martedì 16 giugno 2015

Gatti e banane

Non è come "Cani e limoni", perché sappiamo quanto sia sviluppato l'olfatto dei canidi, e quanto acido citrico e ascorbico ci sono nei limoni... E' una reazione strana quella di molti gatti di fronte a una banana, o anche soltanto alla sua pelle; su Youtube ne abbiamo diversi esempi:


Per certi versi divertente, ma non di meno strana; molti gatti sembrano impauriti, o sconcertati, altri sono semplicemente attratti o incuriositi; il motivo di questo interesse anomalo e di queste reazioni stravaganti?
Abbiamo almeno due indizi "scientifici" a proposito: il primo è che i gatti vedono uno spettro della luce che noi non vediamo; come la gran parte delle specie non-umane, è vero, ma già dalla conformazione delle loro pupille possiamo capire che la cosa li riguarda in modo particolare;
il secondo indizio viene dalle banane, che durante la maturazione emettono un gas, l'etilene, la cui presenza si rende ovvia nel giro di pochi giorni, quando la banana è matura e tutti gli altri frutti nel cestino sono marci;
la mia ipotesi a questo punto è ovvia, che i gatti vedano il gas scaturito dalla banana -o dalla buccia- il quale è più intenso e più e copioso che in ogni altro frutto, come dimostra il loro effetto rapido di "maturazione osmotica".

Una delle cose più belle e strabilianti che abbia mai viste in vita mia è stata la reazione di un gattino di poche settimane, messo di fronte ad una vasca da bagno piena di acqua calda; nei suoi occhi c'era la pura meraviglia che soltanto un cucciolo di gatto può esprimere tanto eloquentemente, senza parlare dei suoi commenti sonori; dopo aver visti questi filmati, posso dedurre che quella reazione meravigliata e meravigliosa fosse dovuta più alla visione del vapore che non del liquido, e che i gatti hanno una sensibilità particolare per quelle forme sottili che per l'occhio umano sono vaghe, o del tutto invisibili. 
Una delle cose più spaventose che abbia mai viste è stata la reazione di quello stesso gatto, ormai adulto, di fronte ad una minaccia che per me era completamente invisibile, mentre per lui al contrario era ovviamente molto concreta e molto vicina, ai piedi del mio letto; quel gatto era una vera belva, un tipo poco raccomandabile, e non aveva paura di niente e di nessuno, o così credevo fino a quel momento. Non dimenticherò mai la sua espressione atterrita, il pelo irto, la coda gonfia, il suo soffiare e le sue grida di terrore, mentre osservava con gli occhi fuori dalla testa un punto preciso appena sopra di lui.
Tutti gli animali vedono e/o sentono cose che noi non vediamo e/o non sentiamo; è mia opinione che ci siano forme di vita non meno concrete dei gas nell'aria che respiriamo, che è di fatto una miscela di gas; che siano entità di cui forse, tutto sommato, è meglio non sapere altro...
Riguardo poi il motivo per cui i gatti dovrebbero vedere l'etilene prodotto dalla banana e non quello di altri frutti climaterici (che maturano anche dopo essere stati colti) come pesche, mele, kiwi etc. etc., è per me un vero mistero, a meno che non si tratti della sua quantità; oppure, nessuno ha ancora provato ad avvicinare una pesca ad un gatto per fare un video per Youtube? Nemmeno in Giappone?

...come non detto...



