domenica 15 dicembre 2013

WE, ROBOTZ

Basterebbe una rapida occhiata al poster originale del film per rovinare completamente l'unica sorpresa del film, che appartiene alla narrazione e non certo alla produzione di


The creation of the humanoids di W. Barry (1962)

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il che pone un serio interrogativo riguardo le strategie pubblicitarie dell'epoca, ma questo non interessa direttamente lo spettatore del 2013; il film di Barry, ex-bambino attore e aiuto-regista di professione, è caratterizzato dalla pochezza dei mezzi, delle capacità registiche e del talento del cast, esclusi gli androidi che giustamente si limitano a scandire le loro battute con tono meccanico -- così come i presunti umani


mentre in compenso, come annotato in apertura, lo spoiler del manifesto è ciò che separa ogni futuro spettatore dall'unica idea degna di tale nome presente nella sceneggiatura, la cui rivelazione diluita nella trama poteva apparire forse poco entusiasmante allo spettatore attento, e viene poi riassunta solo in extremis da Don Doolittle (qui nel suo attimo di sfondamento)


per chi non aveva avuta la sfortuna di vedere il poster sull'entrata;

il "film" di Barry, che si mormorava essere uno dei preferiti di Andy Warhol (il che è più che verosimile) è una strana, densa pantomima pop glassata in un tableau vivent, che potrebbe essere l'effetto collaterale di qualche isotopo vagante nell'aria dell'epoca

(i titoli di testa non lasciano dubbi sulla gravità della situazione presente)
e dove si affrontano gli stessi insolvibili (e quindi del tutto inutili) dilemmi etici e morali di Blade Runner, mentre la mente dello spettatore è ulteriormente vessata dai lamenti sintetici di un implacabile theremin, suonato da anonimi probabilmente con l'aiuto di un badile; un brutto film costato niente, recitato male, da dimenticare senza alcuno sforzo nel giro di ore. Quasi perfetto.


Da vedere assolutamente, se non altro per ammirare le fattezze poco umane della ignota protagonista, Erica Elliot


che infine rinnovano i medesimi quesiti fondamentali affrontati dalla sceneggiatura, sulla realtà umana e sulla sua origine.

La cosa più impressionante del film sono forse le lenti sclerali dei "robots" che ricoprivano completamente -con ogni in-immaginabile sconforto- i loro occhi durante le riprese


ONORE ALL'IMPERO DEL FALSO!

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