mercoledì 8 ottobre 2014

Scaramantic

Che noi si utilizzi un "10% delle nostre capacità cerebrali" è una affermazione ormai quantomeno dubitabile (dall'autore stesso! come leggiamo qui) e quindi discutibile ma su questa comune e longeva diceria è basata l'intera struttura narrativa di questo film, in ogni sua derivazione consequenziale;

Lucy di L. Besson (2014)

a 00:47:34 Lucy è ormai senza alcun dubbio uno dei più disastrosi cumuli fumanti di paccottiglia fantascientifica mai messi in scena, con la pretesa di essere accettati tranquillamente dall'audience come fatti certi, alla stregua dei testi scientifici, o presunti tali, che sono alla base del disastro globale in atto; se esiste un motivo valido per cui una persona intelligente dovrebbe vedere questo film, è solo per comprendere il meccanismo con cui la mente del consumatore multimediale può essere stuprata ripetutamente, in ogni contesto possibile, e qui a ciclo continuo durante la visione, con una raffica di immagini "impressionanti", azioni rapide e violente, suoni e musiche 'ad effetto', mentre una lunga serie di corbellerie che riguardano tra le altre cose inezie come il sesso, l'origine e l'evoluzione della specie umana, il metabolismo cellulare, le funzioni cerebrali e la conformazione del nostro così detto "pianeta", vengono snocciolate di contorno, di sottofondo, a tradimento, alle spalle, rifilate sotto banco, come futuri goofers su IMDB, e addirittura commentate dall'onnipresente commentatore internazionale di "white shit", Morgan Freeman; 


malgrado costui sembri sulla via della mutazione genetica come aspirante "treeman"


quando dice qualcosa Lui, evidentemente, non può che essere vera;


una Morgan Freememe per risollevare il morale;

questo è uno di quei film il cui responsabile dovrebbe trascorrere almeno un paio di decenni in catene, a spaccare pietre nelle campagne dell'Idaho; e non è certamente l'unico film di questo tipo, ma è anche uno dei pochi che si siano meritati una recensione in questi termini nei miei blog recenti;
anche la scelta della protagonista è determinante nell'architettura della catastrofe, la Scarlett Johansson è esattamente quel tipo che qualcuno di mia conoscenza definirebbe con precisione, "una porcheria di donna", e per quanto mi riguarda ha lo stesso fascino di una gallina imbalsamata (cioè, il fascino dell'orrore); dopo la sua ottima interpretazione di Ragazza Con L'Orecchino Di Perla -dove appariva come una perfetta modella per un dipinto Fiammingo, con tanto di turbante e orecchino di perla- avrebbe anche potuto tornare in Idaho a coltivare patate, in un campo ormai privo di pietre grazie all'opera dell'autore;

"Portateli dentro tutti quanti!"

tra le tante su tutte, direi che la scena in cui la ragazza "overclockata" si mette al computer, e sul monitor iniziano a saltar fuori finestrelle a dozzine, a ondate successive, mentre lei preme velocissimamente dei tasti a casaccio


è la più significativa per dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio la piena colpevolezza dell' autore di questo ennesimo crimine filmico; una persona di intelligenza media avrebbe usato esclusivamente Google o Wikipedia per un'impresa geniale come il trovare una persona famosa, digitando quelle due o tre parole necessarie (magari il nome...); un super-genio inarrestabile invece deve sfogliare (browsing) l'intero world wide web e l'Encyclopedia Britannica in 30 secondi ma il risultato è esattamente lo stesso, ottenuto nello stesso tempo; cosa potremmo dedurre dall' analisi di una scena simile?  
Ma più tardi la situazione peggiora, avendo installato a ns. insaputa su due portatili (da utilizzare in contemporea, per dimostrare le proprietà di ambidestrismo) un sistema operativo "Matrix", con indecifrabili piogge alfanumeriche impreziosite da lampi rossastri (ma questa potrebbe essere una visione "in soggettiva" della donna, che non migliora comunque la nostra) 


ormai il moto frenetico delle sue dita sui tasti non sembra avere altro scopo che quello coreografico; e dal momento che sappiamo che la superdonna può connettersi telefonicamente, televisivamente, radiofonicamente, elettricamente, energeticamente, neuralmente e anche telepaticamente, astralmente o etericamente (insomma qualsiasi cosa che finisca in "mente", l'unico strumento che gli occorre davvero) con chiunque nel mondo a sua discrezione, ci chiediamo a cosa le serva il computer (o DUE computers!) se non per stizzire la hostess sull'aereo, dove è proibito usarlo, e per farci vedere qualche altra sequenza pro-epilessia (o nel caso, pro-epistassi); 

"Il Grande Goofer", nel calderone multimediale anche lui... fa sempre la sua bella scena...

l'unica battuta degna di menzione, in quanto frutto di una "rivelazione" della super-mente, è "You never really die"; ma non è certo nuova, e la prospettiva di altre cose simili da vedere in vita la rende oltremodo minacciosa;

fortuna che nei dialoghi c'è anche "Cha-cha ttaragà", che in koreano sembra significhi "Segui quella macchina"; è l'unica cosa da ricordare di tutto ciò. Lucy è uno dei films più decisamente brutti che ricordi di aver visto, dagli anni '70 a oggi. Il mio lettore mi scuserà, ma dovevo farne un post, per scaramanzia.

