell'ipotesi di un "universo matematico" formulata da Konrad Zuse nel 1967 e poi ripresa da vari pensatori professionisti nei decenni successivi, durante la sua breve conferenza "In the beginning was the code" Schmidhuber dice: "The program that defines the rules of this game are series of zeros and ones in your computer; if you look at this program you don't see what it does, you have to run it to experience it." -- 
ovvero: "Il programma che definisce le regole di questo gioco sono serie di zero e uno nel computer; se guardi il programma non vedi quello che fa, devi farlo funzionare per poterlo esperire."

abbiamo tutti i motivi per "credere" o meglio dedurre, attraverso l'osservazione, che le forme in natura discendano tutte da modelli matematici frattali; nella logosfera la differenza più ovvia per l'occhio inesperto è ancora nella forma, ma qui viene il bello, rifacendosi a quel capolavoro della letteratura gnostica racchiuso nella Bibbia che è il Libro delle Rivelazioni, o "Apocalisse", con il suo famoso incipit parafrasato da Schmidhuber: "In principio era il verbo"; 
il biblico "verbo" latino proviene dal Greco "Logos", parola; la Cabala contempla l'interpretazione dei testi biblici attraverso i NUMERI che corrispondono alle lettere dell'alfabeto, e per dirla con Wikipedia a proposito della (http://it.wikipedia.org/wiki/Ghimatriah) Ghimatriah "Convertendo le lettere in numeri, i cabalisti sono stati in grado di trovare un significato nascosto in ogni parola." 
Così come i Gentili lettori della Bibbia, del tutto ignari del significato "reale" di quei versi che vengono accettati comunemente come poetica religiosa, noi tutti guardiamo al cosmo come un'opera definita e immutabile nella sua ciclicità senza nemmeno considerare la totale instabilità del tutto, il così detto principio dell'incertezza con cui devono fare i conti i "meccanici quantistici", l'incognita variabile che sottintende ogni cosa manifesta, dal pensiero del blogger all'orbita elettronica;
senza saper nulla di Ghematria (oltre la sua definizione enciclopedica, a grandi linee) conosciamo il "vero" Principio per cui l'idea stessa del "Logos" come intelligenza divina o cosmica è sovrapposta a quella della tradizione Ebraica della Cabala, con i suoi complicati metodi di interpretazione dei testi sacri [significati "occulti", cioè nascosti sotto gli occhi di tutti (i Gentili), secondo la tradizione Giudaica] e pertanto quello che in gergo telematico è il "codice sorgente"  la chiave che ci permette di scorgere la verità oltre le apparenze che costituiscono la realtà, è quella numerica, o matematica.

Perché un teutonico (ed elegante) matematico di fama e un belpaesano libero pensatore (piuttosto dimesso) giungano a considerare la medesima questione negli stessi termini, si evince dalla conclusione del discorso di Schmidhuber, che infine dice "your life from this perspective not insignificant, it is an indispensable part of the grand scheme of things"; ovvero, "la tua vita da questa prospettiva non è insignficante, è una parte indispensabile del grande schema delle cose";  
 cos'altro; nessuno si domanda nulla che non lo riguardi più o meno direttamente ad un livello essenziale, che è quello metafisico, o spirituale; quando la pura ricerca nella psiche, che è la filosofia, si incontra con la pura logica dei fatti certi che sono soltanto i numeri, la 'matematica delle cose', questo è il risultato; quello che altrove ho definito un corto circuito;
penso che Philip K. Dick, che ricercava in questa direzione e diffondeva i risultati della sua ricerca attraverso la sua opera letteraria (di un tipo "commerciale", assolutamente exo-terico) sia uno dei più noti e pregevoli casi di corto circuito psichico, e per questo la sua lettura -anche ridotta in immagini e suoni, ovvero films- porta sempre a considerazioni e spunti filosofici oltremodo 'interessanti';
dobbiamo pure considerare che ogni cosa manifesta è per la tradizione Indiana opera di Maya, un concetto che abbiamo scoperto essere alla sua origine "magia creatrice" e che dalla logosfera induista e buddista è filtrato nel tempo e nello spazio culturale -la nostra logosfera- come sinonimo di "illusione";
ma nell'Induismo il Principio della creazione è solo Brahma, l'ideale divino in Sè, o "Uno", che curiosamente condivide la natura trina e unica della moderna tradizione tri-monoteistica dei cristiani (trimurti-trinità); 
 soltanto l'Uno è quello che possiamo comprendere, in questo Uni-Verso, e siamo obbligati a "credere" qualunque altra  cosa;
l'unità matematica è la Fonte, l'Uno si moltiplica all'infinito e dà forma e sostanza ad ogni numero possibile, ma permane in sè l'essenza di tutto, così come l'ego ("io") distingue un essere umano dall'altro; è certamente una sorta di 'illusione', ma non c'è altro a definire questa paradossale forma di vita, non esisterebbe una umanità senza N unità individuali, o esseri umani;

