mercoledì 8 aprile 2015

Verso la Luce

Questa è la migliore fotografia che io abbia mai scattata, e per quanto ne so la migliore in assoluto:


Per me, che per tanto e troppo tempo mi sono accanito sugli studi gnostici e metafisici ben oltre ogni interesse comune, oggi l'unica cosa a suggerirmi un'idea di spiritualità è il Sole, e niente altro;
 nella ovvietà di questo pensiero è riassunta la questione in termini che, al contrario di quelli letterari e tradizionali, sono immediatamente accessibili a chiunque: poiché non è possibile descrivere il Sole al di là delle sue qualità fisiche da un punto di vista scientifico, religioso o poetico, o in alcuna distinta forma mentale particolare e differenziata, non è possibile nemmeno comprenderne la realtà per chiunque esista come conseguenza indiretta del suo stesso Essere, per cui la codificazione e la ri-definizione di tale entità in una qualunque logosfera non-religiosa appare sempre e comunque limitata, e infine ridotta alle minime capacità individuali;
così le singole e infinite caratteristiche della 'vita' in ogni sua espressione nota in fondo ai cieli mi appaiono tutte ugualmente secondarie, completamente dipendenti e sottomesse alla realtà Solare, che rappresenta per tutti noi la Luce dell'intelletto umano al di là dei ristretti confini imposti dalla logica così come dalla materia, l'unica realtà trascendente e nel contempo sensibile della quale ogni forma di vita partecipa al di là del suo grado di consapevolezza;
tutto quello che si può pensare, e tradurre in parole, riguardo ciò che il Sole rappresenta e ha sempre rappresentato per l'uomo, equivale ad un singolo raggio di luce proveniente dall'Astro Padre, ovvero un breve istante nell' eternità in cui la sola intuizione istintiva pone l'individuo nella sua intera, breve esistenza in relazione con l'infinito;
il Sole è stato il primo dio dell'uomo, e oggi la maggioranza ne venera le più svariate rappresentazioni simboliche perlopiù all'oscuro di ogni significato originale; noi in quanto cristiani dovremmo considerare con molta più attenzione questo aspetto del 'nostro' sistema religioso; 
certamente per ognuno di noi, al di là di ogni questione di fede, il Sole è una entità immortale che trascende le nostre capacità di comprensione e pertanto questa realtà 'magica' è destinata a permanere nel corso dei tempi all'origine di ogni possibile concetto che trascenda, in un modo o nell'altro, nella superstizione (da super-stitium, "che resta al di sopra");
come ipotizzato da certi studiosi il Sole è un 'portale interdimensionale', ma non c'è nulla che si possa definire con certezza a questo proposito all'interno delle dimensioni spazio-temporali in cui gravita da sempre l'umanità, questo è il principio stesso del pensiero sacro all'origine di ogni concetto religioso, nel riconoscimento di un "punto" all'interno dello spazio-tempo per come lo conosciamo, che è nel contempo finito e infinito, sensibile e definito in un contesto cosmico, ma che finanche nella ristretta logosfera delle scienze secolari moderne suggerisce l'idea di un 'passaggio' verso una realtà completamente ignota quanto essenziale, vitale e incomparabile che è al contrario insensibile e indefinibile per la mente umana; che molte, infinite 'altre dimensioni'  eludano da sempre tutte le dimensioni accessibili all'uomo, oltre una 'dimensione ideale';
dunque anche il più appassionato ricercatore infine è costretto ad accettare ciò che è la ragione di ogni cosa nel suo mondo, e che non di meno travalica la sua propria ragione e ogni suo significato per ogni cosa, così come ogni rappresentazione divina che può significare tutto per il fedele e non significa assolutamente nulla per l'ateo; il Sole splende per entrambi, per ogni forma di vita al mondo e per l'essere umano la cui vita interiore, o spirituale, riflette la Luce di un sapere immortale direttamente nel cuore, spesso purtroppo in contrasto con qualunque sorta di 'riflessione' che contempli -anche- una attività intellettuale.

Siamo tutti Uno, ma tutti noi siamo Soli.

domenica 5 aprile 2015

I trovatori dell'arcano famoso

Il termine inglese 'ark', che designa -così come in Italiano- una famosa imbarcazione e, nel linguaggio allegorico della chiesa, il grembo della Vergine Maria, deriva direttamente e piuttosto ovviamente dall'antico Egitto, dove si definiva come tale un contenitore portatile, cofano o cesta:


http://s601.photobucket.com/user/nakaryah/media/EgyptianArk.gif.html

Nel 1982 fu distribuita nelle sale l'opera di George Lucas scritta a quattro mani con Lawrence Kasdan, uno dei films più famosi e più popolari degli ultimi cinquanta o cento anni,


Raiders of the Lost Ark di S. Spielberg (1981)