lunedì 6 ottobre 2014

Mistero volante

Quest'anno la misteriosa Sfinge (del Galio) è apparsa in pieno centro città; mi faccio testimonio dell'evento con le immagini della mitica creatura mentre sugge il nettare dei Pelargonium urbani:


non sono delle gran fotografie, è una roba telefonica; non ho di meglio



Eyes Wide Open

"La paciencia dio sus frutos" è una espressione Spagnola che può avere ancor più significato in Italiano.

source http://coa.inducks.org


"There are lights in your eyes -- they've dawn in them and green grass... and something else... something else.
Some people have light that seems to come out of the center of their eyes... there's something that's so alive in them, you know, it's a quality of awfulness.. Of love, people who can love have those lights. And you've got 'em. The lights are always on, sparkling and warm...
There's some people... In my father the eye was... Has a milkyness to it, and they're flat, there's no light! They look... they look glazed over and dead. I'm terrified that I'm all dead in my eyes like my father... That I inherited an... inability to love." (Tuesday Weld, Susan/Noah)

Queste parole fanno parte di un dialogo in

A safe place di H. Jaglom (1971)

Potrei sbagliarmi, ma questo film parla di me, l'Osservatore, la spia, il sognatore, e il guardatore di films; e l'uomo eterocromatico centrale il cui occhio, parafrasando la protagonista, contiene "l'alba, erba verde, e 'qualcos'altro'"...

(ATROPINA, forse?)

Questo film racconta di una abitante di New York City, Susan a.k.a. Noha ("Noè"--Tuesday Weld)



del suo incontro e della sua relazione con il concittadino Fred (Philip Proctor) 


inframmezzati alle visioni continue de Il Mago (The Magician) - Orson Welles in persona


che la intrattiene con alcuni giochi di prestigio, anche se il suo vero intento -a suo dire- è di fare scomparire qualcosa;


dopo aver provato inutilmente con i tristissimi animali ingabbiati dello zoo di N.Y.C. infine -forse- fa scomparire Mitch (Jack Nicholson) comparso dal nulla nel cuore della notte per divertirsi un po' con la ragazza, 


e con l'inevitabile contrappunto del suo boyfriend; non sappiamo se Mitch fosse una fantasia della ragazza o meno, perché al suo ritorno, dopo aver bruciati i ricordi della coppia nel caminetto, e aver vagolato per la città, con il cuore spezzato Fred la ritrova sola e pronta a riprendere da dove si erano lasciati (il divano), per poi scoprire che la sua amata non esiste fuori dalla sua mente; o viceversa; questo rivela la faccia "diabolica" del mago, che infine se la ride; 

della grossa

La mia ipotesi è che questo film non avesse molto da dire, né da mostrare al pubblico, oltre la verità che -racconta il Mago- sta "oltre il regno della conoscenza", nel "reame sconosciuto" il cui fiume tumultuoso uccide a sassate chiunque cerchi di attraversarlo per sei giorni la settimana, e congela chi lo fa durante il settimo giorno; nessuno è mai tornato da quel regno "di cui nessun uomo conosce il nome" pertanto nessuno conosce la verità, se non la sua propria;

qui vediamo ripetersi due simboli, in primis la stella a cinque punte




e l'arcobaleno associati alla condizione nota come eterocromia centrale dell'iride, che per la quantità di primi e primissimi piani si può considerare la vera protagonista del film:


Jordan Maxwell docet, non è certo un caso che le "stars" del cinema siano rappresentate con una stella a 5 punte (o che siano paragonate alle "stelle del firmamento" in primo luogo) così come per gli hotels, e i gradi militari; d'altro canto il pentacolo, o pentagramma è un archetipo sovrapposto alla stessa forma umana nella sua essenza geometrica, non possiamo meravigliarci troppo del suo potere multi-versale fintanto che abbiamo una testa e quattro arti a rappresentare una stella in fondo ai cieli;


potremmo invece considerare una (rara) coincidenza il fatto che tutti e quattro i protagonisti di questa pellicola -Tuesday Weld, Philip Proctor, Orson Welles e Jack Nicholson- presentino questa particolare colorazione dell'occhio, cosa che del resto sarebbe passata inosservata come capita nella maggior parte dei films, dove l'occasionale close-up sull'occhio è dettato da una esigenza narrativa, perlopiù nella descrizione di un dettaglio che colpisce il protagonista della scena, o in uno scambio di sguardi, etc.; non è invece sicuramente una coincidenza il fatto che tra gli innumerevoli primi piani sui volti degli attori in questo film spesso l'inquadratura si stringa proprio attorno ai loro occhi, ben illuminati, mostrandone chiaramente le qualità eterocromatiche:


il "simbolo" dell'arcobaleno si riferisce qui ovviamente e direttamente, a prova di stupido -con un confronto visivo- alle caratteristiche proprie dell'eterocromia;


i misteri racchiusi nelle modificazioni genetiche che hanno portato alla esistenza di una condizione conosciuta in medicina come eterochromia iridis, sono essenzialmente gli stessi che riguardano ogni questione sulla condizione umana, le domande immortali, i dilemmi eterni dell'uomo sulla propria origine e la propria realtà contingente; 

ma riguardano in particolare chi considera personalmente, e intimamente questa realtà "dall'interno", avendo dedicato un sito alla "CHC" basato sul proprio caso già nel lontano 1997, attivo e rinnovato ancora oggi;


