domenica 30 novembre 2014

W-T-F

C'è un solo giudizio che potrei esprimere a proposito di

Noah di D. Aronofsky (2014)

ed è il titolo di questo post.
Su un certo canale TV in questo periodo trasmettono le repliche di Willy il principe di Bel Air; che, parafrasando ancora Puffo Brontolone, è meglio.

martedì 18 novembre 2014

FlipPost

Prima di gettarlo, ho voluto immortalare questo schizzo:


che rappresenta l'intera fase creativa dedicata al concetto di "flip" (verbo to flip, voltare, girare) per un concorso su 99designs.com; la scelta di un carattere "bastone" (Futura Book/Black) simile a quello disegnato, la minima variazione della lettera "i" capovolta e l'impaginazione hanno richiesta (quella che ricordo come) una mezz'ora di tempo; upload, variazioni secondarie, totale un'ora di tempo; il design pubblicato su 99designs è risultato vincente, n.1 sulle 1013 proposte dei partecipanti, e scelto per rappresentare una collana di manualistica per il fitness, o roba simile; lo potete vedere ancora online qui:

https://d1g59660bd2z27.cloudfront.net/c8mwYtW2NfsJgzoOsKnvgsJOQJ4=/99designs-contests-attachments/37/37163/attachment_37163495
Mrs. Griesel (per inciso, ebrea di NYC e) autrice della collana, si è detta molto soddisfatta della mia opera per la quale ha sborsata la discreta sommetta di 450 U$ dollars; i "denari" (cifre virtuali all'interno di altri computers) sono stati molto rapidamente trasferiti sul mio conto Paypal, e utilizzati in parte per acquisti online, tra cui un (unico, ma) clamoroso errore commesso su Ebay; e questo merita un discorso a parte, perché le scarpe in generale meritano un discorso a parte. 

Le scarpe, così come in minor parte le calze, sono strumenti di una crudele tortura quotidiana, un supplizio atroce che potremmo ben definire autoflagellazione compulsiva, e perlopiù inevitabile per noialtri confinati nell'ombra delle Alpi; ne scrivo perché da poco ho sperimentata di nuovo la sensazione orribile di soffocamento, e un tipo di costrizione che sembra interessare anche la sfera mentale (per quanto paradossale possa sembrare) provata quando, dopo la breve e quasi-bella stagione, ho dovuto calzare i miei bellissimi scarponcini Demonia, l'equivalente di due scatole di cemento armato, ma in cuoio vegan (PVC).

Le scarpette da mezza stagione (inutili, come è noto...) acquistate online provenivano da un rivenditore Francese; all'interno, l'inevitabile marchio "made in PRC". Si sono rivelate un pessimo affare, e come predetto dai commenti controversi e contrastanti dell'utenza si sono rapidamente disgregate nel giro di una stagione; ma più in generale, le scarpe sono l'unico shopping che mi piace fare, solo perché è una cosa rara; internet ha estesa la vetrina del mercato a tutto il mondo, e puoi iniziare a comprare al mattino senza nemmeno alzarti dal letto; dopo un paio di settimane arriva il tuo pacchetto da qualche Paese del mondo, tutto regolare, merce intatta, la misura è giusta... e ti ritrovi con un paio di trappole mortali, come qualunque altro paio di scarpe mai comprate prima; non si tratta di qualità del prodotto, è l'azione stessa del portare qualcosa sopra i piedi, o meglio di tenere i piedi dentro qualcosa, che io considero una grave offesa al benessere generale dell'essere umano.


E la pensava così anche Hutch (Maurice Evans) il malcapitato amico di Rosemary Woodhouse
un uomo saggio, evidentemente

Le scarpe nuove sono una tortura duplice o triplice, e tra fiacche e cerotti piede e calzatura trovano un compromesso che può richiedere settimane o mesi di sconforto estremo. 
Gli stivaletti tipo "anfibio" comprati da un Californiano su Ebay portano il marchio Britannico Demonia UK, ma l'etichetta interna è la stessa del Francese: Made in China...
I Cinesi ci stanno comprando tutti, e a poco prezzo.

