martedì 2 dicembre 2014

Karma significa "azione"

Sono stato un depresso cronico per una vita, e oggi sono certo del fatto che questa condizione fosse da imputare perlopiù alle mie abitudini alimentari; una cosa che ho scoperta solo ri-scoprendo i miei sentimenti verso tutti gli esseri viventi che popolano questa dimensione terrena, per cui non è possibile amare un cane o un gatto o qualunque altra specie di "animale domestico" mentre resta sottinteso che i bovini, i suini, le galline, addirittura i nobili equini, e una quantità di specie ittiche, siano da odiare a tal punto da supportare implicitamente la loro cattività, in condizioni tra l'altro pessime, per la loro intera esistenza, la loro morte violenta e la fine tutt'altro che felice dei loro resti mortali nell'apparato digerente del consumatore medio; oggi Rainforest Action Network pubblica questo dato incredibile, ma vero, su Facebook:


ovvero:
70 MILIARDI DI ANIMALI VENGONO UCCISI OGNI ANNO PER FARNE CIBO
e questo, come precisa la nota del post, significa
100.000 ANIMALI OGNI MINUTO

Mi chiedo se oggi abbiamo un'idea della morte non come evento naturale, come atto finale della vita, parte della esistenza che ogni essere vivente dovrebbe esperire in assoluta libertà, ma come un fatto programmato, come operazione industriale al termine di un ergastolo, come l'utilizzo di un prodotto vivente a dispetto della sua ovvia sofferenza e della repulsione istintiva dell'uomo per le sue condizioni disperate, e quello che alla fine diventa soltanto un numero, proprio come quelli esposti qui sopra; il supermercato riceve otto quarti di bue, la signora compra una dozzina di uova, un chilo di costolette  e due etti di prosciutto; sono cose che siamo abituati a sentire, che siamo stati ammaestrati a sopportare e ad accettare fin da bambini, e a cui la stragrande maggioranza non presta la benché minima attenzione; perché il consumatore medio si limita a consumare, per questo è stato definito così, tutto il resto è secondario rispetto alla sua stessa definizione; soltanto un consumatore, che è di fatto soltanto una unità nei dati statistici di malattie e mortalità di svariate specie tra cui è compresa anche la sua (di conseguenza alla sua dieta scellerata) può tollerare questa situazione vergognosa, schifosa, e direi finanche infernale, che siamo stati ben ammaestrati tutti a considerare come normalità;
questo può esistere soltanto in un contesto che contempla il consumatore alla stessa stregua del capo di bestiame, soltanto un numero, una unità tra le cifre innumerevoli dei dati statistici dell'industria globale;
come uomini adulti e sensibili, possiamo avere coscienza di centomila uccisioni al minuto, quando per la maggior parte delle persone assistere ad una sola di queste esecuzioni meccaniche è ovviamente e naturalmente uno spettacolo penoso, straziante, commovente, tragico, shockante, orribile e vomitevole? Ovviamente, no; ma il consumatore medio non guarda Earthlings, i macelli continuano ad avere pareti di cemento e non di vetro, la bistecca non è la sezione di un cadavere ma un prodotto confezionato asetticamente, esposto sugli scaffali del supermarket; occhio non vede, lo sappiamo tutti come funziona... 
E lo sappiamo tutti, senza eccezioni di sorta, che si segua un regime crudista-frugivoro o che si faccia la grigliata di carne ogni domenica.

Sicuramente il consumo regolare di proteine animali produce delle modificazioni imprevedibili, ma tutte indistintamente nocive, nell'organismo umano; e gli effetti nefasti di questa abitudine si producono dapprima nell'apparato pensatorio dell'utenza, che in breve può anche fare a meno di pensare, a quello che mangia come a quello fa che ogni giorno, per tutta la vita; sono le abitudini del consumatore che sostengono il mercato di morte, malattia e sofferenza cronica alimentato dagli allevamenti più o meno intensivi, più o meno "umani", in cui trovano una morte iniqua centomila esseri viventi ogni minuto nelle 24 ore di ogni giorno, di ogni anno; e questa cifra spaventosa può soltanto aumentare nel tempo, assieme con il numero dei consumatori che accettano questa come la propria normalità.
Come si diceva giusto ieri a questo proposito, nel gergo geometrico "normalità" corrisponde alla posizione ortogonale di una linea o di una figura, per cui rispetto al piano orizzontale della terra chiunque resti in piedi è "normale"; non è davvero possibile accettare questa definizione della normalità relativa alla dimensione geometrica e fisica dell'essere umano, se non accettando una condizione di estrema, assoluta grettezza mentale, che si potrebbe definire propriamente "terra-terra", e che ci pone esattamente sullo stesso piano dei miliardi di creature innocenti massacrate in favore delle panze umanoidi,con una sola vera differenza, che consiste appunto della loro innocenza. Perché di fatto oggi la posizione orizzontale e definitiva dell'essere umano è ugualmente considerata nella normalità di questo sistema, in cui anche malattia (o "degenza") e morte sono soltanto una parte del business, e una delle più redditizie. 