 non si è mai trattata per me di una curiosità frivola, che riguarda i personaggi famosi di cui è facile avere foto in alta definizione su internet; la mia ipotesi è che l'occhio con una iride eterocromatica sia l'esito di una modificazione dell'occhio azzurro a livello genetico, che sia stato ottenuto in seguito a ricerche iniziate dai ricercatori "nazisti" (Mengele, in part.) e propagato in seguito al successo della Operazione Paperclip negli USA, e nelle "colonie" dell'Impero Anglo-Americano dopo il Patto Atlantico;

lo sfondamento della quarta parete


L'idea di includere un brevissimo "fuori scena" (o goofer) con le risate degli attori rivela la
natura rivelatrice del film; niente è meglio nascosto di ciò che è sotto gli occhi di tutti

non dimentichiamo che l'occhio, per la tradizione popolare, in un frammento della antica conoscenza, è "lo specchio dell'anima", riflette cioè delle qualità interiori dell'individuo che vanno oltre ciò che è percepibile attraverso i "cinque sensi", ma vengono di fatto a manifestarsi in una particolare frequenza della energia, ovvero della luce che si propaga riflessa (diffusa) da un occhio con una certa frequenza, occupando un particolare arco dello spettro visibile che viene percepito da un altro occhio; è qualcosa di "visibile" che nel contempo sembra "nascondere" qualcosa d'Altro, il che corrisponde appunto al "riflettere l'anima" in uno specchio, cioè mostrare qualcosa che per la sua stessa natura metafisica non è visibile;

non va dimenticato nemmeno che le ricerche degli scienziati "nazisti" erano basate sulla conoscenza della antica tradizone esoterica, e non sulle fanfaluche materialistiche della scienza moderna; una scienza reale, creativa, propriamente magica, il cui potere fu assimilato a quello simbolico degli dèi (Nordici, nel caso particolare); per curiosità, due film di Kubrick particolarmente densi di simbologie occulte, The Shining e Eyes Wide Shut, sono interpretati da attori eterocromatici che interpretano "gente comune", come nel caso della famiglia Torrance, dove gli attori protagonisti hanno gli stessi nomi dei personaggi, e nel caso dei coniugi Harford, interpretati dai coniugi Cruise/Kidman; quello che possiamo dedurre per certo è che non si tratta di "coincidenze";


l'unica nota critica su A Safe Place proposta da Rottentomatoes, quella di Variety, sembra confermare il mio sospetto che il messaggio simbolico dell'opera -un fiasco su ogni fronte- sia andato perduto nel vuoto; lo staff artistico della famosa testata hollywoodiana confessa più o meno candidamente la propria ignoranza attraverso la sua recensione; non mi risultano altri articoli sul web che trattino di queste particolari caratteristiche del film di Jaglom; ne' molti altri che ne trattino, in generale;
nell'insieme, A Safe Place è abbastanza "insolito" da essere paragonabile a Mulholland Dr. -il capolavoro di David Lynch sul tema della programmazione mentale nel mondo di Hollywood- con tanto di "scatola magica" -qui consegnata dal Mago del Cinema in persona, Orson Welles- che si rivela "vuota", o colma delle "memorie" che costituiscono il film stesso (all'inizio si pratica una "seduta spiritica" informale, che rimanda alla natura "occultistica" della matrice filmica - V. immagine in apertura)


per quanto riguarda l'inflazione di primi e primissimi piani, soprattutto della protagonista, si può dire un prototipo di INLAND EMPIRE, e pur non essendo paragonabile sotto nessun altro aspetto all'opera lynchiana, purtroppo, è certamente un titolo curioso da consigliare al cinefilo e allo studioso di cultura cinematografica; fin troppo interessante per il cinefilo gnostico, ed eterocromatico.

Concludo il sipario del post con questa immagine in cui le tende alla finestra delineano una sagoma "piramidale" (triangolare) con una sezione divisa in alto; può sembrare una scena troppo comune per essere considerata seriamente come una suggestione simbolica; ma di fatto lo è, come tutto può esserlo.


P.S..: come compenso per la sua parte in questo film Jack Nicholson ebbe un televisore a colori!

giovedì 2 ottobre 2014

Settembre

Settembre è finito; questi sono i titoli passati di recente

Juan de los muertos di A. Brugués (2011)
☻☻

La risposta Cubana a Shaun of the Dead; simpatica commediola zombie scalcinata a base di satira politica e piogge di sangue; anzi, rovesci; spartana, ma Cubana;


Sin City: A dame to Kill for di F. Miller, R. Rodriguez (2014)
☻☻+

secondo episodio tratto dai fumetti di Miller, come il primo è praticamente perfetto, ma è pur sempre un fumetto;


The signal di W. Eubank (2014)

brutto trip nel deserto con sospette presenze aliene, basi segrete e mutazioni bioniche; "wtf movie", in più di un senso ma non in quello giusto;



le famose scene eliminate dalla versione distribuita nelle sale, tratte dalla release in Blue Ray, oggi galleggiano nel torrent come cadaveri avvolti nella plastica; imperdibili per gli aficionados, ma anche per chi vuole comprendere perché sono state eliminate; non è un'impresa ardua;


X-Men: days of future past di B. Singer (2014)

prosegue la saga dei mutanti alle prese con le implacabili Sentinelle, dove Wolverine viene spedito negli anni '70 per impedire che Raven, la futura Mistique, combini il disastro; la regia di Singer è solida, gli attori convincenti, ma è soltanto un altro prodotto del merchandise Marvel; notevole la sequenza con Quicksilver in azione a 3600 fps! (nel fotogramma)



One false move di C. Franklin (1992)
☻+

solito fattaccio in un postaccio del Sud (l'Arkansas), con l'eroico sceriffo di provincia e padre di famiglia Bill Paxton contro il cattivissimo Billy Bob Thornton; un film del 1992 oggi sembra un film del 1982!