(I predatori dell'arca perduta); nessuno ha mai fatto segreto delle origini di questi tre signori, ma se non bastassero i loro nomi sappiate che essi sono 'ebrei' Aschenaziti, ovvero di provenienza Europea e di origine Cazara; sono in genere facilmente riconoscibili dai cognomi teutonici,  slavi, polacchi o magiari, e compaiono in un 90-95% dei cartelloni cinematografici "americani", fin dalla fondazione delle Majors hollywoodiane (Fox, Goldwyn, Mayer, Warner, Laemmie etc.)
Il messaggio "occulto" del film di Lucas/Kasdan/Spielberg è in effetti assai ben chiaro in queste due immagini seguenti, dove l'oggetto sacro del titolo, la leggendaria 'arca dell'alleanza', appare perlappunto celata all'interno di casse che riportano a chiare lettere il nome dei proprietari; in origine la Germazia 'nazista':


e quindi gli Stati Uniti d'America (con l'aggiunta delle rotelle):


E' degno di nota anche il fatto che una volta aperta la temibile 'arca' si rivela piena di sabbia, una metafora piuttosto sottile della stessa 'polvere del tempo' che ricopriva i misteriosi tesori egiziani più o meno (resi) noti al pubblico; e non di meno come nella catastrofe finale essa attragga comunque l'"ira divina", una energia incontrollabile che annienta un esercito in pochi minuti. Non era quello che si aspettavano gli archeologi internazionali (il Francese, il Tedesco e l'Americano) ri-uniti per l'evento, né probabilmente il pubblico pagante, ma è quello che tutti noi abbiamo trovato, nel 1982 come nel 2015. 

(o dobbiamo intenderla come simbologia del silice, elemento alla base del microchip???)

Una coincidenza inquietante, che ci fa riflettere: come può della comune sabbia scatenare una simile forza distruttrice? Ma in questo contesto, sullo sfondo degli scavi archeologici egiziani, sabbia è naturalmente sinonimo di mistero, ovvero di tutto ciò che permane nascosto, occultato, e infine occulto.
Una cassa all'interno di una cassa, che si rivela infine cassa, equivalente di 'vuota', ma che nella nostra lingua è sinonimo di "cancellato" o "eliminato", derivato dal termine latino che definiva ciò che è "vano, inutile, senza effetto". Questo è esattamente il tipo di gioco a cui siamo tutti costretti, ovvero un gioco di scatole (non necessariamente, o non solo Cinesi) descritto attraverso un gioco-di-parole.
Un labirinto senza fine e senza confini. Un gioco (del) casso.

Abbiamo visto poco fa nel mio percorso virtuale quanto sia difficile rendere OCCULTO il nome di una antica deità Egizia per chi non è abituato a scrivere il suo nome o a pronunciarlo come fanno in genere gli Anglofoni; come ad esempio in questa rappresentazione di un'Arca appartenente ad un certo Dio Egizio pubblicata da bible-history.com:


http://www.bible-history.com/ibh/Egyptian+Daily+Life/Offerings/Amen+Hetep+III+Offering+Incense+Before+the+Ark+of+the+God+Amen+Ra

Questo è più o meno tutto quanto c'è da sapere, a proposito dello 'scettro' e del suo passaggio durante la II Guerra Mondiale, ma tra le varie, mirabolanti avventure che separano questa simbolica fiaba sul potere assoluto (o "divino") ascoltiamo anche un ufficiale Nazista pronunciare queste parole:



ovvero "Mi indisponde il pensiero di questo... Rituale Giudaico."

Il rituale in questione viene officiato dall'archeologo Francese (ricordate le avventure del Santo Graal e le sue misteriose locations?) Belloq, che per l'occasione porta i paramenti sacri dei sacerdoti ebrei dell' antichità, con tanto di efod -- il pettorale con dodici differenti pietre:


e un vero-e-proprio scettro, a rappresentare il rito di passaggio il quale, malgrado la presunta origine israelita, non ritrae alcuna deità giudaica; o meglio, non quella più nota nel mondo Gentile.
L'oggetto viene inquadrato in primissimo piano in questa sequenza, per non lasciare alcun dubbio riguardo la bestia scolpita nell'oro:


la tipica spirale laterale delle corna ricurve e il muso piatto e allungato sono quelli inconfondibili dell'ariete, l'animale più frequentemente assimilato alla figura diabolica, come nel caso del famoso 'capro sabbatico' dipinto da Eliphas Levi, il noto esoterista e teosofo francese, che rappresenta Baphomet (Bafometto) in Dogme et Rituel de la Haute Magie del 1856, quello che potremmo ben dire 'il ritratto ufficiale' -o perlomeno, il più popolare, del diavolo;

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a4/Baphomet.png

a proposito del quale risulta stranamente interessante anche la didascalia di Wikipedia:

"L'immagine di un Capro Sabbatico del 19mo secolo, creata da Eliphas Levi. Le braccia sono iscritte con le parole Latine SOLVE (separa) e COAGULA (unisci) ovvero il potere di "legare e sciogliere" usurpato a Dio e, secondo la tradizione Cattolica, alla gerarchia ecclesiastica agente come rappresentante di Dio sulla Terra." (... from the ecclesiastical hierarchy acting as God's representative on Earth - http://en.wikipedia.org/wiki/Baphomet#/media/File:Baphomet.png) (corsivo MIO)

A questo punto, ci dovremmo chiedere perché un archeologo Francese al servizio dei "Nazi" Tedeschi in un film Americano dovrebbe impugnare un artefatto di natura palesemente diabolica durante un rito definito "Giudaico" (Jewish) e dove del resto l'abbigliamento dell'officiante non dà adito a dubbi sull'origine della cerimonia stessa, della quale l'oggetto centrale partecipa di diritto (usurpato agli Egizi) dell'iconografia giudeo-cristiana...?