Il tempo, dicono, aggiusta tutto, ma grazie alla obsolescenza programmata (anche, e soprattutto) dei Cinesi questa realtà non è più valida nemmeno in questo settore; non appena le scarpe sono de-formate al punto giusto, comode come pantofole e decisamente sopportabili rispetto all'impatto iniziale, cominciano a cadere a pezzi, ed è il momento di buttarle. Il che è sempre stato vero in ogni caso, ma con qualche annetto di differenza rispetto a cose abominevoli, anti-animaliste, anti-ecologiche e del tutto insostenibili come le vecchie Doc Martens, che ho finalmente gettate nel cassonetto l'anno scorso... Dopo quasi un decennio.




Uno degli episodi più interessanti di Ted è quello di Rupert Sheldrake che attacca
l'establishment - o racket- della scienza accademica; e lo fa a piedi scalzi

Le uniche calzature che oggi sopporto volentieri sono le classiche DeFonseca, che dopo un'estate di turismo cittadino sono ormai delle vere ciabatte di pezza, sono consumate in ogni parte, e si tolgono facilmente. Ma ormai hanno le ore contate...
Le scarpe, come qualunque altro prodotto disponibile sul mercato globale, non valgono niente; per questo infatti si pagano con il denaro, il cui valore è completamente virtuale; cosa che ho constatata spesso in vita mia, e che si è resa oltremodo patente durante questa esperienza professionale online; in vario grado, lo stesso vale per ogni genere di bene che si possa considerare tale in quest'era di grandi mali, e questo esempio calzante, per quanto pedestre, valeva la pena di un post.

domenica 16 novembre 2014

Santa Muerte

Per il significato del titolo, V. qui.

E' vero, la prova d'attore di Albert Finney in

Under the Vulcano di J. Huston (1984)
☻☻

è notevole, e sarei anche disposto a credere che sia stata in qualche modo facilitata sul set, in modo da produrre un senso di ebbrezza veritiero anche per lo spettatore


perché pochi individui -se mai- sono apparsi altrettanto ubriachi in un film




ma la esuberanza del personaggio, nato dalla quasi-autobiografia di un Malcom Lowry, console Britannico rifugiato in Messico, 

ai piedi del Popocatepetl, come dice il titolo

finisce per essere anche l'unica cosa rilevante dell'opera di Huston, che è alquanto inconsistente, paradossalmente arida, dove il senso della tragedia incombente annega nel costante flusso etilico di cui vediamo gli effetti incarnati nella figura barcollante (o anche cadente) del protagonista, con il supporto funzionale quanto secondario di Jaqueline Bisset e Anthony Andrews; purtroppo non c'è molto da postare, oltre questa ambigua apparizione di Windows nella stanza di un bordello


una versione incruenta della corrida, dove il torero ha solo una coperta come arma

(e sembrerebbe essere Andrews)

e un cameo della nostra vecchia amica Sfinge del Gallio


Il film si svolge durante il Dia de los Muertos e perché lo chiamino così viene rivelato in questo film: infatti questo è quello che mangiano i bambini messicani durante la ricorrenza:


!!!

venerdì 14 novembre 2014

Cinema a catinelle

Per chiunque si trovi nel frangente in cui si trova attualmente il blogger, funestato da un mucchio di titoli disperatamente mediocri che spesso non meritano il tempo di un post, con l'urgenza di una dose massiccia di cinema vero e proprio, nudo e crudo, senza mezzi termini, consiglio volentieri


Kárhozat di B. Tarr (1988)
☻☻☻☻+

e il mio consiglio si estende alla qualità della visione, che sia possibilmente superiore a quella proposta da Youtube:


(ma è meglio di niente)

Dall'autore del memorabile Werckmeister Harmonies (2000) proviene questo film profondamente e intensamente Ungherese (che sappiamo ormai distinguere dal film di tipo Milano a prima vista)

(C'è un volto nascosto in questa immagine?)

