mercoledì 10 dicembre 2014

La fonte delle meraviglie*

Di K. Vidor (1949)
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Questo "film da ricordare", come dice la locandina qui sopra, è stato più o meno dimenticato da tutti, malgrado il successo della sua fonte letteraria, un romanzo del '43 allora tanto popolare da interessare un regista come King Vidor e una star affermata come Gary Cooper, coinvolti entusiasticamente nella riduzione per lo schermo della celebre, celeberrima opera di tale Ayn Rand, che vediamo assieme a Cooper in una foto pubblicitaria:

la tipica bellezza giudaica

(il colpo di fulmine tra Gary Cooper e Patricia Neal divenne parte della parata pubblicitaria)

Ispirato alla vita e alle opere di Frank Lloyd Wright, il film segue la carriera altalenante e tardiva dell' architetto Howard Roarke, interpretato da Cooper, il quale è l'incarnazione dell'individualismo opposto al collettivismo, un contrasto che prende forma nei suoi progetti "rivoluzionari", realizzati qui grazie alla magia del cinema:


gli strepitosi matte paintings di Chesley Bonestell (lo stesso che fece lo Xandadu di Citizen Kane)


compresi i notturni


la prova di Cooper è fioca, in part. nella interminabile arringa finale che -come scopriamo nel breve making-of in omaggio- avrebbe rimpianto anni dopo, e che in effetti suona assai poco ispirata e molto lettabrillano  invece i due caratteristi Raymond Massey, novello Hearst (ancora)


 e Robert Douglas, uno di quelli che "amerete odiare";


genio e mediocrità, avidità e spirito di sacrificio, alti ideali che ne fanno uno dei rari titoli filosofici e forse l'unico sul tema dell'architettura all'epoca, e in cui due caratteristiche dell'autore si rivelano infine pregnanti nell'insieme: donna, ed ebrea;
è ancora uno spirito femmineo quello che possiede

The Babadook  di J. Kent (2014)

dove la qualità muliebre rappresentata sullo schermo da Essie Davis è aggravata dalla australianità della quasi-esordiente autrice e regista, nell'ennesimo film dell'uomo nero alle prese con i residui di una famiglia (o viceversa?), composta da una infermiera malata di mente con un figlio epilettico. Australiani.
1/10 su IMDB.

*) Il titolo allude a quello della Dist. It., "La fonte meravigliosa"; probabilmente si riferivano al Barolo, ispiratore di tante fantasiose ri-titolazioni nel Belpaese.

venerdì 5 dicembre 2014

A Ovest di Copenhagen

The Salvation di K. Levring (2014)
☻☻+

è un western Danese girato in Sud Africa, e questo dovrebbe già suggerire qualcosa sulla peculiarità del film di Mr. Levring, che è anche co-autore di questa storia di frontiera a tinte forti interpretata dal tenebroso e sempre convincente Mads Mikkelsen 


nei panni dell'ex-soldato pioniere nel Selvaggio West Americano, costretto ad affrontare ciò che realmente lo rendeva selvaggio, ovvero i suoi abitanti dalla pelle bianca; 

Jeffrey Dean Morgan (Watchmen) è meglio come cattivo regolare che come supereroe corrotto;
il nome Delarue può dare un'idea della crudeltà illimitata del suo personaggio;

malgrado la singolarità delle premesse, l'opera di Levring si riassume comodamente nell'etichetta di Vendetta Film, dove il verismo storico e la crudezza delle scene e del linguaggio, adeguate al pubblico del XXI Secolo, non ci scampano dalla canonica raffica di sparatorie con morti e feriti tra buoni e cattivi e qualche (brutto) incendio digitale, verso l'inevitabile resa dei conti finale;
come si soleva dire, niente di nuovo sotto il Sole;

ma quale Sole

dopo un incipit decisamente nero, che ci immerge nello scenario del dramma con una palette terrosa e un largo uso del campo lungo, il secondo tempo si condensa velocemente nel prevedibile svolgersi della matassa secondo le regole del genere, e infine è davvero soltanto la estrema modernità della messinscena, degna di una graphic novel o anche di un videogame, a prevalere su tutto il resto; senza rinunciare agli "omaggi" sceno-fotografici, dove ricorre la carrellata oltre la sagoma della porta che rivela un Wild West particolarmente minaccioso

stranamente Africano; il che lo rende -atmosfericamente- quasi surreale;

il vecchio Jonathan Pryce qui appare in un ruolo alquanto spregevole, sempre all'altezza della situazione


Da consigliare agli amanti del genere, e agli estimatori dell'obliquo Mads, che come Pryce è stato uno dei villains nella serie 007, mentre da vero gentleblogger eviterò di menzionare la perfida ex-Bond girl.