Certo che no, perché quale che sia l'ambiguo rapporto tra l'ambiguo Francese e i cattivoni di turno, l'Americano o Anglosassone medio --di nome Jones, il secondo cognome più diffuso in Inghilterra (dopo Smith) che è peraltro stato adottato da un numero imprecisato di Giudei il cui patronimico era Jonah-- ha le mani letteralmente legate


e non può fare altro che chiudere gli occhi di fronte all'orrendo spettacolo (il potere che consuma) consigliando alla sua bella di fare altrettanto:


"QUALUNQUE COSA SUCCEDA, NON GUARDARE"
o meglio, non VEDERE...

Per la cronaca, oggi Mr. Spielberg compare tra le sei persone più citate -assieme a Lucas- nei ringraziamenti dei vincitori dell'Academy Award (Oscar) mentre "Dio" è soltanto settimo nella lista.
Questo è quel genere di cose di cui amano vantarsi gli Ebrei, perché alla fine soltanto loro possono farlo; soltanto loro sono gli Eletti del Signore...

Ho ascoltato a lungo Spielberg parlare a proposito della serie di Indiana Jones, in un (lungo) bonus disk pescato dal torrent, e devo dire che quest'uomo ha una personalità magnetica e decisamente rara, che sembra aver conservato nel tempo un entusiasmo e una sorta di vivacità interiore tipicamente infantili, assieme ad una grande, innegabile gentilezza d'animo che traspare dalla sua parlata; 


per il blogger anglofilo, sempre attento a ciò che SENTE attraverso le voci degli attori e di ogni personaggio pubblico, la chiarezza del linguaggio con cui si esprime, con il suo paradossale Inglese Americano non-mid-atlantico ma sempre perfettamente comprensibile in ogni singola sillaba, riflette la sua personalità cinematografica, con cui, malgrado un certo approccio semplicistico -o grazie ad esso- è riuscito nel giro di pochi anni a divenire il regista più famoso di sempre -assieme al collega, il ruspante George Lucas.
Forse alla fine il più grande segreto è proprio questo, comunque lo si voglia vedere in ambito mitologico o religioso, in quello umanistico l'idea di una divinità come una entità diabolica ci suggerisce sempre l'immagine di un bambino che si diverte pazzamente con il suo mondo-giocattolo, fino a che la controparte "responsabile" lo richiama al dovere, oppure che si impegna fin troppo seriamente lavorando al suo microcosmo, fino a che la parte "incosciente" (o inconscia) lo richiama al divertimento...
Certamente nessun altro avrebbe saputo riassumere in un solo film tutta la storia della diabolica conquista degli Stati Uniti d'America con tanto garbo e divertimento per sé, per tutti i lavoranti sul set, e per tutti gli spettatori del mondo. Ancora una volta la "realtà" supera di un pezzo la "fantasia", e ancora una volta il 'making of' è meglio del 'film' vero e proprio.

Per chi vuole proseguire il gioco per conto suo, consiglio questo link che riconduce la radice RK al Greco PX (Ro-Xi), parte centrale di ἀρχή (archè, "origine", "inizio" o principio) utilizzato come simbolo del CRisto Gentile e sillaba iniziale del KRST Egizio; il termine è correlato pure ad 'arco', ovvero alla parte di una ci/rc/onferenza disegnata attorno al C/ent/r/o (del Mondo);
qualcuno sostiene che il Cristo "stabilito apertamente come strumento di espiazione" in Romani 3, 25 sia assimilabile al coperchio dell'arca dell'alleanza, mentre lo Online Etimology Dictionary ci ricorda che 'arca' è contenuta nel termine 'arcano', e sicuramente c'è dell'arcano nell' 'arca'; molto più di quanto si potrebbe immaginare vedendo la cassa...

giovedì 2 aprile 2015

Vento di cambiamenti

Su un suggerimento casuale di Facebook, oggi pubblico questi due links apparentemente correlati ai versi della Apocalisse di Giovanni:


I links: 

E mi dico: "apokalypsis" (ἀποκάλυψις) significa "rivelazione", ma "ri-velare" non significa "velare di nuovo"?...  Che il 5 aprile ci tocchi di rivedere un vecchio film di Bergman? Oppure, invece, NO?!?
Certamente oggi il Sole aveva una faccia strana:



e il freddo di questi giorni ventosi in fondo al cielo sembra provenire da un abisso di nero vuoto...