per il quale vale tutto ciò che ho scritto lo scorso Febbraio a proposito dell'"ipnotico" e "superbo" film del 2000, un' altra opera cinematografica di rara purezza dove il carrello è ancora il vero grande protagonista e ancora più efficace qui nella esasperata lentezza dei suoi movimenti, che scansionano millimetricamente quadri fradici di una impressionante bellezza fotografica bianca e nera, creando una intimità più unica che rara tra l'immagine e lo spettatore;


anche grazie alla maestria del DoP Gábor Medvigy;
quella di Tarr è una limpida riflessione filosofica che ci appare come un impossibile fenomeno naturale, scrosciante come la pioggia che riempie ogni scena, un diluvio cinematografico; 


un nubifragio filmico, il cui carattere catastrofico lo rende consigliabile ad ogni serio cinefilo che ricerchi l'emozione del cinema al di sopra di ogni carattere particolare dell'opera; che è senz'altro molto particolare, e questo rende paradossalmente sublime l'universalità del suo messaggio, che non va ricercato, ma a mio parere richiede lo sforzo di lasciarsi impregnare, inzuppare, e possibilmente anche di essere sommersi e di fluire liberamente con la narrazione, al di sopra del fango delle strade che ci hanno portati fin qui.


Il Magiaro non è una lingua "facile" nemmeno all'ascolto, e questo handicap linguistico completa il paradosso sublime di una storia relativamente "brutta" (in senso lato), interpretata da facce non esattamente hollywoodiane, su sfondi di uno squallore surreale, e dove la bellezza dell'insieme appare a tratti insostenibile, una vera emozione metafilmica il cui mistero -riflesso del mistero personale che rappresenta l'Autore (V. post prec.) - è una tragica riduzione del mistero umano, di cui quest'opera è uno dei rarissimi esempi recenti che dimostrino, in quanto opera umana, come esso valga tutta la pena di essere indagato; oltre ad essere un film da vedere (e sentire) Kárhozat è uno dei pochi film il cui finale vale tutto il film, e in questo caso non è davvero poco:


anche se non sapremo mai il nome dell'occasionale controparte canina, un vero talento naturale.

Un film di solennità morbosa e gloriosa decadenza, una vera esperienza audiovisiva e intellettuale che per il blogger è una conferma definitiva del genio di Tarr e la promessa di nuove grande emozioni, dovute solo alla mia ignoranza relativa all'Autore. La mia watchlist si allunga...

Una curiosità in omaggio, ecco come si scrive "polizia" in Magiaro:

non oso immaginare come si pronuncia

giovedì 13 novembre 2014

Titoli

The Rover di D. Michôd (2014)

è la solita solfa post-apocalittica, un lungo viaggio nell' inferno piatto e vuoto che di fatto è l'Australia; la presenza di ben due protagonisti, un Guy Pierce rabbioso e Robert Pattinson nel ruolo del mentecatto, non riempie abbastanza questo incredibile continente desolato, che già ai tempi di Mad Max si era scoperto lo sfondo ideale per un'ambientazione post-nucleare, post-epidemica, o qualunque cosa si possa aggiungere a "post", cosa che è particolarmente utile nel caso di un blog;

tra un ammazzamento e l'altro, lungo un percorso narrativo piuttosto vago, non c'è molto da vedere:



che non è proprio niente


ma non è molto comunque;

questa esperienza filmica di estrema piattezza è impreziosita da una colonna sonora di paradossale grande profondità, a cura di Mr. Antony Partos; purtroppo non c'è altro da segnalare; 
il film si conclude con Guy Pierce che seppellisce un cane; 



è la stessa scena che ho vista pochi minuti dopo, all'inizio di


Tyrannosaur di P. Considine (2011)

dove la bestiola in questione viene uccisa con un calcio dal protagonista, il suo "padrone", un avanzo di uomo della strada interpretato dal bravo Peter Mullan, nell'ennesima storia di solitudine, malessere, malattia e birra; qui l'accento fortemente Aussie viene sostituito da quello non meno incomprensibile dei sobborghi di Leeds, dove si consumano i fatterelli e i fattacci che costituiscono la miserabile esistenza di Joseph e della sua occasionale amicizia femminile; 