ADDENDUM (del 23.08); dopo una settimana, scopro che esiste anche una teoria vibrazionale dell'olfatto, per cui "la caratteristica olfattiva di una molecola è dovuta alla frequenza vibrazionale nello spettro dell'infrarosso", una teoria controversa che si oppone a quella 'tradizionale' secondo la quale è la forma assieme alle "dimensioni molecolari e funzionali di gruppo" a determinare l'odore percepito. Senza nemmeno menzionare il fatto che per me sono entrambe valide finchè non si dimostra il contrario in ambito sperimentale, la cosa si fa interessante trattando di una specie che potrebbe vedere "oltre il rosso" cioè in una fase vibrazionale tra "rosso" e "violetto" (infrarosso), così come oltre il violetto (ultravioletto) nella stessa fase teorica che per l'uomo corrisponde al buio totale.
Alla fine quello che davvero vedono loro non lo sappiamo, ma quello che ho visto io, e ricordo bene, posso dire di 'saperlo'.

lunedì 15 giugno 2015

The Black Lodge*

Sono un discepolo di Guénon; non potrei mai rinnegare l'insegnamento del mio antico Maestro perché considero i simboli della Scienza Sacra i veri pilastri di questo mondo, e so che questa è la verità malgrado siano in pochi a conoscerla al di fuori delle logge; ma anche dentro;
su Facebook "mi piacciono" decine di logge massoniche di tutto il mondo, ho coscienza della bontà dei principi massonici, malgrado tutto; e intendo dire TUTTO;
ogni giorno aggiungo qualche nuova loggia alla mia collezione virtuale; oggi è il turno della California Grand Lodge of the Universe; questa è la loro pagina su Facebook:


C'è qualcosa in questa pagina che mi riguarda molto da vicino; è il mio nome di battesimo, abbreviato come sono solito fare; qui l'acronimo GLUCA è quello di Grand Lodge of the Universe CAlifornia;
si può dire "il caso", ma questo si può dire di tutto; 
in qualche modo tutto è un "caso", oppure una "coincidenza", perché di tutto si può fare un caso, e infine tutto coincide; in un modo o nell'altro; 
i significati del mio nome, o meglio dei miei nomi, sono tanti, e riguardano tutti "dio"; ovviamente; l'acronimo della Grande Loggia dell'Universo della California non è un significato del mio nome, ovviamente, ma questo non impedisce alla sigla di corrispondere esattamente alla sigla del mio nome; sono due segmenti di un unico codice, che è il DNA di questo mondo-di-parole; universo è un termine Latino che sta per "con un senso unico"; questo è il senso della Grande Loggia Californiana; molto probabilmente nessuno degli iscritti porta il mio nome, e nessuno di loro lo abbrevia con la stessa sigla della loggia che frequenta; è anche probabile che nessun altro G.Luca sia tra i sostenitori della GLUCA su Facebook, ma su questo non potrei giurarci... 
Comunque sia, questo "segno" mi richiama ad un rinnovamento della mia personalità; che può non significare molto, o punto, ma può di fatto corrispondere a qualcosa.
Tra le tante cose, da oggi sono anche  una loggia massonica di negri.

*Il titolo è un gioco di parole riferito all'antica loggia di Mu, divenuta famosa con il serial TV Twin Peaks

giovedì 11 giugno 2015

Materia alla matriciana

QUESTION: Is The Universe A Matrix?
ANSWER:Yes, it is.

THE PROOF:

Watching this video on sciencechannel.com I happened to notice the very same title of the video I was watching in the "related videos" list, as you can see in the screenshot above. Now, how could possibly the same video be played AND related to itself? Obviously, this can only happen in a matrix-like universe; subatomic particles can be in different points in space and time, and they seem to prefer appearing in different spaces at the same time, according to the observer and possibly his/her mood; or their ; I hold this image as the most meaningful ever in the research of quantum physics, to me this is the undeniable proof that this universe  I live in Here and Now, is indeed "a matrix".

venerdì 5 giugno 2015

Post Streaming-Zito

Febbricitante, preda di un virus ignoto o di un malefizio, ieri mi ritrovo a guardare episodi di serie TV americane in streaming; i classici, i veri "telegiornali" che descrivono il desolante scenario socio-culturale degli USA attraverso il genio ashkenazi, sono sempre quelli: su watch-series guardo qualche puntata di The Simpsons Futurama; tutti belli, impeccabili, divertenti, ma nell'insieme anche un po' strazianti; è puro schadenfreude, nel senso più stretto e più ampio possibili.
Poi mi capita di cliccare su un "Mickey Mouse" tra i "most popular", e mi vedo questa roba:


che è un episodio paragonabile ai primissimi cartoons di Topolino & C., i Silly Symphonies di quelli muti o dei primi sonori, dove la trama è imperniata su un evento banale come regalare un fiore a Minnie per S. Valentino, e ovviamente ne succedono di tutti i colori, ma...


quali colori?