Godzilla di G. Edwards (2014)

e dopo un titolo simile non c'è proprio altro da aggiungere.

Mondo Lepidottero

2 Ottobre; condivido anche con il mio blog le immagini che testimoniano la mia amicizia cosmica, e la mia storica stretta di mano con una "Ammiraglia Rossa", o Vanessa Atalanta, incontrata come ogni anno a fine Estate nel parco cittadino, e subito divenuta una compagna di giochi psichici;


una simpatia sempre corrisposta per il Vs. blogger zoofilo


la superba creatura


Condivido anche la mia merenda dell'altro giorno, di cui è rimasta solo questa immagine;


i rami che sporgono dai giardini sono una benedizione per il passante; invece i fiori non li colgo, sarebbe un peccato oltreché un crimine; a volte li fotografo, perché sono la mia passione


venerdì 26 settembre 2014

AGNI-TIONEM

o anche "CHI E' IL DIO DEGLI INGLESI?"


da http://it.wikipedia.org/wiki/Agni (grassetto mio)

Presso la religione induistaAgni è il dio del fuoco, figlio del cielo e della terra (rispettivamente Dyaus e Prthivi), è una divinità vedica che rappresenta le forze della luce; è inoltre un invincibile guerriero ed è il signore del luogo della cremazione e del fuoco della foresta; suo è il "calore" generato nelle pratiche yoga.
[...] È raffigurato in forma di uomo rosso con due teste, quattro braccia e tre gambe, occhi scuri e fiamme che gli fuoriescono dalla bocca, sempre a cavallo di un ariete (infatti, da Agni deriva il segno zodiacale dell'Ariete, che è appunto un segno di fuoco). Nelle mani sorregge gli strumenti per ravvivare il fuoco, e il cucchiaio dei sacrifici. Secondo altre rappresentazioni, il suo aspetto è caratterizzato da sette lingue e capelli di fuoco oppure da un corpo dorato, denti possenti, mille corna e mille occhi.
da http://it.wikipedia.org/wiki/Agnus_Dei


Agnus Dei è un'espressione evangelica in lingua latina che significa "Agnello di Dio" e si riferisce a Gesù Cristo nel suo ruolo di vittima sacrificale per la redenzione dei peccati dell'umanità.
Con Agnus Dei o agnello pasquale si indica anche una particolare immagine della simbologia dell'arte ecclesiastica: unagnello che porta una croce, e che rappresenta appunto Cristo.

Questo "simbolismo" è tristemente poco simbolico per il blogger vegano, quando si tratta appunto di "Agnello Pasquale", ovvero di una creatura che è realmente, naturalmente INNOCENTE, che non ha nulla a che fare colle simbologie malate dei Gentili, non potrebbe davvero importargli di meno, ma questo non gli evita di finire scannata, fatta a pezzi, cotta e divorata da coloro per festeggiare la loro maledetta festa di morte
questa è una visione parziale e relativa del fenomeno, mentre la relazione diretta dell'Ariete -il maschio adulto della pecora- che è assimilato al vedico Agni, con l'Agnello -il giovane maschio della pecora- che è simbolo del cristo (K-R-S-T) giudeo, è qualcosa di naturalmente inconfutabile; sono la stessa cosa, in due età -tempi, o modi- differenti;
l'apparente contrasto fra il candido agnellino, in Latino agnus, vittima sacrificale della superstizione umana, e la figura descritta e rappresentata in termini alquanto diabolici, con tanto di pelle rossa, corna e fuoco, della divinità Indiana di Agni, considerato un "Dio della Luce" (come Lucifero?), trova una possibile chiave nel ruolo di quest'ultimo come "accettatore" e "ministro" dei sacrifici (http://en.wikipedia.org/wiki/Agni);
Nel Rigveda Agni definisce il personaggio divino e l'energia stessa, rappresentata dal fuoco, che egli impersona; questa distinzione è necessaria nella nostra lingua, mentre ovviamente non lo è nella lingua sacra per antonomasia, il San-scrito, dove le parole hanno un valore e un significato reale e immutabile, corrispondente a concetti tradizionali, eterni, che noi conosciamo solo nella versione "filosofica" -ma niente affatto sacra, al di là del nostro personale amore per il sapere- dell'archetipocome leggiamo ancora su Wikipedia, il particolare tipo di sacrificio dedicato dai fedeli ad Agni corrisponde a quello definito "olocausto" (ovvero completamente consumato dal fuoco) nella versione Greca dell'Antico Testamento;
la ambiguità linguistica, di cui non voglio preoccuparmi oltre, riguarda la ovvia assonanza tra Agni e Ignis, che in Latino è, perlappunto, fuoco; 
Wikipedia Italia prosegue:
"La sua principale manifestazione è "il fuoco che brucia sull'altare dei sacrifici"; brucia i demoni che minacciano di distruggere tali sacrifici ed è un mediatore tra gli dei e gli umani da cui i sacerdoti comprendono molto sulla vita dell'aldilà. In questa divinità persiste anche la concezione di "fuoco universale" che nell'uomo si individua nel calore della digestione (infatti, secondo l'Ayurveda, Agni è il fuoco vitale, che anima tutti i processi biologici, e rappresenta il metabolismo digestivo) e nel moto animico della collera e del "bruciante pensiero"." (Ibid.)

