giovedì 5 dicembre 2013

Posta

Qualcuno si lamenta del fatto che la gente su Facebook posti il suo pasto --che in Inglese non è "past", ma "meal" anche se qualche anglofono mangia un passato (mashed vegetables)-- invece di "cose più importanti", il riscaldamento globale anziché il riscaldamento della cena; io l'ho fatto molto raramente, non trovandomi mai di fronte qualche piatto particolarmente elaborato, o presentato con il tocco professionale dei ristoratori di mestiere, che tanti poveracci sono costretti a ingollare; io mi ristoro da solo, e oltre l'orgoglio per i miei primi fagioli mungo -o vigna radiata- germogliati in casa, ho condivise le immagini di pochi piatti, in genere solo quelli abbastanza colorati da meritarsi una fotografia; il fatto è che non saprei trovare nulla di più importante da condividere della visione di un pasto interamente vegetale, in un mondo in cui avvelenarsi è una abitudine quotidiana e comune della maggioranza dei consumatori; conosco l'importanza di una alimentazione veramente sana, di una dieta interamente vegetale, il beneficio che se ne trae è qualcosa che non si può nemmeno esprimere a parole, se non scrivendo una intera autobiografia imperniata interamente sull'alimentazione del protagonista, pertanto l'idea della suggestione che può produrre una fotografia è l'unica possibilità di indurre quelli che chiamo i mangiatori di morte a mangiare qualcosa di vivo; questo è anche l'unico motivo per cui ho pubblicate qui le immagini delle mie spoglie umane, conoscendo bene quella "perdita della forma" che sembra una tappa inevitabile dell'uomo di "mezza età"; cosa che si usa dire degli uomini sui cinquanta, anche se ben pochi arrivano a cento; 
oggi pubblico sul blog l'immagine del mio pasto principale, dal momento che nel piatto il verde è preponderante, e non scriverei mai una simile introduzione per la stupida foto di un pasto su Facebook; si tratta di una insalata sperimentale, e per inciso l'esperimento è ben riuscito, questo cocktail di verdure ha un gusto esplosivo e soave, specialmente se si ha l'accortezza di preparare i bocconi con un pezzetto di questo e quello, come si può vedere nella foto:


Insalata Occasionale
Ingredienti: cavolo nero, rucola, rapanelli, noci, succo di limone, sale
Tempo di preparazione: 10 minuti
Difficoltà: 0

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Adesso è tempo di zuppa; scusate l'interruzione.

INTERMEZZO MUSICALE



It's all good news now
'cause we left the taps
running 
for a hundred years...

(Sono solo buone notizie adesso / perché abbiamo lasciati i rubinetti aperti / per cent'anni... "Pirate Jet")

I GORILLAZ (Damon Albarn, Jamie Hewlett &C.) sono la cosa migliore che mi sia capitata di ascoltare dai tempi del primo Beck; il che corrisponde a un paio di decenni fa; ho iniziato ad ascoltarli solo dopo l'uscita del loro ultimo album (The Fall) del 2011, e dopo la separazione del duo, che perdura a tutt'oggi; in tutta la mia carriera di ascoltatore non mi sono mai sentito così vicino all'opera di nessun autore musicale -famoso o meno- come in questo caso; forse la poca differenza della nostra età, o per l'inesorabile comix feeling che mi lega ai personaggi di Hewlett, ovvero la assenza di un'età, o l'amore per i suoni a 8 bit, non saprei dirlo con certezza, ma i Gorillaz sono ormai l'unico motivo per cui posso ringraziare il P2P, e anche la tremenda industria dell' intrattenimento, che io definisco "arma di distrazione di massa"; non c'è mai stato niente di simile in circolazione prima di loro, e purtroppo non c'è nulla di simile adesso. Sono uno fra i tanti bloggers nel mondo che aspettano con impazienza la PHASE 4, anche se dei Blur non mi è mai importato assolutamente nulla.


e non mi importa ancora adesso

Oggi mi sono chiesto se il cosiddetto riscaldamento globale può essere visto come una qualche sorta di realtà, mentre prendevo il Sole in maglietta sul terrazzo di MF; non ricordo un dicembre così caldo, anche se questo significa soltanto che il dicembre scorso probabilmente non lo era.


il rayleigh scattering è un fenomeno quantomeno raro dalle nostre parti, almeno in inverno;

più tardi sono rimasto ipnotizzato dall'incavo del mio braccio destro esposto ai raggi solari:


Ero davvero affascinato da quel punto in cui la luce incontra l'ombra;

Dopo il thumb up della sorella, posso pubblicare anche la foto di cena:


Zuppa del contadino (con farro, lenticchie, cicerchie, fagioli dall'occhio)
insaporita in un soffritto di carota, cipolla e sedano, peperoncino;
con sale, pepe, timo, maggiorana, foglia di alloro
- Olio di Oliva E.V. e pepe macinato sul piatto -
Tempo di preparazione: 1.30 - Difficoltà: 2
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Una patata a pezzi ha fornita la texture densa che si conviene a una vera zuppa del contadino; la cosa meno salutare del piatto è quella mostrata nella foto, il fondo di crostini di pane. Ma si può evitare.