30 anni in fumo

Non ho mai considerato seriamente il fatto che la sola immagine del fumatore abbia influenzata la mia vita almeno quanto il fumo passivo assorbito durante l'infanzia; e dico, MAI, fino ad ora;
il prossimo ottobre ricorrerà il trentesimo anniversario del mio primo joint, che mi fu offerto da un caporale istruttore (una figura ormai in disuso) in caserma; allora ero un tabagista e un bevitore sociale, e avevo 19 anni; l'avvento dell'hascish fu una vera rivoluzione anche in termini di salute, infatti la mia condizione cronica di asmatico iniziò a migliorare sensibilmente, e da allora non ho più avuto bisogno di (altri) farmaci per sopprimere un attacco d'asma; di fatto, non ne ho MAI più avuto uno, e sono completamente guarito da quella condizione causata in origine dall'acaro della polvere, e inevitabilmente peggiorata in maniera esponenziale dal vizio delle sigarette. 

Oggi le virtù terapeutiche della canapa sono decisamente più note anche al pubblico non-consumatore, quando un numero sempre maggiore di nazioni ha resa disponibile legalmente questa cura naturale e priva di controindicazioni in alternativa ai farmaci di sintesi per combattere una quantità di patologie più o meno gravi, comprese le più gravi in assoluto. Ma nel 1985 il più noto derivato della "marijuana" -il termine di origine messicana per definire le infiorescenze di canapa- così come il suo più diffuso derivato di origine africana composto della resina delle stesse, chiamato "hascish", erano per noi --"drogati legali"-- soltanto due "droghe illegali" come ogni altra sostanza disponibile sul mercato nero della droga. 

In pochi erano o sembravano a conoscenza delle tante proprietà benefiche di questo vegetale, e sicuramente tra i pochi c'erano molti medici, che si sarebbero guardati bene dal rivelare ai loro pazienti il "segreto" noto all'uomo dall'alba dei tempi fino al 1937, quando di fu un "boom" di quelle stesse malattie che oggi sappiamo essere curabili con i cannabinoidi, compreso il cancro. Tutti i medici "sponsorizzati" dalle case farmaceutiche, che sono divenute colossi dell'industria durante il regime proibizionista, si sono arricchiti spacciando ai pazienti droghe di sintesi spesso basate sui principi attivi estratti dai vegetali, quando per un numero indefinito delle malattie più diffuse una soluzione sicura ed efficace è stata sempre e soltanto l'infiorescenza della canapa.

I fumatori, o "consumatori abituali" della mia epoca (così come nei quasi 50 anni precedenti, nel secolo scorso) si limitavano ad apprezzarne gli effetti 'psichedelici', per lo stato euforico, di creatività, rilassamento e "apertura mentale" prodotto dal fumo, perlopiù ignari dei principi attivi terapeutici ottenuti assieme a quello che si considerava comunemente uno "sballo" leggero, rispetto a quello delle droghe "pesanti" come eroina e cocaina. Oggi sappiamo ad esempio che tabacco e alcool, le sostanze legali più abusate nel mondo e monopolizzate dalla maggior parte dei governi, sono di fatto droghe pesanti, che creano cioè una dipendenza fisica oltre a danni gravi anche -o soprattutto- a livello mentale, a partire dallo stato di dipendenza stesso.



In fondo l'abbiamo sempre saputo così come, istintivamente, abbiamo sempre saputo riconoscere gli effetti benefici della canapa (anche nel caso di un "drogato legale" schiavo di tabacco e alcool!); ma anche in questo caso siamo sempre stati assoggettati e sottomessi alle leggi, che hanno sempre dettate le regole della vita  sociale e le abitudini del consorzio umano al di là di ogni possibile errore di fondo, come il rendere disponibili sostanze dannose e pericolose (compresi i "farmaci") ad ogni angolo di strada e proibire una "sostanza" -di fatto, una pianta- che a ragion veduta si può ben definire una panacea.

Inutile ribadire ancora che un simile "errore" si è rivelato estremamente fruttuoso per intere categorie professionali, ed è la pietra angolare di una fiorentissima industria che contribuì in maniera decisiva all'avvento del proibizionismo stesso, una mostruosa lobby globale che comprende vari settori dal petrolifero al tessile, oltre i farmaci e le "droghe concorrenti" legalizzate e/o monopolizzate. Resa illegale, anche una pianta che peraltro era una delle più coltivate nel mondo -anche e soprattutto in Italia- fino ad allora è divenuta, come ogni cosa 'rara', estremamente ricercata e costosa, e quindi remunerativa oltre ogni (lecita) misura per i suoi commercianti; così come quelle commerciali, le implicazioni politiche e legislative di questo stato di cose sono tutte talmente ovvie e prevedibili che non starò a ripeterle qui per l'ennesima volta, ma sono comunque un ottimo soggetto di riflessione per il mio lettore, sulla base di questo mio succinto excursus storico.
Per la Storia completa, consiglio ancora una volta l'opera di Jack Herer "The emperor wears no clothes", forse il testo più esauriente e dettagliato su questo argomento.


Ma torniamo alla immagine, alla figura del fumatore, che oggi osserviamo con questa consapevolezza "scientifica" riguardo gli effetti deleteri ed esclusivamente negativi delle "droghe legali", rispetto a quelli del potente farmaco universale (ca/na/pa = pa/na/c-e-a) proibito dalla forza della legge opposta a quella della ragione, contro il buon senso e il benessere comune. E' stato soprattutto il cinema, ben prima della televisione, a diffondere l'immagine del fumatore attraverso una propaganda continua, ininterrotta  e inesorabile delle droghe legali, che ha coinvolte praticamente tutte le generazioni di produttori, cineasti e attori a partire dal boom del cinema come 'arma di distrazione di massa', con la fondazione delle 'majors' di Hollywood e dello "star system".