Di commento al post, RawFoodForLife.org propone la visione di COWSPIRACY, descritto come un "rivoluzionario film documentario ambientalista che segue un intrepido cineasta nella sua rivelazione della più distruttiva delle industrie sul nostro pianeta", e "investiga il motivo per cui le organizzazioni ambientaliste sono troppo spaventate per parlarne". 
Per quanto mi riguarda, non credo che guarderò altri film del genere perché la mia scelta personale, che rinnovo ogni giorno con la scelta del mio menù, mi dispensa essenzialmente da simili atrocità, e non parlo solo di sangue e morte, ma anche e forse soprattutto dei presupposti e delle conseguenze di questo orrore che si manifestano a livello mentale, morale e fisico, ma sempre patologico, e drammatico, nella sfera umana. E' un film, come Earthlings e come Fast Food Nation, che si dovrebbero guardare tutti i divoratori di cadaveri che attualmente insediano il pianeta, tutti gli ignari consumatori saprofiti che si limitano ad accettare il "male della società" così come prima o poi accetteranno anche il proprio, generato solo dalla propria accettazione, dalla abitudine alla morte ereditata dai propri genitori, parenti, insegnanti, etc., etc. Dovrebbero essere visti cioè da tutti coloro che non hanno nessun interesse per guardarli, per motivi diametralmente opposti ai miei.

E alla fine, anche il più convinto "vegano", come il Vs. blogger, dovrà affrontare la anormalità geometrica a cui siamo tutti destinati da principio, fortunatamente anche quello che è stato l'inspiegabile, incomprensibile, non ma di meno il più profondo e longevo desiderio del giovane consumatore (di carne, glutine, caffé, zucchero, alcolici, etc.) sarà avverato, appunto, in quello che qualcuno definisce il "viaggio verso la verità"; in breve, morirò anch'io, sano come un pesce, come muore il paziente di cancro sopraffatto dalla sua stessa alimentazione, e quello che lascerò in eredità a questo mondo saranno solo quelle poche decine di vite risparmiate dalla mia scelta alimentare quotidiana, la stessa che nel frattempo mi ha restituità una vitalità e un benessere mai nemmeno immaginati prima... Ma per il non-depresso-cronico, per l'allegro consumatore medio che sgranocchia in letizia i suoi bocconi di morte, al di là del suo effettivo livello di ignoranza e/o di ipocrisia, mi chiedo se esista qualcosa di più prezioso della vita stessa, del principio che è la vita in sé come espressione di energia intelligente, come parte del multi-verso frattale, o anche "opera divina", senza nemmeno considerare tutti i possibili aspetti sacrali, e quindi religiosi, della faccenda; che quella sua stessa stupida esistenza di robot impiegato in una qualunque attività che gli assicuri un "posto nella società", per ottenere dei biglietti di banca per i quali avrà pezzi di cadaveri e tessuti animali di ogni sorta, possa avere un valore anche minimamente superiore alla esistenza di ognuna delle vittime della cui prigionia, sofferenza e morte è stato complice da sempre, semplicemente accettando come proprie le abitudini della maggioranza?
Accettando come "normalità" il fatto di poter stare in piedi ogni giorno, anziché distendersi a morire, come dovrebbe?

La mia ironia nell'affrontare questo discorso è immensa, perché il depresso-maniacale, depressivo clinico o bipolare cronico, o comunque si voglia chiamare questo tipo di malato, non vorrebbe far altro che quello, distendersi da qualche parte a morire, possibilmente ben imbottito di qualcosa che faccia apparire l'attività meno noiosa di quanto in effetti è, ed è un comportamento di auto-distruzione interiore che io ho adottato regolarmente nel pieno della mia vita, in un periodo in cui avrei potuto dedicarmi a qualcosa di "serio" prima che questa esistenza mi rivelasse la sua natura farsesca, allegorica, ed essenzialmente simbolica; oggi scrivo un blog. E' una abitudine virale.

E ogni volta che mi chiedo se qualcosa sia più o meno possibile, semplicemente perché viene accettata come realtà dalle masse catodizzate, una voce nella mia mente bacata mi ricorda ancora una volta: "Questo è un mondo in cui la gente va in macchina da più di cent'anni". Non deve aggiungere nient'altro.

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