questo film mi ha ricordati altri recenti titoli neo-realistici del cinema Britannico in cui birra, droghe e violenze si consumano abitualmente su sfondi di un miserabile squallore senza vie di fuga, e dove il cinismo dei protagonisti viene esasperato dalle loro condizioni di estrema precarietà; 
dal bambino di This is England (2006), ai mostri adolescenti di Eden Lake (2008) fino al personaggio passatello di Tyrannosaur, tra gli altri, abbiamo visti svariati casi umani con l'unico denominatore comune del disagio, della rabbia repressa, dell' indigenza e dell'indifferenza che sfociano puntualmente nella violenza dipinta a tinte forti e veraci nei vari quadretti della moderna Inghilterra; nessuno si chiede mai il perché di questa simpatia particolare dei produttori per tanta miseria, tanto squallore fisico e morale, tanta bruttezza, forse perché dal cinema non viene mai offerto qualcosa che tenda all'ottimo e al sublime, in nessun caso, al di fuori dell'universo Marvel e di Matthew Barney; i rarissimi casi del passato suggeriscono quale potrebbe essere l'effetto di questa improbabile contro-tendenza che ovviamente sortirebbe un effetto contrario a quello prodotto qui, e che nell'insieme io definirei scoraggiante; potrebbe mai esistere un motivo per cui qualcuno, tra chi investe decine o centinaia di milioni nel cinema, vorrebbe mai produrre qualcosa che si potrebbe dire incoraggiante per il pubblico?

Dall'autore dell'ottimo Los Cronocrimenes (2007) arriva


Open Windows di N. Vigalondo (2014)

dove il principio hitchcockiano del voyeur coinvolto in un crimine viene proiettato nel mondo telematico e ben oltre i limiti della verosimiglianza, con qualche caduta disastrosa sul piano logico-narrativo e parecchi sbandamenti lungo il percorso; la ibridazione etnica del prodotto, dovuta alla presenza del perennemente apprensivo Elijah Wood, aggrava la situazione, resa drammatica dalla ex-pornostar Sasha Grey; ma dubito che questo film sarebbe stato meglio con Nicole Kidman; o chiunque altro;


voglio però annotare questo a proposito, non avendo mai sentita nominare. e tantomeno veduta Miss Grey prima di questa mediocre occasione, ho immediatamente provata una repulsione istintiva nei suoi confronti, un genere di disprezzo che va oltre la media delle attrici non-pornografiche in circolazione, e di cui pure la professione sottintende ogni possibile attività "trasgressiva"; il che è un modo molto raffinato per dire che "ce l'ha proprio scritto in faccia". E non è niente di buono. 

venerdì 7 novembre 2014

capture

Una notizia condivisa dal gruppo March Against Monsanto su Facebook oggi è quella di Healthty Holistic Living che dice


IL SUCCO DI ANANAS E' 5 VOLTE PIU' EFFICACE DELLO SCIROPPO CONTRO LA TOSSE


dove si dice che:
un bicchiere di succo di ananas contiene quasi la metà del fabbisogno giornaliero di vitamina C, oltre a contenere manganese, che massimizza l'assorbimento del calcio, è coadiuvante nel metabolismo dei carboidrati, e mantiene la funzionalità nervosa; l'articolo prosegue con le proprietà anti-infiammatorie della bromelina, per poi evidenziare il suo potere contro i sintomi da raffreddamento, consigliando il succo puro assieme a zenzero, limone, (miele) e pepe;

quest'ultimo (Piper Nigrum), "re delle droghe" è un rimedio tradizionale dell'Ayurveda, di cui leggiamo qui: "...la piperina, l'alcaloide contenuto nel pepe, rende la spezia stimolante, tonica e stomachica e, stimolando la secrezione di succhi gastrici, facilita il processo digestivo e agevola l'assorbimento dei nutrienti traendo il massimo beneficio dal cibo ingerito. Sconsigliato in caso di gastrite, ulcera o emorroidi perché irrita le mucose.  Un effetto del pepe nero è anche quello di stimolare la termogenesi, per questo è considerato un ottimo coadiuvante nelle diete dimagranti e per combattere l'obesità.  Il pepe nero ha inoltre proprietà antisettiche, espettoranti e persino afrodisiache. Questa spezia sarebbe preziosa anche per combattere la depressione, sembra infatti che la piperina stimoli la produzione di endorfine nel cervello e agisca come un antidepressivo naturale.  L'utilizzo del pepe nero è molto diffuso anche per uso esterno: la piperina che contiene sembra efficace nel combattere la vitiligine, nei centri benessere è usato nei trattamenti eudermici e per massaggi muscolari e rilassanti, mentre un bagno con essenza di pepe nero stimola la sudorazione e contribuisce alla depurazione dell'organismo. Anche in caso di contusioni il pepe nero può risultare un buon rimedio naturale per togliere il gonfiore e diminuire il dolore con degli impacchi freddi."
(http://www.cure-naturali.it/pepe-nero/2267)