Come ho spesso ripetuto nelle mie recensioni cinematografiche, il prodotto particolare, il marchio di fabbrica, nel cosiddetto 'product placement' non è mai stato determinante in questa annosa ed efficacissima opera di intossicazione massiva che attraverso la suggestione delle immagini, attraverso modelli di grande impatto emozionale e psicologico, ha diffusa l'abitudine alle peggiori droghe in circolazione nella vita quotidiana di miliardi di consumatori; e poco importa che fosse la Philip Morris o la R.J.Reynolds, la Martini&Rossi, la Cinzano o la Budweiser a finanziare il 'posizionamento del prodotto' nelle immagini viste dagli spettatori di tutto il mondo, i protagonisti dei films hanno sempre avuta una certa debolezza proprio per quelle stesse droghe legali del monopolio statale che nella vita reale hanno resi schiavi e malati miliardi di individui di ogni età, sesso, razza, classe sociale e religione.


Oggi possiamo guardare ai 'cowboys' come John Wayne e Gary Cooper, ai poliziotti -così come ai gangsters- dello schermo, come Humphrey Bogart e Robert Mitchum, e alle protagoniste muliebri di tanti film hollywoodiani come comuni tossicodipendenti, che invece di iniettarsi una droga la inalavano da piccoli cilindri di tabacco, arrotolato in un foglietto di carta e incendiato, oppure trangugiandola direttamente in una forma liquida (quella dell'alcool, non della nicotina); questa è una immagine forse meno romantica, ma sicuramente più onesta e realistica degli interpreti di tanti 'sogni commerciali', che hanno influito in vario grado sulla vita quotidiana di tutti noi semplici spettatori, generazione dopo generazione. Spesso gli attori non fumavano nemmeno nella vita privata, ma lo facevano per contratto, e in alcuni casi sono divenuti schiavi del tabacco per motivi professionali, per una abitudine presa sul set attraverso i personaggi che impersonavano e che dovevano infondere il fascino irresistibile del fumo nelle platee di tutto il mondo, assieme alla tentazione sempre viva, presente in ogni locale pubblico, dell'alcool.


Sicuramente i protagonisti della 'vecchia Hollywood' sono stati responsabili in qualche misura anche dei vizi assunti dai miei genitori, così come lo furono per i loro genitori quando la fascinazione del cinema era ancora più spropositata, prima dell'avvento della televisione e dell'"era dell'immagine", o "videosfera", in cui i protagonisti della 'nuova Hollywood' hanno fatta la loro parte. I fum-attori sono riusciti nell'intento dei produttori, nella propagazione universale di quelle abitudini malsane che creano di fatto una dipendenza fisica e psicologica a determinate sostanze tossiche, su un numero immenso di spettatori tra cui i miei giovani, innocenti e inconsapevoli genitori, che vedevano fumare sugli schermi tanti giovani, colpevoli e consapevoli protagonisti degli schermi grandi e piccoli, i quali di contro erano tanto belli, aitanti, sorridenti e pieni di  salute; almeno in apparenza.


Non so quanto abbia influito su di loro il contatto diretto con la "sostanza", cioè il fumo in forma passiva, attraverso i loro genitori, ma sicuramente questo funzionò perfettamente nel mio caso, in cui oltre le infinite 'suggestioni' del product placement cinematografico fu determinante l'intossicazione passiva che aveva luogo in tante case -e prima ancora, addirittura nelle sale cinematografiche- tra gli anni '60, '70 e '80, prima che l'idea stessa dei pericoli del fumo passivo sfiorasse le nostre menti affumicate...



Da tempo non fumo più le sigarette del monopolio, ho scelta una marca di tabacco 'naturale' che dovrebbe contenere meno agenti chimici di quelli utilizzati per le sigarette e, almeno a giudicare dall'aroma, direi che il processo ammoniacale delle fabbriche di sigarette, un trattamento che rende immediatamente bio-disponibile la nicotina e trasforma il tabacco in una droga pesante  ci viene risparmiato; per il resto, non ci giurerei, perchè non ho mai coltivata una pianticella di tabacco in vita mia, è una cosa illegale. 
Da tempo -un po' di meno- non fumo nemmeno più una sigaretta per avere soltanto la mia dose di nicotina, come fa in genere il tabagista incallito; mi sono reso conto che fumare carta e tabacco non mi piace, e che probabilmente non mi è mai piaciuto, malgrado la mia longeva tossicodipendenza 'legale'.
Per me quindi oggi i protagonisti di tanti films passati presenti e futuri, così come tutti i tabagisti, sono soltanto dei tossicodipendenti di serie B, schiavi del tabacco che osservo drogarsi sugli schermi con una certa, tiepida compassione, ricordando il me stesso del passato, cliente fisso (come un chiodo) della Philip Morris per venti o trent'anni...


