martedì 18 marzo 2014

Flusso visivo


山椒大夫 /  Sanshô dayû di K. Mizoguchi (1954)
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non è nemmeno paragonabile, a mio modesto parere, al capolavoro di Mizoguchi visto poco fa, a titolo Ugetsu (1953); la maestria del fotografo Kazuo Miyagawa è sempre notevole, e promette un'esperienza cinematograficamente intensa





il cast è all'altezza della situazione


e il tocco solenne  di Sensei alla regia è ancora potente, nella narrazione di due disgraziati eredi di una nobile casata decaduta, rapiti e ridotti al giogo dal diabolico Intendente Sanshô, che tratta i suoi lavoranti come bestie e marchia i fuggitivi con il ferro rovente; ma la "magia", il quid indefinibile che caratterizza l'opera precedente, non è avvertibile qui in alcun momento, e malgrado la bellezza lirica della messinscena e il coinvolgimento emotivo nel seguire vicende tanto tragiche, nell'insieme il film risulta tanto paradossalmente "Occidentale" da obnubilare la qualità precipua di Ugetsu, che è appunto la estrema giapponesità. Al blogger cinefilo conviene procedere a ritroso nella filmografia di Sensei, e infatti il prossimo titolo nella lista è Saikaku ichidai onna (1952) ...

Per la sola presenza del torbido personaggio di Mads Mikkelsen, grande protagonista di Valhalla Rising (2009) En kongelig affære (2012) e Jagten (2012) che qui affronta la difficile eredità di un personaggio letterario e cinematografico universalmente famoso, ho vista la prima puntata di


Hannibal (TV Series - 2013/2014)

una ricostruzione dei fatti precedenti il primo episodio filmico (Manhunter, 1987, tratto dal romanzo Red Dragon) ma successivi allo squallido, dozzinale prequel di Webber Hannibal Rising (2007) ovvero sulle favoleggiate, vecchie (ma ambientate ai nostri giorni, e quindi anche stranamente anacronistiche) vicende che portarono all'arresto dello "psicopatico puro" e antropofago misantropo Lecter, con il poco convincente Hugh Dancy nel ruolo che fu in origine del più apatico William Petersen nel film di Mann, e poi di Ed Norton in Red Dragon (2002) 



l'episodio n. 1 basta e avanza per farsi un'idea della qualità dell'opera, e quindi interrompere la visione da subito; ma se qualcuno tra i miei lettori si chiedeva ancora come poteva apparire il diabolico dottore mentre si nutriva delle sue vittime


opportunamente preparate in cucina

qui abbiamo un fotogramma in cui è immortalata la mia impressione, 


che se le mangiasse molto lentamente, e con molto gusto.

Roba inguardabile, come del resto sembra essere tutto quello che non guardo in TV e che, come spesso accade per la roba di basso livello mi arriva confezionata in un file video HD impeccabile, e con alcuni inserti pubblicitari on-screen intollerabili, come quello che in questo fermo immagine si staglia su uno scenario pregno di memorie kubrickiane:


Pronti all'Amore Cannibale?
Tragico. Mico.

Fortunatamente, seguendo la "onda nera" che ha trasformati vari personaggi Marvel in "fratelli" Afro, compreso "il più bianco degli dèi" Nordici in Thor, qui ritroviamo il vecchio, pingue Laurence Fishburne, famoso nel mondo come Morpheus


(as Jack Crawford)

e, altrettanto tragicomicamente, possiamo rifugiarci fra le sue braccia.