The Rawfoodfamily pubblica questo:


I migliori antidolorifici naturali:
AGLIO (olio contro il mal d'orecchi)
CHIODI DI GAROFANO (mal di denti e infiammazione delle gengive)
ACETO DI MELE (bruciore di stomaco)
ZENZERO (dolori muscolari)
CILIEGE (dolori articolari, emicranie)
CURCUMA (dolori cronici)
MENTA (dolori muscolari)
ANANAS (gonfiore, gas)
ACQUA (dolori da contusioni in generale)
BIETA (dolore ai seni nasali)
MIRTILLI  (infezioni della vescica e del tratto urinario)

come abbiamo appena visto, l'ananas non è utile soltanto contro il gonfiore addominale, e come c'è la bromelina nell'ananas che funziona contro alcune infiammazioni, così c'è la curcumina nella curcuma, la peperina nel pepe, etc. etc.; come ricorda la tradizione dei nativi Americani, per ogni malattia c'è una pianta in grado di curarla, e questo principio è ben chiaro ai veri Indiani (che abitano in India) che tra l'altro hanno dei veri dottori, che guariscono la gente invece di vendere loro farmaci; e lo fanno ovviamente con le erbe, che contengono i principi attivi non-sintetici e completi di ogni "eccipiente" naturale; lo fanno con i vegetali, e come è facile intuire chi si nutre di vegetali si cura contemporaneamente, anziché intossicarsi ogni giorno. 
Chi si dedica al veg(etari)anesimo scopre il paradiso terrestre, il giardino dell'Eden ricolmo di delizie e meraviglie, che esiste fuori dai confini della città; nel contempo, ha consapevolezza dell'inferno che è sinonimo di dolore, prigionia, malattia, abuso, e morte, causate dall'industria alimentare con i suoi allevamenti sterminati e con la sua clientela destinata a un lento inesorabile degrado di ogni funzione vitale, a partire da quelle intellettive, e a un altro settore infernale dell'industria che è quello farmaceutico;

ma intanto è sabato, e assieme alle proprietà terapeutiche dell'ananas ho scoperto lo Strumento di Cattura di Windows Vista, come si può vedere.

lunedì 3 novembre 2014

Gli invedibili

Due films che non sono riuscito a guardare:

Autómata di G. Ibáñez (2014)

che si riassume nell'aggettivo phony; e 

We are what we are di J. Mickle (2013)

per il quale non sto a cercare un aggettivo; non sono riuscito a vedere nemmeno

Detektiv Downs di B. Breien (2013)

(dove il detective del titolo è affetto dalla sindrome di Down) ma questo soltanto perché il film è recitato in Norvegese, e sul web si trovano sì dei sottotitoli in lingue meno ostiche, ma non meno straniere per il blogger; una visione forse rimandata; 
invece questa sera ho visto finalmente

Hercules di R. Clements, J. Musker (1997)

che a quasi vent'anni dalla sua uscita sembra essere un film di cent'anni fa, è una delle peggiori produzioni Disney mai viste, e l'unico motivo per menzionarlo oltre al salto del sasso erculeo qui sopra, che ci rimanda, balzellon balzelloni , al post di questa notte, è la rappresentazione del semidio "from zero to hero", dove la divinità viene dipinta in termini alquanto mondani; addirittura hollywoodiani:


le impronte nel cemento


la bevanda firmata


le scarpe "allusive"


i soldoni


anche in versione "express"


il merchandising


gli autografi


per una folla di "fans" ricalcata su quella psicotica (e muliebre) affetta da beatlesmania;


così viene raffigurata la fama e la gloria di quello che non dovrebbe essere un semplice divo, ma un dio; ovviamente questo non fa alcuna differenza in un prodotto hollywoodiano, e specialmente in questo prodotto dal gusto marcatamente kosher; speriamo che ne faccia qualcuna nella mente dei piccoli utenti multimediali che si ritroveranno a guardare questa roba. 