FIlmex

Ho trovato più di un motivo di interesse in

Judex di G. Franjou (1963)
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che poi si scopre essere un hommage a Louis Feuillade, un regista tanto sconosciuto quanto popolare all'epoca, con oltre seicento (!) titoli all'attivo 


e ovviamente al suo Fantômas ;


lo stesso ambiguo personaggio di Judex, già protagonista di varie pellicole mute, sembra essere una versione gallica dell' Americano The Shadow (del 1930), di cui dieci anni dopo si pubblicarono in Francia dei fumetti che erano traduzioni di quelli con un nome (e un titolo) differente; inevitabile per lo spettatore italofono moderno anche il rimando al nostrano Diabolik la cui prima uscita in edicola -guarda caso- è del 1962 (il film arrivò solo nel '68); 


il film è diretto dall'autore del più noto, e non meno strano horror non-horror Les yeux sans visage (1959) che qui punta al puro divertissment e l'aspetto sinistro deriva appunto dalla sua riproduzione dell'atmosfera visiva "misteriosa" d'inizio secolo, con un grande aiuto dal DoP Marcel Fradetal








Il film è interpretato da "the most beautiful man in the world", il prestigiattore e poliedrico uomo di spettacolo Channing Pollock, la cui presenza è sicuramente adeguata al fumettistico ruolo del titolo, per quanto un poco statica


Tra invenzioni d'altissima tecnologia, come questo avveniristico monitor di sorveglianza



diaboliche trappole meccaniche


passaggi segreti


una quantità indefinita di corpi trasportati a braccia 


e una suora-killer che precede di cinquant'anni quelle di Tarantino & Co.


(con il suo crocefisso letale)

il film di Franjou non cessa di stupire con la medesima innocenza di una delle opere a cui fu ispirato, che del resto secondo il calendario di internet non sono tanto lontane, un film del '63 sembra in effetti un film di un secolo fa; e con l'acrobatica Sylva Koscina, che qui scala un palazzo in aiuto dell'eroe prigioniero


ed è contenta perché il leone del circo si è mangiato suo zio;

genuinamente naive e lievemente macabro, ad alto tasso di intrattenimento, Judex è da consigliare ad ogni vero cinefilo, così come all'automedonte moderno il film ripete un messaggio importante per una guida sicura:


ricordate sempre di accendere i fari prima della partenza!

mercoledì 3 dicembre 2014

Altre immagini e altre parole

Immagino che saranno pochi gli spettatori di


20,000 days on Earth di I. Forsyth, J. Pollard (2014)
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che non conoscono il personaggio di Nick Cave, il rocker Australiano reso celebre nel mondo con la sua performance sul palco nel film di Wim Wenders Der Himmel über Berlin (Il cielo sopra Berlino, 1987); pertanto, coloro si potrebbero aspettare di vedere e sentire qualcosa di Nick che non hanno mai vista o sentita prima, altrove. E l'avranno; infatti 20,000 days on Earth è un ritratto estremamente sobrio, onesto, e anche modesto, di un serio professionista del mondo dello spettacolo, che dopo una mezza vita passata ai ceppi delle droghe si è sistemato a Brighton (UK) e ha messa sù casa, con tanto di moglie e due pargoli, con i quali mangia la pizza guardando la TV; il che non è affatto esaltante, credete a me. Ma se proprio ci tenete ad avere i particolari, il film viene proiettato oggi in 13 sale nel nostro Paese, e quindi se volete sapere chi si divertiva a vestirlo da donna durante la sua adolescenza, o il suo strano rapporto con le condizioni climatiche miserabonde del suo paese adottivo, o con la popstar Kylie Minogue -che appare in un breve cameo- ne avrete l'occasione durante la visione di questo titolo.
Nick qui parla spesso di una trasformazione, che egli persegue fin dalla sua adolescenza di travestista coatto, e bisogna ammettere che chi lo ha conosciuto per l'animale da palcoscenico che di fatto è non si potrebbe nemmeno immaginare un individuo tanto compito e ammodo, ormai quasi Britannico, come quello che si rivela qui dietro le quinte, nell'atmosfera piovosa della cittadina costiera Inglese, tra una seduta psicanalitica e un piatto di pasta con l'anguilla (YUK!). La scena madre del film è quella in cui una luce rossa si riflette sulle gocce di pioggia che imperlano l'automobile di Nick:

magistrale

e l'insistenza delle scene in cui egli appare come automedonte, al volante della sua macchina, non me l'hanno reso meno antipatico -malgrado la mia ammirazione- di quanto non lo fosse di default;
per quanto mi riguarda, dopo la mia recente e indescrivibile esperienza cinematografica, la cosa più singolare è stata vedere Nick Cave parlare dei vecchi tempi con Tubal Cain:

(Ray Winstone, as Himself)

Un film degno di nota è

Predestination di M. & P. Spierig (2014)
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tratto dal racconto di R. Heinlein -All you zombies- è un buon film del non-genere "mindfucker", basato sui viaggi nel tempo; la prova di entrambi i protagonisti


Ethan Hawke as Il barista e Sarah Snook as La madre non sposata

è notevole, e la regia dei F.lli Spierig, già elogiati (assieme ad Hawke) per il loro precedente Daybreakers (2009) rende giustizia all'idea di partenza e alle solide radici letterarie, con una storia estremamente interessante che può risvegliare nello spettatore ogni dubbio più o meno lecito sulla realtà del soggetto comunemente definito "tempo"; e ogni altra cosa esperita in questo contesto teorico: 
















un film denso avvincente, malgrado -o grazie a- la estrema essenzialità della messinscena, una delle poche buone sorprese della stagione; 
anche 


Guardians of the galaxy di J. Gunn (2014)
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merita una nota, per quanto sia basato su un fumetto e non pretenda di essere altro, malgrado la necessaria abbondanza dell'impianto scenico, se non altro non è il solito fumetto, e riguardo l'originalità dei personaggi, dobbiamo ammetterlo, è piuttosto raro vedere un procione in azione nello spazio interplanetario. Per non parlare dell'uomo-albero, egregiamente doppiato da Vin Diesel, al quale tocca una singola battuta ripetuta in mille modi diversi; c'è qualcosa di divertente qui, che purtroppo non è una qualità troppo scontata in questo genere di divertissment; meglio approfittarne.

martedì 2 dicembre 2014

Karma significa "azione"

Sono stato un depresso cronico per una vita, e oggi sono certo del fatto che questa condizione fosse da imputare perlopiù alle mie abitudini alimentari; una cosa che ho scoperta solo ri-scoprendo i miei sentimenti verso tutti gli esseri viventi che popolano questa dimensione terrena, per cui non è possibile amare un cane o un gatto o qualunque altra specie di "animale domestico" mentre resta sottinteso che i bovini, i suini, le galline, addirittura i nobili equini, e una quantità di specie ittiche, siano da odiare a tal punto da supportare implicitamente la loro cattività, in condizioni tra l'altro pessime, per la loro intera esistenza, la loro morte violenta e la fine tutt'altro che felice dei loro resti mortali nell'apparato digerente del consumatore medio; oggi Rainforest Action Network pubblica questo dato incredibile, ma vero, su Facebook:


ovvero:
70 MILIARDI DI ANIMALI VENGONO UCCISI OGNI ANNO PER FARNE CIBO
e questo, come precisa la nota del post, significa
100.000 ANIMALI OGNI MINUTO