Ovviamente, la critica televisiva USA è entusiasta; il giudizio medio è amazing.
Poveretti.

domenica 16 marzo 2014

Kansainvälisen tason työnä

Che ovviamente significa "opera di livello internazionale", ma per chi ancora non sia ancora abbastanza fluente in  suomen kieli, ci riferiamo qui a


Leijonasydän di D. Karukoski (2013)

efficacemente riassunto da IMDB: "neo-nazista si innamora di una donna che ha un figlio di colore e si trova a combattere dei sentimenti conflittuali"; e non solo quelli:


il film di Karukoski è in effetti un'opera di ottimo livello tecnico e tutto il cast è efficace, ma mi trovo d'accordo con Veli-Pekka Lehtonen dell' Helsingin Sanomat che lo definisce giustamente naiivina, non saprei descriverlo meglio; 


Leijonasydän è soprattutto una rara occasione per apprezzare i dialoghi di una lingua tanto esotica per l'orecchio Italiano, la quale suona ugualmente esotica malgrado la maggioranza dei film in lingua originale che passano per il computer del blogger; basti dire che "cinematografo" in Finnico è elokuvateattereissa; se non riuscite a immaginarvi i dialoghi di un intero film parlati in questa sorta di elfico-protonormanno dai suoni primordiali, guardatevi questo -- In ambito linguistico, devo almeno annotare che uno dei termini più ricorrenti nel copione, vittu, è una delle imprecazioni più comuni in Finnico, e si riferisce in origine (anticamente) ai genitali femminili, così come l'altrettanto popolare reva ma, come possiamo leggere su Wikipedia il termine si presta alle più pittoresche coloriture, cosa che i personaggi del film non possono evitare per due battute di seguito:


"Vittujen kevät ja kyrpien takatalvi!"

(non avrei mai immaginato di poter scrivere una cosa simile)
Se proprio vi scappa di dirlo, usate kettu, che ha un suono simile ma significa volpe.
O anche pottu, che significa patata. 

Tra l'altro ieri ho anche cercato di vedere


I, Frankenstein di S. Beattie (2014)

ma l'australianità americanizzata della cosa mi ha sopraffatto ben presto; per me i mostri volanti di pietra che sputano fuoco sono stati la proverbiale goccia nel proverbiale vaso:

sabato 15 marzo 2014

Cinedomenica

Dopo essermelo trovato, a sorpresa, tra gli interpreti di The art of steal, questa sera mi ritrovo Matt Dillon


e non è un gran sorpresa, anche se è baffuto  e opposto all'ancor più baffuto Willem Dafoe


in questo poliziesco quasi-verista messo insieme con delle cronache anni '80 -quando tutti portavano i baffi- ambientato nella florida Louisiana


Bad Country di C. Brinker (2014)
con Tom Berenger che fa il super-cattivo


e la prevista doccetta di sangue finale;


sembra incredibile che in Louisiana si possano girare dei film così tiepidi

il titolo di lavorazione del film era Whiskey Bay -- riferito alla rete fluviale di New Orleans;


qui la presenza scenica del liquore ci ricorda perché i poliziotti dei films sono sempre tanto coraggiosi; e una bella sigaretta è il minimo indispensabile, con il mio whiskey di malto; la cosa migliore del film:


il film sarà distribuito il 23 marzo, e posso sconsigliarlo per tempo al mio fortunato lettore; chiunque egli sia;
in memoria del regista recentemente scomparso, e sperando in un Clooney "umano" e spassoso come quello di The Descendants (2013) questa sera vedo finalmente 


Up in the Air di H. Ramis (2009)
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che per inciso significa "Su per il Cielo" (in riferimento alla attività di "terminatore di rapporti lavorativi" del protagonista), appartiene al genere commedia romantica -o romcom- con quello che mi pare l'unico "divo" adeguato a questo tipo di produzione oggigiorno, e non sarà certo questo titolo a farmi cambiare idea sul sotto-genere, ma l'intelligenza di Ramis, autore di un capolavoro come Groundhog Day (1993) e di un film-icona degli anni '80 come Ghost busters (1984) qui ci lascia con l'impressione che tra le tante chiavi di lettura di una vita quella che la può trasformare in un copione romcom non è nemmeno la peggiore; senza contare che, trattando di licenziamenti di massa in questo periodo immortala un momento storico degli USA in cui solo i licenziatori di professione se la passano bene; e chi li interpreta sullo schermo;