Conoscendo le sigarette e l'alcool come le più diffuse tra le sostanze d'abuso, essendo commerciate legalmente e dovunque, e conoscendone per esperienza diretta gli effetti tutti invariabilmente negativi sotto ogni aspetto, non posso che provare pena per chiunque sia incatenato a questi vizi, che siano attori, lettori o dottori, così come provo un immediato senso di complicità amichevole nei confronti di chi utilizza la canapa e i suoi "derivati"; oggi tutti gli 'eroi di celluloide' pagati dalle majors per fumare sul set di tanti films mi appaiono come i personaggi di un mondo perduto, malsano, governato dall'ignoranza e dall'avidità; figure che per la loro stessa natura (altamente infiammabile, e quindi sostituiti nel 1954 da eroi di poliestere) sono pronti a svanire da un momento all'altro in una nuvola di fumo.

mercoledì 1 aprile 2015

Dolci ricordi mortali

Ho scoperto che esiste un sito interamente dedicato alle merendine italiane; si chiama merendineitaliane.it.
Su animamia c'è una lunga lista de "i cibi che hanno deliziato l’infanzia dei bambini italiani degli anni ’60 e ’70"; qui ho rivisti con una certa nostalgia tanti prodotti che hanno segnata la memoria della nostra infanzia e la nostra salute, mentale e fisica; quelli di cui ricordiamo ancora il jingle in tv, i colori, il profumo e il sapore; dal Cornetto alla Fiesta, dai Tic-tac alla Girella, dai formaggini Susanna ai Baci Perugina al Mottarello... (erede dello "storico" Pinguino, forse il più remoto dei miei ricordi alimentari)...
Cose che forse ebbero successo perché avevano un che di "genuino" nella loro industrialità, io ricordo ancora il sapore di certe merendine e credo che se potessi (e se volessi!) assaggiarne una oggi dovrei ammettere che malgrado tutto --ma proprio tutto-- avevo ragione a esserne goloso; sicuramente anche le fabbriche degli anni '70 erano meno "industriali" di quelle degli anni 2000, e anche se non assaggio roba simile ormai da decenni so che anche questo settore dev'essere peggiorato come tutti gli altri, solo per tenere il ritmo, per adeguarsi allo standard...

http://www.merendineitaliane.it/wp-content/uploads/Storia_01.jpg

Ma poi mi sovviene il trascurabile, e trascuratissimo dettaglio, che tutto ciò era veleno puro allora proprio come lo è oggi; leggendo un vecchio "Topolino" dei primi anni '80 ieri sono rimasto colpito ancora una volta dalla quantità e dalla qualità di "prodotti alimentari" con un target infantile che venivano pubblicizzati allora, quando la Mondadori aveva un contratto con il Burghy; oggi l'editoriale Panini pubblica pagine della McDonald's che regala i pupazzetti Disney assieme all'Happy Meal, un'altra trappola mirata alla fascia infantile che trascina con sé quella adulta grazie a qualche grumo di polivinile stampato e colorato... (e a quell'odore inebriante...)
Cambiano i nomi, come i personaggi dei films a cartoni animati, ma la "minestra" è sempre la stessa, e purtroppo non è mai minestra;
oggi so che lo zucchero raffinato, una droga a tutti gli effetti su cui era basata l'alimentazione "fuori pasto" durante l'infanzia, produce gravi danni al sistema nervoso, per non parlare di tutti quelli più -o meno- evidenti sul fisico; oggi so che la semola di grano duro è paragonabile all'eroina, per via delle sue narcoproteine (causa della celiachia in soggetti predisposti) e la sola idea di mangiare una cosa chiamata "colla" (glutine) mi mette un peso allo stomaco;
oggi conosco gli effetti dell'acrilammide, un composto altamente cancerogeno che si forma con la frittura ad alte temperature, ad es., delle patatine... Quella era la vera sorpresa!
Notiamo che Wikipedia Italia descrive i pericoli di questa sostanza nel dettaglio, evitando però gli esempi troppo ovvi che presenta ad es. Wikipedia English, dove invece compaiono tutti i tipi di patatine fritte in commercio (potato chips & french fries)

https://okayscuola.files.wordpress.com/

L'acrilammide inoltre compare su Wikipedia English nella tabella delle sostanze chimiche ad altissimo rischio elencata come cangerogeno mutogeno; non esiste una pagina equivalente nella versione italiana.

Oggi so pure che i latticini sono anche peggio delle carni, almeno per quanto riguarda il sistema immunitario, e che probabilmente producono sulle ossa un effetto contrario a quello noto e propagandato, ma certo è sempre più ripugnante vedere i cadaveri di tante creature venduti in ogni forma, con ogni sorta di travestimento, dal salamino baby all'hamburger di prosciutto, alle cose impanate, in modo da risultare completamente irriconoscibili nel colore, nell' odore e nel sapore, proprio come lo erano gli omogeneizzati quand'eravamo bebè, e proprio grazie alla panatura, con cui si accumula la mortale acrilammide, anche più dannosa;
formaggini, dolciumi, tortine di ogni tipo immaginabile o meno, miscugli indicibili di latticini e zuccheri, burro e uova, cose che fanno pensare alla beatitudine dell'ignoranza di quando si badava agli addittivi, ai coloranti e ai conservanti, che destavano la preoccupazione di tutte le mamme; che una fetta di gamba di maiale cotta non contenesse solfiti era certo un paradosso in termini, ma erano termini che si potevano tenere facilmente al di fuori del quadro sinottico mediatico, con la completa mancanza della 'informazione alternativa' che oggi proviene da internet; e la stragrande maggioranza dei consumatori continua a gravitare al di fuori di ciò che viene impropriamente definito "alternativo", e che in generale è molto più prossimo alla realtà dei fatti che riguardano la mafia industrial-alimentare e il racket dei farmaci ("big pharma") -ad es.- di quanto si possa permettere di essere qualunque testata giornalistica; 