Mi chiedo se oggi abbiamo un'idea della morte non come evento naturale, come atto finale della vita, parte della esistenza che ogni essere vivente dovrebbe esperire in assoluta libertà, ma come un fatto programmato, come operazione industriale al termine di un ergastolo, come l'utilizzo di un prodotto vivente a dispetto della sua ovvia sofferenza e della repulsione istintiva dell'uomo per le sue condizioni disperate, e quello che alla fine diventa soltanto un numero, proprio come quelli esposti qui sopra; il supermercato riceve otto quarti di bue, la signora compra una dozzina di uova, un chilo di costolette  e due etti di prosciutto; sono cose che siamo abituati a sentire, che siamo stati ammaestrati a sopportare e ad accettare fin da bambini, e a cui la stragrande maggioranza non presta la benché minima attenzione; perché il consumatore medio si limita a consumare, per questo è stato definito così, tutto il resto è secondario rispetto alla sua stessa definizione; soltanto un consumatore, che è di fatto soltanto una unità nei dati statistici di malattie e mortalità di svariate specie tra cui è compresa anche la sua (di conseguenza alla sua dieta scellerata) può tollerare questa situazione vergognosa, schifosa, e direi finanche infernale, che siamo stati ben ammaestrati tutti a considerare come normalità;
questo può esistere soltanto in un contesto che contempla il consumatore alla stessa stregua del capo di bestiame, soltanto un numero, una unità tra le cifre innumerevoli dei dati statistici dell'industria globale;
come uomini adulti e sensibili, possiamo avere coscienza di centomila uccisioni al minuto, quando per la maggior parte delle persone assistere ad una sola di queste esecuzioni meccaniche è ovviamente e naturalmente uno spettacolo penoso, straziante, commovente, tragico, shockante, orribile e vomitevole? Ovviamente, no; ma il consumatore medio non guarda Earthlings, i macelli continuano ad avere pareti di cemento e non di vetro, la bistecca non è la sezione di un cadavere ma un prodotto confezionato asetticamente, esposto sugli scaffali del supermarket; occhio non vede, lo sappiamo tutti come funziona... 
E lo sappiamo tutti, senza eccezioni di sorta, che si segua un regime crudista-frugivoro o che si faccia la grigliata di carne ogni domenica.

Sicuramente il consumo regolare di proteine animali produce delle modificazioni imprevedibili, ma tutte indistintamente nocive, nell'organismo umano; e gli effetti nefasti di questa abitudine si producono dapprima nell'apparato pensatorio dell'utenza, che in breve può anche fare a meno di pensare, a quello che mangia come a quello fa che ogni giorno, per tutta la vita; sono le abitudini del consumatore che sostengono il mercato di morte, malattia e sofferenza cronica alimentato dagli allevamenti più o meno intensivi, più o meno "umani", in cui trovano una morte iniqua centomila esseri viventi ogni minuto nelle 24 ore di ogni giorno, di ogni anno; e questa cifra spaventosa può soltanto aumentare nel tempo, assieme con il numero dei consumatori che accettano questa come la propria normalità.
Come si diceva giusto ieri a questo proposito, nel gergo geometrico "normalità" corrisponde alla posizione ortogonale di una linea o di una figura, per cui rispetto al piano orizzontale della terra chiunque resti in piedi è "normale"; non è davvero possibile accettare questa definizione della normalità relativa alla dimensione geometrica e fisica dell'essere umano, se non accettando una condizione di estrema, assoluta grettezza mentale, che si potrebbe definire propriamente "terra-terra", e che ci pone esattamente sullo stesso piano dei miliardi di creature innocenti massacrate in favore delle panze umanoidi,con una sola vera differenza, che consiste appunto della loro innocenza. Perché di fatto oggi la posizione orizzontale e definitiva dell'essere umano è ugualmente considerata nella normalità di questo sistema, in cui anche malattia (o "degenza") e morte sono soltanto una parte del business, e una delle più redditizie. 

Di commento al post, RawFoodForLife.org propone la visione di COWSPIRACY, descritto come un "rivoluzionario film documentario ambientalista che segue un intrepido cineasta nella sua rivelazione della più distruttiva delle industrie sul nostro pianeta", e "investiga il motivo per cui le organizzazioni ambientaliste sono troppo spaventate per parlarne". 
Per quanto mi riguarda, non credo che guarderò altri film del genere perché la mia scelta personale, che rinnovo ogni giorno con la scelta del mio menù, mi dispensa essenzialmente da simili atrocità, e non parlo solo di sangue e morte, ma anche e forse soprattutto dei presupposti e delle conseguenze di questo orrore che si manifestano a livello mentale, morale e fisico, ma sempre patologico, e drammatico, nella sfera umana. E' un film, come Earthlings e come Fast Food Nation, che si dovrebbero guardare tutti i divoratori di cadaveri che attualmente insediano il pianeta, tutti gli ignari consumatori saprofiti che si limitano ad accettare il "male della società" così come prima o poi accetteranno anche il proprio, generato solo dalla propria accettazione, dalla abitudine alla morte ereditata dai propri genitori, parenti, insegnanti, etc., etc. Dovrebbero essere visti cioè da tutti coloro che non hanno nessun interesse per guardarli, per motivi diametralmente opposti ai miei.