Lascio al mio lettore il piacere della ricerca a partire da questi indizi, mentre il mio post è dedicato ad una scoperta che non lascia dubbi di sorta; "Scripta Manent," e lo troviamo scritto sul sito ufficiale della CEI:

 Apocalisse 11, 8 - I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso
e nella versione Inglese autorizzata della Bibbia di Re Giacomo (Cambridge Edition):
 Revelation 11:8 - And their dead bodies shall lie in the street of the great city, which spiritually is called Sodom and Egypt, where also our Lord was crucified.
(Trad.: E i loro corpi morti giacerannno sulle strade della grande città, che è spiritualmente chiamata Sodoma ed Egitto, dove anche il nostro Signore fu crocifisso)

(enfasi MIA)
Lo stesso libro (Apocalisse/Rivelazione) lo stesso capitolo (11) lo stesso versetto (8) ma non le stesse parole; come se non bastassero le discrepanze tra le versioni antiche, tra il Greco e l'Ebraico e il Latino, quello che separa la versione Italiana moderna da quella Anglosassone "autorizzata" (la King James Version) è un vero abisso, e il fatto che per gli Inglesi il significato di "Egitto" sia SPIRITUALE, mentre per gli italofoni è SIMBOLICO, rappresenta un altro enigma di questo libro di enigmi, l'anima del Mistero Occidentale.
Io non altro da aggiungere a proposito, sono un ricercatore e un osservatore; ho ricercato, ho trovato, e ora osservo ciò che ho trovato con la stessa incredulità del mio lettore:
certo, in un vasto corpus mitologico di scuola cabbalistica, dove ritroviamo intrecciati miti, mitologia, eventi, personaggi, simbologie e simboli tra i più antichi, la cui leggera patina dell'ebraismo, lo zucchero a velo sulla torta, per così dire, oggi rappresenta tutto ciò che è accessibile all'utenza spirituale cattolica, c'è ben altro che meriterebbe tutta la nostra attenzione, come di fatto se l'è meritata durante i tanti anni del mio percorso gnostico; e come si è detto già le questioni che riguardano la translitterazione di certi nomi, epiteti, termini particolari, può impegnare uno studioso di professione per una vita intera; se poi parliamo addirittura di traduzioni, come quella fatta nel 1611 per il Re Giacomo I (e VI, e Figlio di Maria Stuarda, derivata da diverse fonti compresa la Vulgata, si rischia di cadere nel ridicolo profondo, oltre alle eventuali emicranie; infatti, non voglio dilungarmi oltre, riporto solo ciò che troviamo stampato oggi sul "Libro dei Libri", nelle due distinte versioni che a tutt'ora sono le più diffuse, le uniche "bibbie ufficiali" in circolazione in Italia e nei Paesi Anglosassoni. Oltre il dilemma fondamentale che rappresentano questi versi, ovvero quale Signore sarebbe stato crocifisso in Egitto, o a Sodoma, e quale dovrebbe essere il significato, spirituale e/o simbolico di questo duplice nome, c'è il dilemma che riguarda l'appartenenza del Signore stesso; e' il nostro o il loro Signore che fu colà crocifisso? E se questa pare una questione di lana caprina per qualcuno, non possiamo nemmeno immaginare che gli autori, i copiatori, i traduttori di queste parole, abbiano trattata con leggerezza una simile questione; perché il Signore degli ebrei (in teoria) non era quello degli Egizi o dei Sodomiti, e di certo si tratta di un Signore con la S maiuscola. 
Un altro punto (interrogativo) a nostro sfavore.

lunedì 15 settembre 2014

A farro e fuoco

Oggi voglio appuntare nel mio blog qualche altra breve informazione nutrizionale, a proposito del farro, in particolare quello che ha costituita la mia cena odierna, lo spelta; 
ancora una volta non occorre spulciare siti di "nutrizionismo alternativo" per ottenere le informazioni necessarie, si tratta solo di prestare la dovuta attenzione all'argomento:
ci interessiamo qui delle CARATTERISTICHE ALIMENTARI, per come sono esposte su Wikipedia:

Povero di grassi, ricco di fibre, di vitamine e di sali minerali e di ferro.  Nel farro è presente anche il glutine, ma una forma di glutine leggermente diverso rispetto al glutine del frumento ed è per questo che è considerato più digeribile.  La coltivazione del farro è stata rivalutata negli ultimi anni, in particolare modo da aziende agricole interessare alla produzione biologica essendo una pianta rustica che non necessità di chimica per la sua coltivazione, ed anche per le sue ottime proprietà nutrizionali.  Con la farina di farro è possibile fare un ottimo pane con un gusto più aromatico rispetto alla farina di frumento.  Il farro è uno dei tipi di frumento meno calorici: 100 g apportano circa 340 kcal; inoltre contiene l'aminoacido essenziale metionina, carente in quasi tutti gli altri cereali.  Il farro contiene rispetto ad altri cereali buone quantità di vitamine del gruppo B e anche proteine. (SIC - http://it.wikipedia.org/wiki/Farro#Caratteristiche_alimentari - Corsivo aggiunto)

Fingiamo di non sapere che qualcuno considera il Triticum Durum, o "grano duro" responsabile di un avvelenamento cronico e multi-generazionale in atto da oltre quarant'anni; per quanto mi riguarda, lo specchietto qui sopra sarebbe già abbastanza per convincermi di non aver mai fatta la scelta giusta per quanto riguarda la mia alimentazione, e in particolare per ciò che da queste parti viene considerato il cibo per antonomasia, la base stessa dell'alimentazione "mediterranea", il pane, assieme all'altro prodotto derivato dal "grano duro", la pasta; riguardo la fatidica metionina, essa è un amminoacido essenziale, ovvero 

che un organismo vertebrato non è in grado di sintetizzare da sé in quantità sufficiente, ma che deve assumere con l'alimentazione.