http://www.hwupgrade.it/
(il rollino alla nocciola era il mio preferito in assoluto)

così, in breve quel moto nostalgico iniziale rivela la natura pessima di questo settore del mercato sempre all'avanguardia, sempre attento e pronto a rinnovare la propria immagine seguendo le correnti multimediatiche, quando milioni o miliardi di bambini adorano Peppa Pig ma continuano a mangiare gambe di porco ad ogni pie' sospinto, e i solfiti sono sempre l'ultimo dei problemi;
piccoli e grandi lettori di Paperino continuano a mangiare il parentado di Paperopoli arrosto, anche perché Nonna Papera continua a sfornare tacchini per il giorno del ringraziamento, e malgrado la loro dimensione inspiegabilmente ridotta io continuo a chiedermi a chi appartenessero quei corpicini fumanti serviti in tavola; e chi li ha sgozzati e decapitati...
E' vero, la Girella Motta degli anni '70 era qualcosa di irresistibile, qualcosa che resta indelebilmente impresso nella mente, e oggi basta sentirne l'odore (a distanza) per capire che non è proprio la stessa roba; ma la sua "bontà" di allora, forse davvero dovuta alla qualità superiore delle materie prime, non peggiora forse le cose in maniera esponenziale? Non perché non possiamo più mangiarla, ma perché ne abbiamo mangiate in quantità, ne siamo diventati schiavi, abbiamo sviluppata una dipendenza fisica al saccarosio e alle gliadine, non ne abbiamo letteralmente potuto fare a meno per decenni, inconsapevolmente; ed è tutto collegato, il 'peccato di gola' è qualcosa di trascurabile in un mondo di mangia-cadaveri, ma è il peggiore danno che si possa compiere contro sé stessi, puntualmente perdonato soltanto sulla base di una totale, vergognosa ignoranza; 
industrie Italiane come Motta e Alemagna (oggi Nestlè) e la Algida (Unilever) tra le altre, il cui successo multinazionale fu in gran parte dovuto al boom delle merendine degli anni '70 e '80, si sono vendute (e non sono state comprate) in virtù di tanta popolarità pagata caramente dai milioni di consumatori intossicati a vita dalle loro delizie simil-genuine, le stesse che hanno arricchiti i loro dirigenti oltre ogni misura, assieme ai produttori dei farmaci di sintesi.

Questi  consumatori sono gli stessi che oggi tengono d'occhio il colesterolo e l'ipertensione, che combattono contro la cellulite, le vene varicose e il cancro, spesso senza prendere nemmeno in considerazione l'idea di eliminare i veleni veri e propri che trangugia ancora quotidianamente; non perché li apprezzi particolarmente, o ne "vada matto" -- com'è inevitabile nel caso di un'overdose da glucosio-- così come accadeva per le tortine e i gelati quand'era bambino, ma semplicemente perché è abituata a consumare certi alimenti in luogo di altri; e una "semplice abitudine" non è qualcosa che l'utenza sembra predisposta a contrastare come potrebbe fare con quello che invece si definisce "vizio"; il fatto che le abitudini quotidiane dell'utenza moderna siano spesso più dannose dei suoi vizi non fa alcuna differenza in questo contesto, se non in termini squisitamente commerciali...

La nostra generazione è stata segnata da principio, e gravemente, in un periodo in cui il nostro corpo era in fase di formazione; soltanto oggi abbiamo un minimo di consapevolezza di tutto ciò che abbiamo subìto, con estremo piacere, durante quella delicata fase della nostra crescita in cui tante sostanze nocive hanno inficiata la normale evoluzione del nostro organismo in ogni sua parte, dallo scheletro al sistema nervoso, a quello immunitario, digestivo e circolatorio, fino all'epidermide... Siamo stati avvelenati da sempre, e spesso continuiamo a farlo in vario grado seguendo delle abitudini adottate nell'infanzia e mantenute nel corso dei decenni; possiamo forse incolpare qualcuno o qualcos'altro per tutti gli effetti collaterali di una dieta tanto scellerata che sono comparsi in età adulta, ma oggi non abbiamo scusanti per condannare le nuove generazioni a questo trattamento industriale delle masse consumatrici disegnato per la creazione di una utenza alimentare che sarà inevitabilmente composta di utenti farmaceutici e/o pazienti ospedalieri.
Io sono da anni un "vegano" convinto della bontà della mia scelta, ma fuori dal mio blog non tratto spesso di questo argomento, non dico come o cosa dovrebbe mangiare qualcun altro; vorrei però consigliare perlomeno cosa evitare, specialmente quando si tratta di bambini; tutto ciò che viene prodotto dal'industria alimentare specificamente per i bambini, corrisponde a ciò che i bambini dovrebbero evitare come la peste.
Se potessero farlo.

