mercoledì 28 maggio 2014

Il Nome del Destino

Ho concluso che il film di oggi risale nelle mie memorie al Siluriano, quando in certe mattine estive guardavo i programmi di Mamma Rai iniziare così, in bianconero:


(non ricordo invece di averli mai visti finire)

e iniziava un vecchio film, di solito un classico hollywoodiano, inevitabilmente in bianconero, come

Beau Geste di W. A. Wellman (1939)
☻☻☻

Questa è stata la mia deduzione, dal momento che non ho memorie più recenti di questo film, se non quelle che si confondono con i sogni dell'infanzia, e che sono lampeggiate qua e là durante la visione; un' esperienza piacevole, una volta accettato il fatto che Beau Geste è innanzitutto "un film col Gary Cooper"


affiancato da Ray Milland


e Robert Preston


nel ruolo dei Geste Bros., trovatelli cresciuti sotto l'egida della magnanima Lady Brandon e coinvolti in uno strano, complicato caso di appropriazione indebita il cui oggetto è il magnifico zaffiro Blue Water


dal quale dipendono le sorti del casato;
un bel filmone solido, ben stagionato, forte di una continuità narrativa esemplare, e di una innocenza solare che avrebbe iniziato ad adombrarsi di lì a poco, con l'avvento del così detto noir e dei suoi personaggi ambigui; Beau Geste rappresenta "i bei tempi andati" della Hollywood ante-guerra, anche se inevitabilmente il soggetto (dal romanzo omonimo di P.C.Wren) è imperniato sulla falsità (più o meno riconoscibile) dei beni materiali e sulla odiosa realtà della guerra, l'originalità della storia che è sottintesa nel titolo stesso, assieme al mestiere del vulcanico Wellman, e l'indiscutibile professionalità di tutto il cast, ne fanno una visione piacevole ancora oggi, introdotta da questo proverbio arabo:  


(L'amore dell'uomo per una donna compare e scompare come la luna...
Ma l'amore del fratello per il fratello è inamovibile come le stelle, e permane come la parola del profeta)

con il supporto fotografico molto essenziale e funzionale di Theodor Sparkuhl e Archie Stout in un fulgido bianconero







e le musiche prorompenti di Alfred Newman (che detenne il record di 45 nominations agli Oscars)

Ma il motivo per cui ho cercato e trovato il FIL/E/M in questa copia .avi di qualità minima, è la presenza nel cast di Brian Donlevy, la cui ironica modernità (o moderna ironia, che è lo stesso) molto Irlandese, profusa in The Great McGinty lo rende protagonista di un ruolo pressoché unico nella storia del cinema; anche qui di fatto -- storicamente -- è lui la star, perché malgrado il ruolo centrale dei F.lli Geste nella trama, e la carica negativa del suo personaggio- l'infido Sergente Markoff- del cast fu lui l'unico ad essere nominato all'Oscar, e da questo fotogramma si può intuire perché;


il suo Markoff, stereotipo del Sergente come nemico tra le proprie file, è il ritratto vivente della perfidia, tratteggiato con una grinta al contrario positiva, quella dell'attore sotto il trucco di scena, che lo rende memorabile. 

(soprattutto per chi lo ha visto da bambino, ma non ricordava di averlo fatto)

Ma il vero motivo per cui ho voluto vedere questo film, infine, è questa scena:


al cui proposito leggiamo su IMDB

"Si crede che Ray Milland ferì accidentalmente Donlevy alla spalla durante le riprese di Beau Geste, quando mancò l'imbottitura protettiva con la sua baionetta. Questa leggenda è stata ripresa di recente da American Movie Classics (AMC) per la messa in onda del film. Nella realtà dei fatti, Ray lo pugnalò nella parte inferiore della gabbia toracica. La ferita era abbastanza profonda non solo da farlo sanguinare, ma da lasciargli una cicatrice che Donlevy portò per il resto della sua vita."

E io, vedendo il film dopo aver letto questa notizia, mi sono chiesto: fino a che punto la realtà può superare la fantasia?


"C'E' UN MEDICO SUL SET?"

Tranquilli, Brian è sopravvissuto fino al '972, ma tra gli attori il più famoso e recente caso di Brandon Lee (del 1993) non è l'unico nella lista nera di Wikipedia...

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