Ho concluso l'altra sera che dovremmo mangiare esclusivamente burro di arachidi fatto in casa.
Tutto il resto al confronto sembra poca cosa.

Il film di ieri sera:


Unidentified di J. R. Miller (2013)

ha il discutibile pregio di essere (forse) l'unico found footage di cui si veda anche il ritrovamento, da parte di questo tizio qui:


purtroppo, l'idea di ottenere un grande effetto con poca spesa attraverso questo stratagemma cinematografico, cosa che è riuscita con esiti cinematograficamente alterni agli autori di Blair Witch Project, Cloverfield, Paranormal Activities, e via ritrovando, qui va completamente sprecata grazie alla scarsa padronanza del mezzo, agli attori in erba (non l'erba giusta =) e ad una trama esile, ma complicata abbastanza da perdere di vista l'obbiettivo principale; il film si perde nel deserto dell'Arizona -terra di sogni e di chimere- assieme ai quattro improbabili protagonisti di questa avventura sgangherata che all'appassionato di fantascienza offre solo una apparizione "peek-a-boo" dell'alieno degna dei demoni amatoriali di YouTube, qualche lucina aggiunta con After Effects 


(con l'inconfondibile effetto fake tipico di tanti video su Youtube) e un mucchio di rottami e faretti nel deserto, messi lì a fare da "UFO" per il gran finale:


Dire che Unidentified è poco, è ancora troppo; ma non credo che gli spettatori Italiani debbano preoccuparsi di questo, a meno che non vogliano cercarlo e scaricarlo via torrent dal web, oppure guardarlo su qualche sito in streaming. Cosa che io sconsiglierei anche al mio peggior nemico, chiunque egli/ella sia.

L'altro giorno mi è stato recapitato per posta il "libro" ordinato sul sito Hercolubus.tv, non ho persa l'occasione di immortalare l'evento:


Il "libro" è un volumetto tascabile di 50 pagine, ma a giudicare dalle prime i contenuti sono quantomeno importanti; almeno quanto può esserlo un naso; l'autore preannuncia infatti la distruzione totale del pianeta "Terra" in un futuro molto prossimo, a cagione dell'impatto con un corpo astrale molto più grande, un pianeta che egli chiama appunto Hercolubus, o Pianeta Rosso; non soltanto lo scontro annichilirà il povero pianetino blu, facendo sprofondare tutte le terre emerse, ma le disgrazie che dovranno affrontare i suoi abitanti -umani compresi- fino alla fine sono degne dei peggiori -o migliori- film catastrofici

La cosa preoccupante di questa moderna profezia è il fatto che l'autore, il señor V.M. Rabolú, definito "un occultista Colombiano", ci credeva tanto da voler spedire gratuitamente una copia del suo scritto a chiunque la richiedesse, volontà che -come constatiamo qui ora- viene onorata puntualmente dalla Alcione Association, di Burgos (ES) tredici anni dopo la sua scomparsa. Dopo aver riassunti i fatti descritti qui brevemente, nel breve capitolo iniziale, l'autore apre il secondo capitolo con la frase:

 "Siamo in una strada senza uscita".

Qui per il momento si è interrotta la mia lettura. In genere si direbbe "Siamo SU una strada senza uscita"; non che "in" sia grammaticalmente scorretto, ma evidentemente questa è stata la scelta di un traduttore Spagnolo del testo in lingua originale; mi chiedo se avrei dovuto farmelo spedire in Ispagnuolo, ma ho qualche difficoltà con i verbi... La nota conclusiva è quella che allega la Associazione Alcione al libro, ringraziando il lettore e invitandolo a diffondere la conoscenza dell'opera (finché è in tempo), la quale si conclude con "i nostri migliori auguri"; è una frase piuttosto difficile da interpretare in un simile contesto, ma si merita almeno un posto in un post.

Il titolo del presente post per il blogger non è altro che la reiterazione del comando posto accanto al titolo del post, che recita -apposta- "Posta"; faccia caso il lettore attento, al fatto che il prefisso post- è posto a indicare qualcosa a posteriori, postumo, mentre qui è un comando imperattivo che è di fatto un inglesismo derivato dal verbo Inglese to post; con questo comando ogni cosa diventa passata, post-ata nel limbo virtuale che è Qui, e Ora.
In una strada senza uscita.

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