(http://it.wikipedia.org/wiki/Amminoacidi_essenziali) -- ne leggiamo sempre su Wikipedia alla voce metionina:

"...È anche un potente acidificante delle urine, utile per il controllo di batteri patogeni ed inoltre di grande impiego per il trattamento di alcuni tipi di calcoli renali e delle vie urinarie"

(http://it.wikipedia.org/wiki/Metionina)
come spesso capita, la versione di Wikipedia in Inglese è paradossalmente più generosa di informazioni, e per il mio lettore riporto un elenco parziale degli alimenti che contengono metionina in quantità rilevante; questa annotazione è di carattere personale (mi ricordo meglio tutto ciò che scrivo) e quindi faccio volentieri  a meno di riportare ogni tipo di cadavere più o meno macinato che troviamo elencato nella tabella (qui per intero in Inglese):

  • semi di sesamo
  • noci del Brasile
  • germe di grano
  • avena
  • arachidi
  • ceci
  • mais, giallo
  • mandorle
  • fagioli pinto, cotti
  • lenticchie, cotte
  • riso integrale, grano medio, cotto

Riguardo i benefici derivanti dal consumo regolare di questo amminoacido essenziale, ne leggiamo su aminoacidstudies.org: 

"... la deficienza di L-methiotina può causare o esacerbare i sintomi di depressione e allergie e portare ad un accumlo di tossine."  (http://aminoacidstudies.org/l-methionine/)

oltre ai cibi di Wikipedia, il sito aggiunge alla lista (ovviamente qui censurata):

  • vegetali verdi
  • broccoli
  • germogli
  • spinaci
e ancora, dallo stesso articolo:

"La L-metionina è responsabile della riduzione dei livelli di istamina nel sangue, motivo per cui può risultare positiva contro i sintomi allergici. Inoltre, è importante nella regolazione dell'equilibrio acido base e produce gli atomi di zolfo necessari in vari processi chimici organici. In questo modo può contribuire alla detossificazione da metalli pesanti (come il mercurio delle otturazioni dentali) attraverso la formazione di complessi e di cartilagini." (http://aminoacidstudies.org/l-methionine)

a questo proposito, sarà interessante approfondire con questo articolo di Wikipedia: 
http://it.wikipedia.org/wiki/Chelazione


Il farro, tra parentesi, è un alimento più che ottimo, delizioso, e la sua consistenza si può paragonare solo a quella del khorasan (Triticum turanicum) --altresì noto con il nome di "Kamut" (il quale è un marchio registrato negli USA) --  uno dei pochi cibi che rendano tutta la bontà naturale malgrado la cottura, senza la quale sarebbe impossibile consumarli; per le questioni più "pratiche", leggiamo su Cibo360 in un articolo dedicato al famoso Farro della Garfagnana (IGP):

"Il farro è, storicamente, uno dei cereali più antichi di cui si ha testimonianza, sembra che le prime coltivazioni di farro risalgano al 7000 a.C. in Mesopotamia, sicuramente era un cibo molto consumato dai Greci e dai Romani, ma poi, durante il Medioevo al farro sono sttai preferiti altri cereali, come il frumento. Le ragioni dell'abbandono, quasi in tutta Italia, della coltivazione del farro risiedono in una questione puramente pratica e commerciale: il farro, infatti, ha una bassa resa per ettaro e la sua raccolta è molto difficoltosa, in quanto i chicchi etndono a cadere sul terreno una volta maturi." 
(SIC -- corsivo aggiunto --  da http://www.cibo360.it/qualita/certificazioni/cereali/farro_garfagnana.htm)

Nel caso, a questo punto rileggetevi quel vecchio post sul durum, che tra i grani è sicuramente il più duro da mandar giù; io sto già pensando al miglio (Panicum miliaceum), che forse è anche migliore del farro, perché non contiene nessun tipo di glutine.

Quello di cui mi sono reso conto nel frattempo è che, in un Paese dove già il pane comune costa uno sproposito, e in una regione particolare del Paese dove il pane è un'arma chimica (cosa che non migliora certo la situazione già tragica riguardante la scelta della materia prima) ogni genere di alternativa al grano duro viene venduta a prezzi addirittura offensivi per l'utente alimentare medio; la stessa cosa vale per la pasta; mezzo chilo di pasta comune costa attorno all'euro, le paste di farro, di khorasan, di canapa, ma persino quelle di riso costano almeno il doppio, e fino a quattro volte tanto; il racket del grano non lascia molte speranze di poter migliorare la propria alimentazione, se non pagando a caro prezzo questo cambiamento che io considero fondamentale, e di cui riconosco i grandi benefici a pochi mesi dall'inizio della sperimentazione su me stesso; benefici, in ogni caso, indescrivibili. Ma il punto è che non si tratta di "mangiare meglio", come abbiamo visto, si tratta innanzitutto di non avvelenarsi mangiando, e una volta fatto questo si possono poi apprezzare gli effetti che degli alimenti sani, e tutti teoricamente "economici" (una teoria che non si confà alle leggi del mercato, ma soprattutto del supermercato) possono avere su di noi.

ADDENDUM: PANE PER I NOSTRI DENTI?