Al di là della ovvia bruttezza che contraddistingue il disegno, la banalità della trama e la puerilità "classica" -e giustificata- delle azioni non impedisce agli autori della Disney di propinare al pubblico una sorta di trip caleidoscopico (e invero assai poco psichedelico) popolato dalle peggiori parodie dei popolari personaggi che tutti noi conosciamo. Non cambia niente; è soltanto tutto molto più brutto, più minaccioso, più violento, più colorato, più veloce, e più stupido che mai. Stranamente, questo tipo di operazione mi risulta più offensiva e più preoccupante delle solite bordate contro tutti i (mal)costumi e le pessime abitudini del target USA che arrivano dalla cricca degli eletti di South Park e The Simpsons (precursori di ancor più popolari e ancor più volgari serials animati recenti come  American Dad e Family Guy); la mia impressione è che per mantenere alto il profilo con una concorrenza non soltanto spietata (come si diceva prima) ma ormai completamente invincibile, dato il target infantile moderno, stiano cercando di contrastare l'inevitabile sconfitta dello share senza badare minimamente alla immagine vera e propria della Compagnia, che nel corso dei decenni ci ha proposte le migliori animazioni, musiche, canzoni, e sceneggiature, insomma tra i migliori cartoni animati della storia cine-televisiva, almeno fino agli anni 60-70; per quanto mi riguarda, quelle viste ieri erano tra le peggiori in assoluto, per me letteralmente inguardabili. Come sono passati dal meglio al peggio in così poco tempo? Probabilmente con il mediocre, di cui ho qualche indizio cinematografico...
Posso anche evitare di rispondermi, ma devo ammettere che mi dispiace constatarlo.

"Pippo" assale "Topolino" con un rastrello; ma è un rastrello, quello?

Non sto a dire delle canzoni, ma dubito che un individuo sano di mente potrebbe davvero apprezzarle, compresa la fascia media del target, a partire dai 2 anni di età. Quando dico il peggio intendo dire il peggio, in tutto e per tutto. Capitolo chiuso.

Peggio che mai, a tarda notte mi capita di guardare (l'inizio di) un episodio della serie "American Diner", dove un tizio esperto di arredamenti commerciali gira per gli USA per rispondere agli appelli di aiuto dei gestori dei diners, appunto, o tavole calde, che sono "una istituzione americana" (cioè, degli USA, cioè degli Europei immigrati e negli ultimi cent'anni in part.) e che di fatto lo sappiamo, sono inevitabili in ogni film o telefilm che si rispetti; è una sorta di location e/o interno che abbiamo tutti imparato ad amare nel corso del tempo, se solo pensiamo alle scene di Paper Moon, o Broadway Danny Rose, o Twin Peaks, o anche di The Rockford Files, per fare qualche esempio random; gente sempre in viaggio, che mangia e beve per la strada, inevitabile che il diner assurga ad istituzione nella pop-culture di questa gente.
E ancora, malgrado tutto, malgrado la mia "consapevolezza vegana" che contrasta la incoscienza quasi-totale delle masse consumatrici, malgrado in vita mia ne abbia viste di cotte di crude, e anche al sangue, malgrado tutto ancora oggi quando vedo certe cose mi chiedo:

ma COME fanno?