La morte splende nei cieli:


domenica 2 novembre 2014

I 4000 giorni*

*http://www.imdb.com/title/tt1065073/trivia?item=tr1981817


Boyhood di R. Linklater (2014)
☻☻☻☻

è un  film da vedere; che mi risulti è anche uno dei pochi, tra quelli usciti recentemente; ciò che si può trovare qui tra la prima 


e l'ultima sequenza

(dove si sfonda la quarta parete in questo fotogramma)

è molto più di quanto si veda e si senta durante l'esperienza filmica, prodotta durante i 12 anni cruciali della "gioventù" del titolo, così come nelle quasi tre ore della proiezione lo spettatore adulto troverà di che riflettere senza prestare particolare attenzione alla propria attività introspettiva; il film fluisce come solo i film di Linklater possono fare, e durante questo lungo istante che rappresenta quasi l'intera vita dell'attore protagonista abbiamo la possibilità di guardarci allo specchio attraverso le epoche; 
Patricia Arquette as Mom è una grande professionista, e la presenza familiare dell'interprete della saga di "Before" Ethan Hawke (as Dad, e potenziale erede del progetto) completa un quadro sontuoso e vibrante nella sua semplicità, dove l'autore mantiene la propria essenzialità stilistica proiettandola oltre il tempo e lo spazio del set; un grande ritratto della "America" contemporanea, in uno dei migliori titoli del 2014. 
Linklater si riconferma, dopo qualche dubbio --ma anche dopo un vero capolavoro del cinema come Before Sunrise-- uno dei più interessanti autori del cinema statunitense, una sorta di versione "soft" del genio cinematico Texano incarnato da Matthew Barney.
Ancora una volta l'intimismo essenzialista di Linklater con le sue "vite quotidiane" sfiora le più alte vette della cinematografia, qui attraverso il tema della "formazione" che per tutti noi prosegue verso l'ignota destinazione della forma. Una nota merita anche il protagonista Ellar Coltrane, la cui ordinarietà e spontaneità sono indispensabili all'insieme; è senz'altro lui il ragazzo che tutti noi potremmo esser stati, in qualche film del passato. 
In Texas.

Si consiglia molto vivamente la versione in lingua originale.

Sole da cani

Oggi ho avuta una prova visiva che conferma i miei sospetti, a proposito della reale conformazione dell' organismo "Gea", altrimenti detto "Terra"; queste immagini sembrano comprovare l'esistenza di una "sfera celeste" distinta da quella "terrestre" o "terrena", e probabilmente a causa del denso particolato in sospensione, lasciato nel cielo in forma di "chemtrails" da numerosi aerei nel primo pomeriggio, è visibile quello che sospetto essere l'involucro trasparente, il corpo stesso della sfera, che in queste particolari condizioni riflette la luce solare in un punto che si potrebbe aggirare attorno ai fatidici 100 kilometri; questa è l'altezza stimata da qualcuno oltre la quale si incontra la "sfera" stessa, possibilmente di un materiale vetroso, di cui vediamo chiaramente qui le proprietà riflettenti


Questo fenomeno è definito "parelio" (Sun dog per gli Inglesi) la cui comparsa viene attribuita "alla rifrazione della luce solare da parte dei piccoli cristalli di ghiaccio sospesi nell'atmosfera e che solitamente costituiscono i cirri." (Wikipedia); possiamo accettare questa definizione, pur sapendo che in questo caso sono più probabilmente delle particelle non-ghiacciate a provocarlo, ma quella che ci interessa è la ovvia affinità del fenomeno con una aberrazione ottica sferica, per cui la luce non viene semplicemente riflessa in punti casuali, ma ad una distanza e con una curvatura che disegnano l'esatta circonferenza della "sfera celeste" per intero, e non come dovrebbe apparire secondo la teoria del "pianeta" sospeso nello "spazio", ovvero riflessa sulla fascia esterna della "atmosfera"; il fenomeno è raro ma è stato osservato più e più volte in passato, anche se la sua particolare conformazione non sembra mai aver insospettito nessuno riguardo il motivo di un simile "riflesso" sferico attorno al Sole e non attorno alla "Terra"!!


Non so quali auspici si traessero in passato da questa peculiare apparizione celeste, per quanto mi riguarda è una prova abbastanza tangibile da portarmi a pensare che la derisa "cosmogonia cellulare" di Tidd sia molto più prossima alla nostra realtà di qualunque altra descrizione scientifica universalmente accettata oggi.
Il che mi dà altro da pensare.