giovedì 17 aprile 2014

Hory clap

Gli ultimi due titoli che sono passati per questo schermo:


The Ward di J. Carpenter (2010)

è piuttosto un conato, più che un film vero e proprio, dove tutto il mestierie del cult director che io amo ricordare per delle opere neo-gnostiche come The Thing (1982), Prince of Darkness (1987) e They Live (1988), è al servizio di una sceneggiatura men che inverosimile, ma anche assai poco originale, con la donzella in pericolo che si ritrova internata in un misterioso reparto (da cui il titolo!) che oltre ad una manica di squilibrate stranamente equilibrate è infestato da un ...fantasma? Zombie? In realtà è soprattutto un caso di coscienza (e di amnesia, e di schizofrenia...) come scopriremo, ma il problema non è questo;


purtroppo non c'è Qual Cosa da affrontare con la scure che valga la pena della visione;

il film è tremendamente fiacco, banale e prevedibile, e il continuo cigolare della macchina fimica non è quel tipo di cigolio che può davvero interessare lo spettatore in cerca di emozioni forti; inoltre la giovane protagonista Amber Heard

as Kristen

con la sua indifferenza genetica -comune a molti giovani Statunitensi, più o meno celebri- contribuisce generosamente al fallimento pressoché totale dell'impresa, che attualmente risulta essere stata l'ultima del prolifico regista.

Un intermezzo di danze sfrenate e ingiustificabili; un rimando a INLAND EMPIRE? Non è da escludere...
 L'abbiamo amato tutti, in qualche grado, dai tempi dell'accademico Dark Star (1972) fino al diabolico In The Mouth of Madness (1994), attraverso successi insperati ed epocali, come Halloween (1978) ed Escape from New York (1981); la sua non è certo una figura che si possa sottovalutare, e tantomeno dimenticare; ma direi che per il vecchio John potrebbe essere il momento per un lungo, e meritato periodo di riposo. Di qualche eone. Purtroppo, su IMDB lo scopriamo ancora all'opera, come scrittore di altri due episodi dell'infinito merchandising di Halloween, uno in pre-produzione e l'altro soltanto "annunciato"; o dovrei dire minacciato...

Un barlume di luce proviene ancora una volta -guarda caso- dal Sol Levante;


☻☻☻

o, in termini meno alieni, Summer Wars (Guerre Estive), che malgrado tante novità tecnologiche, digitali e pro-epilettiche si potrebbe riassumere come "Wargames sul set di Tokyo Monogatari"; però è a cartoni animati, ed è questa qualità a renderlo molto interessante, soprattutto per la fluidità incredibilmente realistica nei movimenti dei personaggi


che più di una volta mi è apparsa come opera di rotoscoping; ma la cosa non viene menzionata da IMDB né da Wikipedia, dove il titolo non compare nemmeno nella lista dei films rotoscopati


questo per me può significare due cose: che l'abilità degli animatori Nipponici della Madhouse è paragonabile a quella degli animatori della Disney armati di rotoscope, e quindi indefinitamente superiore, oppure che i Giapponesi abbiano utilizzata una nuova tecnica digitale (una moderna versione del vecchio rotoscope) senza dirlo a nessuno... Da chi insiste nel mangiare le balene possiamo aspettarci anche di peggio...


Tra le guerre virtuali combattute nel poco meraviglioso ma sfavillante regno di Oz, un social network multiservice (che ricorda un mega-Second Life "socialmente interattivo", con conseguenze nella vita reale dell'utenza) e le vicende sublunari della riunione familiare estiva in cui il protagonista si trova coinvolto suo malgrado

folla casalinga
VS. folla virtuale

il film di Osoda ci intrattiene volentieri per tutti i 114' della durata, senza particolari pregi per il blogger oltre quello menzionato, riguardo l'animazione; ma dopo tutto, per un film di animazione (anime/animation), non è poco; grandi, immensi cumulonembi all'orizzonte 


e l'ombra della morte nel cuore dell'estate...  E' il Giappone che tutti i cinefili hanno imparato ad amare nel corso del tempo; è un bene per me sapere che sia ancora vivo nel nuovo millennio, anche fuori dal set della realtà cinematografica (mente parlando) Nipponica, e dallo studio Ghibli. Specialmente adesso che Sensei Myazaki si è ritirato.

Per mantenere la mia tradizione di spoiler, aggiungerò che ... infine, tutto si risolve in una lunga e movimentata partita di Koi-Koi virtuale


per chi fino a ieri non sapeva cosa fosse (e oggi sa che è un gioco di carte apparentemente molto complicato) non è quello che si direbbe il massimo dell'eccitazione...

Ma ci sono sempre i fumi di cucina...



!!!

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