E alla fine, anche il più convinto "vegano", come il Vs. blogger, dovrà affrontare la anormalità geometrica a cui siamo tutti destinati da principio, fortunatamente anche quello che è stato l'inspiegabile, incomprensibile, non ma di meno il più profondo e longevo desiderio del giovane consumatore (di carne, glutine, caffé, zucchero, alcolici, etc.) sarà avverato, appunto, in quello che qualcuno definisce il "viaggio verso la verità"; in breve, morirò anch'io, sano come un pesce, come muore il paziente di cancro sopraffatto dalla sua stessa alimentazione, e quello che lascerò in eredità a questo mondo saranno solo quelle poche decine di vite risparmiate dalla mia scelta alimentare quotidiana, la stessa che nel frattempo mi ha restituità una vitalità e un benessere mai nemmeno immaginati prima... Ma per il non-depresso-cronico, per l'allegro consumatore medio che sgranocchia in letizia i suoi bocconi di morte, al di là del suo effettivo livello di ignoranza e/o di ipocrisia, mi chiedo se esista qualcosa di più prezioso della vita stessa, del principio che è la vita in sé come espressione di energia intelligente, come parte del multi-verso frattale, o anche "opera divina", senza nemmeno considerare tutti i possibili aspetti sacrali, e quindi religiosi, della faccenda; che quella sua stessa stupida esistenza di robot impiegato in una qualunque attività che gli assicuri un "posto nella società", per ottenere dei biglietti di banca per i quali avrà pezzi di cadaveri e tessuti animali di ogni sorta, possa avere un valore anche minimamente superiore alla esistenza di ognuna delle vittime della cui prigionia, sofferenza e morte è stato complice da sempre, semplicemente accettando come proprie le abitudini della maggioranza?
Accettando come "normalità" il fatto di poter stare in piedi ogni giorno, anziché distendersi a morire, come dovrebbe?

La mia ironia nell'affrontare questo discorso è immensa, perché il depresso-maniacale, depressivo clinico o bipolare cronico, o comunque si voglia chiamare questo tipo di malato, non vorrebbe far altro che quello, distendersi da qualche parte a morire, possibilmente ben imbottito di qualcosa che faccia apparire l'attività meno noiosa di quanto in effetti è, ed è un comportamento di auto-distruzione interiore che io ho adottato regolarmente nel pieno della mia vita, in un periodo in cui avrei potuto dedicarmi a qualcosa di "serio" prima che questa esistenza mi rivelasse la sua natura farsesca, allegorica, ed essenzialmente simbolica; oggi scrivo un blog. E' una abitudine virale.

E ogni volta che mi chiedo se qualcosa sia più o meno possibile, semplicemente perché viene accettata come realtà dalle masse catodizzate, una voce nella mia mente bacata mi ricorda ancora una volta: "Questo è un mondo in cui la gente va in macchina da più di cent'anni". Non deve aggiungere nient'altro.

domenica 30 novembre 2014

W-T-F

C'è un solo giudizio che potrei esprimere a proposito di

Noah di D. Aronofsky (2014)

ed è il titolo di questo post.
Su un certo canale TV in questo periodo trasmettono le repliche di Willy il principe di Bel Air; che, parafrasando ancora Puffo Brontolone, è meglio.

martedì 18 novembre 2014

FlipPost

Prima di gettarlo, ho voluto immortalare questo schizzo:


che rappresenta l'intera fase creativa dedicata al concetto di "flip" (verbo to flip, voltare, girare) per un concorso su 99designs.com; la scelta di un carattere "bastone" (Futura Book/Black) simile a quello disegnato, la minima variazione della lettera "i" capovolta e l'impaginazione hanno richiesta (quella che ricordo come) una mezz'ora di tempo; upload, variazioni secondarie, totale un'ora di tempo; il design pubblicato su 99designs è risultato vincente, n.1 sulle 1013 proposte dei partecipanti, e scelto per rappresentare una collana di manualistica per il fitness, o roba simile; lo potete vedere ancora online qui:

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Mrs. Griesel (per inciso, ebrea di NYC e) autrice della collana, si è detta molto soddisfatta della mia opera per la quale ha sborsata la discreta sommetta di 450 U$ dollars; i "denari" (cifre virtuali all'interno di altri computers) sono stati molto rapidamente trasferiti sul mio conto Paypal, e utilizzati in parte per acquisti online, tra cui un (unico, ma) clamoroso errore commesso su Ebay; e questo merita un discorso a parte, perché le scarpe in generale meritano un discorso a parte. 