per quanto mi riguarda, questo è il principio della conoscenza stessa, che osserviamo nell'albero, un essere vivente a tutti gli effetti, ma che a differenza dell'animale non si muove (o meglio, si muove nello spazio durante la sua crescita, ma non è la stessa cosa); potremmo dire che l'albero è una macchina perfetta, automatica, autotrofica, in grado di operare un processo quantistico -la fotosintesi- che trasforma l'energia in una forma adatta al suo sostentamento a partire dalla luce solare; è una macchina frattale la cui architettura è la medesima delle cose 'ramificate' in natura, dai fiumi ai vasi sanguigni, di tutte le cose che trasportano liquidi; o energia, come i fulmini;
è facile considerare l'albero come macchina vivente, ma non è altrettanto facile ri-valutarci come tali, non tanto per la nostra struttura apparentemente 'limitata', ma che in sé -tutti ne abbiamo notizia in vario grado- contiene tutte le forme frattali presenti in natura, a partire dai vasi sanguigni, e dalla cellula al capello; la nostra difficoltà principale è il "logos" stesso, il codice alfa-numerico che tutti noi utilizziamo per codificare e de-codificare la nosta realtà, e di fatto per CREARLA secondo le regole fisse e invariabili che derivano dall' utilizzo del codice stesso;
per questo imparare un nuova lingua corrisponde a tutti gli effetti alla "scoperta di un Nuovo Mondo", con altrettante (e più, come nel paragone tra Italiano e Inglese) possibilità manifeste nei "termini" (e nei verbi) elencati sul vocabolario di una lingua straniera rispetto al nostro, a quella "lingua madre" che ci è stata imposta come tale da principio;
in fondo lo scienziato informatico e "artista" (secondo Wikipedia) non va molto oltre la 'teoria' del film The Matrix, che uscì lo stesso anno in cui egli incluse la teoria di Ray Solomonoff sulla inferenza induttiva -un concetto filosofico proiettato nel contesto della fisica digitale- nel suo quadro sinottico, che ci riassume brevemente in questa mini-conferenza;
la mia impressione attuale è che l'inferenza induttiva sia una realtà precipua della psiche umana, individuale e collettiva, e che anche la più minima informazione -lo "1" invece dello"0"- introdotta nel nostro circuito in relazione al suo proprio funzionamento sia l'unico grado possibile di evoluzione OLTRE il codice basico, una sorta di 'upgrade' che avviene a livello hardware con il contatto fisico, sensoriale, della materia di studio elaborata dal nostro cervello, e interessa quindi ogni routine del software, il sistema operativo in noi; perché anche nel nostro caso è il programma che crea la macchina, o se non altro crea la unica ragione valida del suo essere Qui, e Ora; ogni altro ARGOMENTO è INVALIDO.

La consapevolezza crea la coscienza dell'essere fisico digitale; per il diarista di lungo corso che infine de-scrive la propria realtà su un supporto digitale destinato ad un ambiente virtuale, il (we)b-log, il singolo punto in una rete elettronica con miliardi di derivazioni e interazioni, questa sorta di realtà irreale non potrebbe essere più ovvia; da che osservai come il mondo "rotola sotto i miei piedi" a questo, il passo è stato breve; un altro passo che ha fatto rotolare il mio mondo, che di fatto va a rotoli; è ancora soltanto un punto-di-vista, che un mondo rotoli sotto i miei piedi o che una unità, una particolare entità ci cammini sopra è RELATIVO da che si tratta sempre di forme di energia espresse in materia, secondo il noto principio della relatività ristretta; questa teoria oggi è oltremodo ristretta dalla sperimentazione quantistica, che (ri)mette in discussione ogni realtà fisica costituente tutti i singoli fattori della formula; ma dalla restrizione relativa alla famosa teoria a quella relativa alla teoria del Tutto il passo è molto più lungo, le implicazioni sono più numerose degli utenti telematici globali;

in una domenica (Sun-day) di maggio il passo è meglio farlo fuori dall'ombra della casa, lontano da questo specchio di illusione, a contatto con la Luce del Sole; il contatto è diretto e immediato, ed è esattamente come inserire una spina in una presa di corrente per ottenere energia bio-fotonica in quantità, malgrado le nostre proprietà autotrofiche atrofizzate; il serio sun-watcher lo sa, osservare il Sole significa collegare il proprio circuito energetico a quello cosmico, e anche se questo avviene a quel livello incomprensibile in cui l'energia diviene materia, è ben comprensibile (e apprezzato) da tutti il benessere, quello che io chiamo il Sol-lievo, che non esiste altrove in fondo ai cieli;
il fattore spirituale dell'abbronzatura è completamente sottovalutato, per una popolazione mondiale che è -almeno- all'80% carente di vitamina D; su questo punto non si insisterà mai abbastanza, evidentemente un 80% della popolazione mondiale non ha la benché minima idea di cosa significhi questa carenza, TUTTO quello che succede a questo mondo è una continua, puntuale e inesorabile conferma di questa deficienza essenziale che è essenzialmente una carenza vitale o, in un gergo specifico, "spirituale".

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