Clooney è bravo, sempre simpatico


ma temo che quello di Descendants sia un caso unico nella sua filmografia


e comunque, il film nel suo insieme appare incredibilmente "anni '2000".
E' il primo film in cui sento il nome Google usato come verbo, nel dialogo fra Clooney e la Farmiga:
"You're so cool... mr. empty backpack!"
"You know about my backpack?"
"I googled it"

mercoledì 12 marzo 2014

Robokong


孔子 (Kong Zi) di H. Mei (2012)
☻+

 con quello che credo sia l'unico attore Cinese famoso da queste parti, Chow Yun-Fat (Il Monaco) che interpreta Kong Qui (Zhong Ni) chiamato dai discepoli anche Kǒng Fūzǐ (Maestro) da cui la famosa maccheronizzazione, o volgarizzazione gesuitica, in Confucio;













come è evidente dalle immagini, c'è parecchio da vedere, ma il film non è esattamente memorabile, né riesce ad esaltare la figura del "maestro della Cina", il cui insegnamento più raffinato sembra essere "non seppellite vivi i bambini con il loro re", proposta che all'epoca era qualcosa di rivoluzionario, mentre sembra che oggi la maggioranza dei Cinesi abbia mantenuta la linea moderata del confucianesimo, almeno riguardo i bambini e i loro re; 


Questo tizio mi ha data l'impressione di essere un napoletano che passava di lì per caso.
Film ligneo; smaltato, ma non brillante.

Il titolo del post è ispirato al Confucio Respirante dello scultore Zhang Huang:

http://www.technologyreview.com/blog/mimssbits/files/79446/giant_confucius.jpg

lunedì 10 marzo 2014

Cannes...

Rieccoci; come si dice da queste parti, "nelle canne", in luogo del canonico ginepraio; per qualche motivo, quando si parla di questo regista la palude incombe sullo scenario con tutta la sua paradossale ironia che soltanto noi Italiani possiamo apprezzare:


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dal regista del capolavoro immortale completamente ambientato -guarda caso- in un canneto, il parabolico, demoniaco, vorticoso, meta-cinematico Onibaba (1964), un omaggio denso e intenso a Sensei Mizoguchi


autore fra gli altri di quello che ho definito poco fa un film inestimabile雨月物語 (Ugetsu Monogatari, 1953); nella forma canonica del film-intervista, sentiamo parlare i colleghi di Sensei



dai produttori ai tecnici agli attori, fino al mio nuovo eroe cinematografico Kazuo Miyagawa, DoP di Ugetsu e di Rashomon (1950) di Kurosawa, che vedo finalmente in volto:


mentre parla della lavorazione del film e dei problemi per ottenere gli sfondi grigio scuro di una certa pittura Cinese, impresa che a suo parere non riuscì completamente; ma i motivi per vedere questo doc riguardano tutti gli aspetti possibili del mondo del cinema, in cui Mizoguchi trovava rifugio dai suoi -altri- demoni personali, in primis le donne di malaffare, con tutto ciò che poteva conseguirne


e il saké; in questa collezione minima ho raccolte con le immagini alcuni sottotitoli che possono incuriosire abbastanza il lettore anglofono per indurlo alla visione:








Dulcis in fundo, quello che viene definito


il suo pitale o pappagallo da set preferito; perché i registi seri non hanno tempo per andare in bagno.

Un documento prezioso, che consiglio a tutti gli amanti del cinema. Compresi quelli che non conoscono Mizoguchi; del resto io stesso ho scoperto da poco la gloria di Sensei attraverso Ugetsu, che è il suo film più famoso in Occidente, ma ho ancora una intera filmografia da esplorare; il prossimo titolo sarà 山椒大夫  che da noi è L'Intendente Sansho.