FARINA
rum. faina; prov. e cat. farina; fr. farine; port. farinha; sp. harina = lat. FARINA, da FAR farro, grano, di cui sembra forma aggettivale (v. Farro)




da "Il consumo e i regimi alimentari" -- Il Mondo dell'Archeologia (2002)

Sumeri

"Esiste in sumerico un'amplissima terminologia relativa ai diversi prodotti della macinatura, che differenziava tra semole utilizzate per la panificazione e semole (soprattutto di orzo e farro)"

Mesopotamia

"Il pane, inoltre, non era di norma lievitato, perché l'uso del lievito non si confaceva al tipo di cereale generalmente usato (farro), particolarmente povero di glutine. "

Comunità Egee dell'età del bronzo

"Dal repertorio dei dati archeobotanici si può ben comprendere come anche il farro e l'orzo, elementi base della produzione cerealicola, dovessero indubbiamente costituire una parte essenziale della dieta alimentare."

"...L'alimento più comune doveva essere in ogni caso la zuppa di orzo, o un porridge fatto con il farro o con la farina d'orzo."

Mondo Etrusco-Italico

"La specie di grano più diffusa era il farro (Triticum dicoccum), facilmente coltivabile anche in terreni poco dissodati, ma è probabile che, almeno in alcune aree, fossero coltivate già all'epoca qualità più nobili di frumento, che fornivano farine più raffinate e adatte alla panificazione, come la siligo, che in età romana era prodotta a Chiusi, Arezzo e Pisa. Almeno inizialmente, il farro veniva consumato sotto forma di pappa bollita con l'aggiunta di acqua o latte, come avveniva anche
presso le popolazioni italiche; ancora in età imperiale Marziale (XIII, 8) citava le clusinae pultes, una sorta di polenta a base di farro tipica di Chiusi e la farinata (farrata) era considerata da Giovenale (XI, 109) tipica della cucina etrusca. I rinvenimenti archeologici, nell'età del Ferro, confermano le notizie riportate dalle fonti: nell'abitato di Luni sul Mignone, di epoca protovillanoviana (X sec. a.C.), i rinvenimenti paleobotanici hanno attestato il consumo di cereali (Triticum dicoccum e/o Triticum spelta, orzo) e legumi (fave, lenticchie e ceci)."




da I pasti e le bevande nell'antico Egitto

“L'Egitto era un paese agricolo e offriva molti tipi di cibi: grano, orzo, farro, sesamo, aglio, fave, lenticchie, cipolle, fichi, datteri, melagrane e uva. Il pane, invece veniva impastato con farina di farro o di orzo, che era l'alimento essenziale. Esso veniva consumato semplice o arricchito con grasso e uova, oppure addolcito con miele e frutta”




Un chicco di farro agli albori della civiltà

"Il farro è con tutta probabilità il primo tipo di frumento che l’uomo ha iniziato a coltivare e raccogliere, sin dai tempi del Neolitico. Per i Romani era strumento di paga dei legionari, che d’altra parte di farro si nutrivano durante le lunghe campagne militari in Europa. Varie ricerche hanno seguito le tracce del farro nell’antichità, concentrandosi sull’area della cosiddetta Mezzaluna Fertile, in Medio Oriente. Là, secondo un team di scienziati norvegesi che ha esaminato il DNA di 68 specie di farro, è nata la coltivazione del cereale, oltre 11mila anni fa. Come riportato sulla rivista Science, le varietà di farro coltivate all’epoca appaiono molto simili a quelle selvatiche. Scegliendo le spighe con chicchi più grossi, col fusto più robusto e usandole come sementi, le popolazioni dell’area avrebbe selezionato la pianta, favorendo nell’arco di poco tempo il passaggio da una civiltà di raccoglitori a una di agricoltori. Dietro al farro e alle sue caratteristiche particolarmente favorevoli, dunque, potrebbe esserci una delle ragioni della nascita delle prime civiltà agricole umane."



da Il farro dall'antica Roma ad oggi

"Questo cereale fu definito da Plinio il Vecchio “il primo cibo dell’antico Lazio” ed era, di fatto, alla base dell’alimentazione degli Etruschi prima e dei Latini poi. Sono molteplici le testimonianze di quanto il farro fosse importante nell’antica Roma. In base alle XII tavole della Roma Repubblicana (V secolo a.C.), persino gli schiavi avevano diritto ad una razione giornaliera
di “far” ed è altrettanto noto che l’unica forma di matrimonio riconosciuta era la confarreatio, durante la quale ai due sposi veniva offerta una sorta di focaccia preparata con la farina di farro.

Per la sua valenza nutrizionale veniva impiegato anche tra i legionari romani, che portavano con loro un sacchetto con diverse razioni di farro. Va menzionata anche la puls, una polentina preparata con farina di farro e acqua o latte, condita con pepe e sale, oppure con il garum, una salsa simile all’attuale pasta di acciughe.

Il suo impiego rimase ampio anche nel Medioevo e nel primo Rinascimento, prima di essere soppiantato da quello del frumento."



da Il farro La «pastasciutta» dei romani

"Si dice che il l’Impero romano fu fatto più con il farro che con il ferro. In effetti fu il «carburante» energetico grazie al quale le legioni romane poterono conquistare il mondo. Il farro infatti era la base dell' ’alimentazione militare. Ai legionari ne veniva distribuiva mensilmente una certa quantità, il cui valore veniva detratto dalla paga. I soldati partivano per la guerra con un pugno di questo cereale nella bisaccia, masticandone i chicchi durante la marcia."