lunedì 30 marzo 2015

Profondo Blu-astro

Oggi MarineBio.org condivide su Facebook questa ottima fotografia di Ilan Lubitz:


con la didascalia "UFO"; JackDaw risponde con acume che: "Sono chiamati USO" (ovvero OSNI, Oggetti Subacquei Non Identificati) ma quando lo condivido nella mia "bacheca" (ahimé) aggiungo la solita didascalia che utilizzo per tutte quelle immagini della natura che richiamano immediatamente una struttura geometrica frattale; un neologismo personale che è anche titolo della mia galleria di 'arte frattale' su DeviantArt;


FRACTALIFE!

Penso che questo breve scambio di battute virtuali possa già suggerire qualcosa al mio lettore attento, anche se non conoscesse il famoso film di James Cameron a titolo The Abyss (1989); che (almeno) nove decimi dei fondali marini sono tutt'ora inesplorati, e in un sistema "planetario" composto per 3/4 di acqua questa ignoranza globale può fare quella differenza che separa lo "USO" (o OSNI) da un organismo tanto "alieno" quanto profondamente, e paradossalmente terrestre; molto più terrestre di tutti noi terricoli, è qui almeno dai tempi del Siluriano, attorno a 400 milioni di anni fa; ma, come sempre, sono soltanto parole a definire le due cose, e ogni possibile differenza o relazione tra loro; quello che vediamo nell'immagine è in effetti un nostro vicino di casa, ma sicuramente sono ben pochi gli individui al mondo in grado di fotografarlo, a differenza del vicinato umanoide, e bisogna ammettere che la sua alienità morfologica è finanche superiore a quella della mia vicina di casa, della quale non pubblicherò mai una foto su Facebook; e per questo il mondo mi sarà eternamente grato.
Questa è l'immagine di una (altra) ctenophora da Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Ctenophora#/media/File:Zooplankton2_300.jpg

che ribadisce perfettamente il concetto.
Se mai avesse un cervello o perlomeno un sistema nervoso centrale per elaborare qualcosa di simile ad un pensiero, e magari degli occhi per vedere, cosa penserebbe (anche) questa micro-meraviglia degli abissi, a proposito del gigante rivestito di gomma che le nuota accanto impugnando un apparecchio completamente ignoto? ...Che sia un UFO o, più correttamente, un USO?
Sono sempre e soltanto punti-di-vista. Da considerare.

Post virale

Il virus della stupidità esiste, la notizia è stata condivisa oggi su Facebook dal gruppo Exposing the Truth, assieme al link a questo articolo;

http://www.exposingtruth.com/half-us-infected-may-slowing-us/

purtroppo non si tratta di un articolo originale di Exposing the Truth, di cui sarebbe più che lecito dubitare date le sue tematiche "alternative", ma è il riassunto di questo estratto pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS), testata scientifica di grande prestigio, dove il chlorovirus ATCV-1, ritenuto responsabile di un "modesto ma statisticamente significativo" abbassamento in alcuni processi cognitivi tra cui la memoria e le facoltà senso-motorie, affligge quasi una metà (43,5%) dei soggetti (umanoidi) analizzati;
i ricercatori hanno già trovato il modo di sfruttare le caratteristiche dell'ATCV-1 proprio a partire dall'articolo completo in questione, al quale è possibile accedere per 2 giorni alla modica cifra di U$ 10.oo;  cosa state aspettando?

A notte inoltrata,  trovo su FB il post del gruppo March Against Monsanto che  pubblica il link a quest'altro articolo su Simple Organic Life:

http://simpleorganiclife.org/packaging-iq/
(SIC -- il refuso potrebbe essere stato causato dagli agenti menzionati nell'articolo stesso)

dove gli ftalati, esteri dell'acido ftalico utilizzati dalle industrie plastiche per elasticizzare i polimeri di cui sono composte molte confezioni di prodotti -alimenti compresi- e persino giocattoli, malgrado le controversie note a livello wikipedico, si rivelano colpevoli di una drastica diminuzione del quoziente intellettivo nei bambini nati da madri esposte a tali agenti; saranno sufficienti per sistemare quella scomoda parte dell'umanità che non ospita lo ATVC-1? 
Sappiamo -già dagli anni '50, quando il triticum durum o "grano duro" non era ancora stato inventato a colpi di raggi gamma- che il glutine è in grado di diminuire l'afflusso sanguigno nella corteccia frontale, e quindi in parole povere che meno sangue arriva al cervello di chi si nutre abitualmente di prodotti da forno e pasta; a questo punto della nostra giornata virtuale, che  sconfina comodamente nella notte virtuale del giorno dopo, abbiamo davvero poche speranze da condividere per quest'umanità istupidita, circondata da pericoli innominati, innominabili e spesso impronunciabili. L'uomo ha sempre, da sempre, il  peggior nemico che possa immaginare di affrontare in sé stesso. Se ne renderà conto prima che sia troppo tardi?
Ma quando è troppo tardi?