Non dico come fanno a mangiare questa roba, perché so quanto è facile, l'ho fatto per decenni; forse non altrettanto pessima (difficile...) ma sicuramente non adatta al consumo umano, proprio come questa; 
com'è possibile insistere, mi chiedo, nel voler preservare questa sorta di istituzione che, al di là della trascurabile, irrilevante questione etica riguardante altre specie, sappiamo per certo essere letale anche per il consumatore stesso, attraverso un processo di intossicazione, di infiammazione, di acidificazione, di corruzione e infine di puro e semplice deterioramento totale dell'organismo umano, e non certo da ultimo del suo apparato pensatorio?

Una vecchia tradizione anglosassone: pulcino liquido con pancia di maiale fritta; possibilmente nel burro

Infine da Futurama ho tratta questa immagine, che conclude degnamente il post con il ritratto dell'utenza, come sempre preciso e spietato, firmato da gente che si chiama Groening e Cohen e Simon, come sempre:


quando il grazioso Nibbler indossa il costumino da marinaretto, tutti sono abbastanza distratti da girare più forte la ruota che rimetterà in moto il mondo...

Purtroppo That Darn Katz! è un episodio vecchio, del 2010; dubito che in molti se lo ricordino.

(E sì, "Katz" è un cognome tipicamente Ashkenazita)

P.S.: e l'attuale Chairman & CEO della Disney si chiama Bob Iger...

martedì 2 giugno 2015

Macchine del tempo

Alex Garland, già autore di mezzi successi che ci hanno sempre lasciati soddisfatti a metà come The beach (2000) 28 days later (2002) e Sunshine (2007) colpisce ancora, con la sceneggiatura del suo esordio alla regia

Ex Machina di A. Garland (2015)

dove il confronto tra uomo e macchina proietta i dilemmi etici e romantici di Blade Runner in un futuro meno remoto del 2019, in un'epoca abbastanza prossima alla nostra da poter essere il 2015; qui l'eroe-per-caso (o quasi) Domhnall Gleeson


as Caleb si trova a dover praticare un Test di Turing sulla intelligenza artificiale di una androidessa dal disgraziato nome di AVA 


(la Svedese bruna Alicia Vikander, vista in En kongelig affære nel 2013) che, ahimè, in Inglese suona molto simile ad "Eva"...
Il film di Garland non è particolarmente brillante nell'insieme e forse infine è l'aspetto visuale quello più interessante dell'opera, ma la visione dà luogo ad ogni possibile riflessione sul concetto stesso della "artificialità", e ci ri-porta a chiederci: se qualcuno possiede una tecnologia abbastanza evoluta da poter costruire un androide pensante (in grado di superare almeno il fatidico test) al di là delle sue qualità biologiche, organiche e meccaniche, insomma al di là della sua sostanza, il dilemma della sua essenza, che si voglia intendere come psiche o come spirito, non è in fondo lo stesso che riguarda qualunque esemplare di homo sapiens garantito come tale?

Per quanto mi riguarda, la sola idea che l'uomo sia un artefatto bio-meccanico risponde a una infinità di domande alle quali non c'è verso di trovare risposte altrettanto esaurienti e definitive altrove; se prendiamo il numero (romano) 1 e il non-numero (arabo) 0, i due simboli delle unità elementari del sistema numerico binario che sono alla base di ogni sistema operativo per computers, abbiamo già ottenuta una Entità Unica, che nel codice alfabetico si legge "I0"... 
Curioso, non è vero? Potrebbe essere qualcosa di più.


Gente che beve e che fuma (sigarette)

In 


Frequency di G. Hoblit (2000)

 il buon poliziotto John Sullivan (Jim Caveziel) ha ereditate dal padre Frank (Dennis Quaid), pompiere, due pessime abitudini; ma entrambe, ovviamente, legali:











 




che non hanno nulla da invidiare a quelle prese da bambino, quando invece di alcool & tabacco la sua droga d'elezione era lo zucchero:


con un po' di product placement, via


Nel finale, avendo saputo dal figlio che trasmette via radio dal futuro che morirà di cancro, malgrado le premure della moglie (Elizabeth Mitchell) la quale amorevolmente serve "Il tuo caffè e le tue sigarette"


il buon Frank, uomo di buon senso, le getta nella spazzatura:


che questo drammatico, estremo gesto possa suggerire allo spettatore/consumatore qualcosa di buono, o meno, riguardo il proprio futuro, non toglie nulla al fatto che ancora una volta per due ore, sullo schermo abbiamo vista gente che beve alcool e che fuma sigarette; e ancora una volta sono attori di prima scelta, gente di buon mestiere e che ha un seguito internazionale. Sono delle stars di Hollywood, mica dei principianti.
L'ho già scritto altrove, non c'è nulla di altrettanto invitante, per il tabagista come per l'etilista, della semplice vista della sua droga; è come guardare una torta per un goloso, o peggio.
Questa è la roba che si mangia quella stessa gente che nel film beve whisky e fuma le Camel:


E che si sappia, malgrado il messaggio salutistico inviato al padre, John il poliziotto continua a fumare... Come probabilmente ha fatto lo spettatore del 2000 all'uscita del cinema.

Shareware mentale



L'esempio usato qui da Jürgen Schmidhuber nel suo TEDxU è lo stesso che ho utilizzato nel post The Home That Jack Built laddove (mi cito:)
"questo senso di 'appartenenza' ad una dimensione virtuale rispecchi la nostra natura metafisica nell'unico modo possibile per tutto ciò che non è sensibile, comprensibile e de-scrivibile, così come il codice di un programma non è immediatamente comprensibile dall'utente, è un insieme di caratteri alfanumerici apparentemente casuale, ma non di meno è l'unica forma di linguaggio che permetta a quel programma particolare di funzionare"

Trattando dell'ipotesi di un "universo matematico" formulata da Konrad Zuse nel 1967 e poi ripresa da vari pensatori professionisti nei decenni successivi, durante la sua breve conferenza "In the beginning was the code" Schmidhuber dice: "The program that defines the rules of this game are series of zeros and ones in your computer; if you look at this program you don't see what it does, you have to run it to experience it." -- 
ovvero: "Il programma che definisce le regole di questo gioco sono serie di zero e uno nel computer; se guardi il programma non vedi quello che fa, devi farlo funzionare per poterlo esperire."

abbiamo tutti i motivi per "credere" o meglio dedurre, attraverso l'osservazione, che le forme in natura discendano tutte da modelli matematici frattali; nella logosfera la differenza più ovvia per l'occhio inesperto è ancora nella forma, ma qui viene il bello, rifacendosi a quel capolavoro della letteratura gnostica racchiuso nella Bibbia che è il Libro delle Rivelazioni, o "Apocalisse", con il suo famoso incipit parafrasato da Schmidhuber: "In principio era il verbo"; 
il biblico "verbo" latino proviene dal Greco "Logos", parola; la Cabala contempla l'interpretazione dei testi biblici attraverso i NUMERI che corrispondono alle lettere dell'alfabeto, e per dirla con Wikipedia a proposito della (http://it.wikipedia.org/wiki/Ghimatriah) Ghimatriah "Convertendo le lettere in numeri, i cabalisti sono stati in grado di trovare un significato nascosto in ogni parola." 
Così come i Gentili lettori della Bibbia, del tutto ignari del significato "reale" di quei versi che vengono accettati comunemente come poetica religiosa, noi tutti guardiamo al cosmo come un'opera definita e immutabile nella sua ciclicità senza nemmeno considerare la totale instabilità del tutto, il così detto principio dell'incertezza con cui devono fare i conti i "meccanici quantistici", l'incognita variabile che sottintende ogni cosa manifesta, dal pensiero del blogger all'orbita elettronica;
senza saper nulla di Ghematria (oltre la sua definizione enciclopedica, a grandi linee) conosciamo il "vero" Principio per cui l'idea stessa del "Logos" come intelligenza divina o cosmica è sovrapposta a quella della tradizione Ebraica della Cabala, con i suoi complicati metodi di interpretazione dei testi sacri [significati "occulti", cioè nascosti sotto gli occhi di tutti (i Gentili), secondo la tradizione Giudaica] e pertanto quello che in gergo telematico è il "codice sorgente"  la chiave che ci permette di scorgere la verità oltre le apparenze che costituiscono la realtà, è quella numerica, o matematica.