-- Ritengo che, se non altro la varietà delle fonti da cui provengono gli articoli succitati dovrebbe essere sufficiente ad affrancare la validità di queste informazioni al di fuori del contesto propagandistico anti-culturale globale, come quello che -ad es.- ha rimosso dal nostro vocabolario il significato originale del termine "farina" -derivato da "farro"- per assimilarlo più o meno esclusivamente a quello della semola di "frumento", o semplicemente "grano" (Triticum aestivum - T. durum...) così come i due "prodotti tipici" onnipresenti nel menù dell'Italiano medio, il pane e la pasta.
Il farro era coltivato e utilizzato regolarmente nell'alimentazione quotidiana di Sumeri, Babilonesi, Turchi, Elleni, Egei, Fenici, Egiziani... Insomma, la realtà alimentare e nutrizionale dell'antichità che vediamo riassunta brevemente qui sopra, e che abbraccia un periodo di millenni in cui si susseguirono tutte le grandi civiltà sorte nel bacino del Mediterraneo e nel vicino Oriente, era fondata sull'impiego di vari cereali -miglio, orzo, riso- fra i quali primeggiava sempre il farro, una coltivazione oggi ridotta ai minimi termini per via della sua scarsa resa (economica, non certo energetica!);
il consumo alimentare di canapa -così come il suo uso in ogni aspetto della vita quotidiana degli antichi- è in genere inevitabilmente trascurato -o meglio, oscurato- per ovvii motivi nelle "fonti ufficiali"; quello è probabilmente il vero "cibo degli dèi", per il corpo così come lo è per la mente; ma questa è un' altra storia;
questo breve excursus che consegue alla mia personale, felice ri-scoperta dell'Antico Grano, il cui gusto sublime e la cui consistenza straordinaria hanno risvegliato in me l'interesse per ciò che è lecito chiamare cibo, ribadisce un concetto importantissimo nella nostra dieta filosofica come in quella alimentare, che non bisogna prendere mai, assolutamente, nulla per scontato;
come nel caso della bontà del pane
il pane non è buono, se non per il suo particolare gusto al quale siamo stati abituati fin da bambini; come è noto, siamo in grado di abituarci veramente a tutto senza che l'abitudine sia in qualche modo positiva, e in genere tutto ciò che è abitudine tende a essere l'opposto; questo vale per ogni sorta di droga, dall'eroina al caffé e dal tabacco allo zucchero raffinato, passando per i carboidrati (zuccheri complessi);
la mia personale conclusione è che molto probabilmente il grano moderno, il cosiddetto grano duro, classificato come Triticum durum, è il peggiore tipo di grano che sia mai stato possibile ottenere nella storia dell'umanità, che esso rappresenta uno dei gravi problemi che oggi affliggono l'utenza alimentare globale, e da quanto si è potuto capire i così detti "celiachi" si possono dire fortunati perché il loro organismo risponde prontamente all'offesa prima che in esso si sviluppi una qualche sindrome patologica di sorta: in genere smettono di mangiare pane e pasta e affini, e tutto si risolve bene, mentre i non-celiachi -la maggioranza della popolazione- che si ostinano a mangiare il loro "buon pane quotidiano" continuano a intossicarsi giorno dopo giorno e anno dopo anno, ignari delle cause di tanti, strani, diversi e inspiegabili sintomi che in alcuni casi possono risultare invalidanti.
Sulla reale, scientificamente provata, e grave perniciosità del “frumento”, invito ancora alla lettura dell'articolo seguente: http://www.greenmedinfo.com/page/dark-side-wheat-new-perspectives-celiac-disease-wheat-intolerance-sayer-ji

Infine, una curiosità enciclopedica per chiudere il post in bellezza (Trad. mia):


ETIMOLOGIA

L'etimologia della parola Italiana farro è probabilmente derivata dal Latino Volgare farrum, dal Latino far, farris, 'tipo di grano' (come in 'farina' (cibo)); [in Inglese, N.d.T.far è derivato dalla radice Indo-Europea  *bʰar-es- : 'spelta' che diede origine anche al termine Inglese barley, all'Albanese bar: 'erba', allo Slavonico  брашьно (brašĭno) : 'farina' e al Greco  Φήρον (Phḗron): ' deità pianta'

Corsivo e grassetto, ovviamente, sono tutti miei.

Addendum (11.27.14): a proposito del temibile Triticum Turgidum Durum, leggiamo su WiseSociety:

Il grano duro più usato nel mondo per la panificazione si chiama Creso ed è un grano geneticamente modificato, ottenuto nel 1974 in Italia dall’ ENEA attraverso un incrocio tra la varietà messicana Cymmit e l’italiana Cp B144, mutante del grano Senatore Cappelli sottoposto a irraggiamento di raggi gamma o raggi x. Oggi la quasi totalità di pane, pasta, dolci, pizze, certi salumi, capsule per farmaci, ecc., è ottenuto nel mondo da questa varietà di grano duro. Alcuni studi scientifici hanno lanciato il sospetto che l’uso di questo grano e delle varietà che ne sono derivate, a causa del suo contenuto di glutine più elevato del normale, sia la causa dell’aumento nel numero di casi di celiachia. I prodotti biologici possono essere un’alternativa solo in parte perché le sementi usate possono sempre essere della varietà Creso.
(http://wisesociety.it/alimentazione/varieta-e-valori-alimentari-del-grano/)
Io del grano "Creso" non avevo mai letto o sentito parlare fino ad oggi... Che strano...