Le scarpe, così come in minor parte le calze, sono strumenti di una crudele tortura quotidiana, un supplizio atroce che potremmo ben definire autoflagellazione compulsiva, e perlopiù inevitabile per noialtri confinati nell'ombra delle Alpi; ne scrivo perché da poco ho sperimentata di nuovo la sensazione orribile di soffocamento, e un tipo di costrizione che sembra interessare anche la sfera mentale (per quanto paradossale possa sembrare) provata quando, dopo la breve e quasi-bella stagione, ho dovuto calzare i miei bellissimi scarponcini Demonia, l'equivalente di due scatole di cemento armato, ma in cuoio vegan (PVC).

Le scarpette da mezza stagione (inutili, come è noto...) acquistate online provenivano da un rivenditore Francese; all'interno, l'inevitabile marchio "made in PRC". Si sono rivelate un pessimo affare, e come predetto dai commenti controversi e contrastanti dell'utenza si sono rapidamente disgregate nel giro di una stagione; ma più in generale, le scarpe sono l'unico shopping che mi piace fare, solo perché è una cosa rara; internet ha estesa la vetrina del mercato a tutto il mondo, e puoi iniziare a comprare al mattino senza nemmeno alzarti dal letto; dopo un paio di settimane arriva il tuo pacchetto da qualche Paese del mondo, tutto regolare, merce intatta, la misura è giusta... e ti ritrovi con un paio di trappole mortali, come qualunque altro paio di scarpe mai comprate prima; non si tratta di qualità del prodotto, è l'azione stessa del portare qualcosa sopra i piedi, o meglio di tenere i piedi dentro qualcosa, che io considero una grave offesa al benessere generale dell'essere umano.


E la pensava così anche Hutch (Maurice Evans) il malcapitato amico di Rosemary Woodhouse
un uomo saggio, evidentemente

Le scarpe nuove sono una tortura duplice o triplice, e tra fiacche e cerotti piede e calzatura trovano un compromesso che può richiedere settimane o mesi di sconforto estremo. 
Gli stivaletti tipo "anfibio" comprati da un Californiano su Ebay portano il marchio Britannico Demonia UK, ma l'etichetta interna è la stessa del Francese: Made in China...
I Cinesi ci stanno comprando tutti, e a poco prezzo.

Il tempo, dicono, aggiusta tutto, ma grazie alla obsolescenza programmata (anche, e soprattutto) dei Cinesi questa realtà non è più valida nemmeno in questo settore; non appena le scarpe sono de-formate al punto giusto, comode come pantofole e decisamente sopportabili rispetto all'impatto iniziale, cominciano a cadere a pezzi, ed è il momento di buttarle. Il che è sempre stato vero in ogni caso, ma con qualche annetto di differenza rispetto a cose abominevoli, anti-animaliste, anti-ecologiche e del tutto insostenibili come le vecchie Doc Martens, che ho finalmente gettate nel cassonetto l'anno scorso... Dopo quasi un decennio.




Uno degli episodi più interessanti di Ted è quello di Rupert Sheldrake che attacca
l'establishment - o racket- della scienza accademica; e lo fa a piedi scalzi

Le uniche calzature che oggi sopporto volentieri sono le classiche DeFonseca, che dopo un'estate di turismo cittadino sono ormai delle vere ciabatte di pezza, sono consumate in ogni parte, e si tolgono facilmente. Ma ormai hanno le ore contate...
Le scarpe, come qualunque altro prodotto disponibile sul mercato globale, non valgono niente; per questo infatti si pagano con il denaro, il cui valore è completamente virtuale; cosa che ho constatata spesso in vita mia, e che si è resa oltremodo patente durante questa esperienza professionale online; in vario grado, lo stesso vale per ogni genere di bene che si possa considerare tale in quest'era di grandi mali, e questo esempio calzante, per quanto pedestre, valeva la pena di un post.