Perché un teutonico (ed elegante) matematico di fama e un belpaesano libero pensatore (piuttosto dimesso) giungano a considerare la medesima questione negli stessi termini, si evince dalla conclusione del discorso di Schmidhuber, che infine dice "your life from this perspective not insignificant, it is an indispensable part of the grand scheme of things"; ovvero, "la tua vita da questa prospettiva non è insignficante, è una parte indispensabile del grande schema delle cose";  
 cos'altro; nessuno si domanda nulla che non lo riguardi più o meno direttamente ad un livello essenziale, che è quello metafisico, o spirituale; quando la pura ricerca nella psiche, che è la filosofia, si incontra con la pura logica dei fatti certi che sono soltanto i numeri, la 'matematica delle cose', questo è il risultato; quello che altrove ho definito un corto circuito;
penso che Philip K. Dick, che ricercava in questa direzione e diffondeva i risultati della sua ricerca attraverso la sua opera letteraria (di un tipo "commerciale", assolutamente exo-terico) sia uno dei più noti e pregevoli casi di corto circuito psichico, e per questo la sua lettura -anche ridotta in immagini e suoni, ovvero films- porta sempre a considerazioni e spunti filosofici oltremodo 'interessanti';
dobbiamo pure considerare che ogni cosa manifesta è per la tradizione Indiana opera di Maya, un concetto che abbiamo scoperto essere alla sua origine "magia creatrice" e che dalla logosfera induista e buddista è filtrato nel tempo e nello spazio culturale -la nostra logosfera- come sinonimo di "illusione";
ma nell'Induismo il Principio della creazione è solo Brahma, l'ideale divino in Sè, o "Uno", che curiosamente condivide la natura trina e unica della moderna tradizione tri-monoteistica dei cristiani (trimurti-trinità); 
 soltanto l'Uno è quello che possiamo comprendere, in questo Uni-Verso, e siamo obbligati a "credere" qualunque altra  cosa;
l'unità matematica è la Fonte, l'Uno si moltiplica all'infinito e dà forma e sostanza ad ogni numero possibile, ma permane in sè l'essenza di tutto, così come l'ego ("io") distingue un essere umano dall'altro; è certamente una sorta di 'illusione', ma non c'è altro a definire questa paradossale forma di vita, non esisterebbe una umanità senza N unità individuali, o esseri umani;

per quanto mi riguarda, questo è il principio della conoscenza stessa, che osserviamo nell'albero, un essere vivente a tutti gli effetti, ma che a differenza dell'animale non si muove (o meglio, si muove nello spazio durante la sua crescita, ma non è la stessa cosa); potremmo dire che l'albero è una macchina perfetta, automatica, autotrofica, in grado di operare un processo quantistico -la fotosintesi- che trasforma l'energia in una forma adatta al suo sostentamento a partire dalla luce solare; è una macchina frattale la cui architettura è la medesima delle cose 'ramificate' in natura, dai fiumi ai vasi sanguigni, di tutte le cose che trasportano liquidi; o energia, come i fulmini;
è facile considerare l'albero come macchina vivente, ma non è altrettanto facile ri-valutarci come tali, non tanto per la nostra struttura apparentemente 'limitata', ma che in sé -tutti ne abbiamo notizia in vario grado- contiene tutte le forme frattali presenti in natura, a partire dai vasi sanguigni, e dalla cellula al capello; la nostra difficoltà principale è il "logos" stesso, il codice alfa-numerico che tutti noi utilizziamo per codificare e de-codificare la nosta realtà, e di fatto per CREARLA secondo le regole fisse e invariabili che derivano dall' utilizzo del codice stesso;
per questo imparare un nuova lingua corrisponde a tutti gli effetti alla "scoperta di un Nuovo Mondo", con altrettante (e più, come nel paragone tra Italiano e Inglese) possibilità manifeste nei "termini" (e nei verbi) elencati sul vocabolario di una lingua straniera rispetto al nostro, a quella "lingua madre" che ci è stata imposta come tale da principio;
in fondo lo scienziato informatico e "artista" (secondo Wikipedia) non va molto oltre la 'teoria' del film The Matrix, che uscì lo stesso anno in cui egli incluse la teoria di Ray Solomonoff sulla inferenza induttiva -un concetto filosofico proiettato nel contesto della fisica digitale- nel suo quadro sinottico, che ci riassume brevemente in questa mini-conferenza;
la mia impressione attuale è che l'inferenza induttiva sia una realtà precipua della psiche umana, individuale e collettiva, e che anche la più minima informazione -lo "1" invece dello"0"- introdotta nel nostro circuito in relazione al suo proprio funzionamento sia l'unico grado possibile di evoluzione OLTRE il codice basico, una sorta di 'upgrade' che avviene a livello hardware con il contatto fisico, sensoriale, della materia di studio elaborata dal nostro cervello, e interessa quindi ogni routine del software, il sistema operativo in noi; perché anche nel nostro caso è il programma che crea la macchina, o se non altro crea la unica ragione valida del suo essere Qui, e Ora; ogni altro ARGOMENTO è INVALIDO.

La consapevolezza crea la coscienza dell'essere fisico digitale; per il diarista di lungo corso che infine de-scrive la propria realtà su un supporto digitale destinato ad un ambiente virtuale, il (we)b-log, il singolo punto in una rete elettronica con miliardi di derivazioni e interazioni, questa sorta di realtà irreale non potrebbe essere più ovvia; da che osservai come il mondo "rotola sotto i miei piedi" a questo, il passo è stato breve; un altro passo che ha fatto rotolare il mio mondo, che di fatto va a rotoli; è ancora soltanto un punto-di-vista, che un mondo rotoli sotto i miei piedi o che una unità, una particolare entità ci cammini sopra è RELATIVO da che si tratta sempre di forme di energia espresse in materia, secondo il noto principio della relatività ristretta; questa teoria oggi è oltremodo ristretta dalla sperimentazione quantistica, che (ri)mette in discussione ogni realtà fisica costituente tutti i singoli fattori della formula; ma dalla restrizione relativa alla famosa teoria a quella relativa alla teoria del Tutto il passo è molto più lungo, le implicazioni sono più numerose degli utenti telematici globali;

in una domenica (Sun-day) di maggio il passo è meglio farlo fuori dall'ombra della casa, lontano da questo specchio di illusione, a contatto con la Luce del Sole; il contatto è diretto e immediato, ed è esattamente come inserire una spina in una presa di corrente per ottenere energia bio-fotonica in quantità, malgrado le nostre proprietà autotrofiche atrofizzate; il serio sun-watcher lo sa, osservare il Sole significa collegare il proprio circuito energetico a quello cosmico, e anche se questo avviene a quel livello incomprensibile in cui l'energia diviene materia, è ben comprensibile (e apprezzato) da tutti il benessere, quello che io chiamo il Sol-lievo, che non esiste altrove in fondo ai cieli;
il fattore spirituale dell'abbronzatura è completamente sottovalutato, per una popolazione mondiale che è -almeno- all'80% carente di vitamina D; su questo punto non si insisterà mai abbastanza, evidentemente un 80% della popolazione mondiale non ha la benché minima idea di cosa significhi questa carenza, TUTTO quello che succede a questo mondo è una continua, puntuale e inesorabile conferma di questa deficienza essenziale che è essenzialmente una carenza vitale o, in un gergo specifico, "spirituale".