giovedì 11 settembre 2014

Nuovo Lago Paradiso

Eden Lake di J.Watkins (2008)

Il genere horror è sempre stato particolarmente generoso di sottogeneri, di cui quello country/folk è tra i più abusati; l'incipit con la coppia o il gruppo di turisti sprovveduti che finiscono inevitabilmente nelle grinfie di uno o svariati (fino a 2,000) pazzi forsennati armati di scure, falce, o qualunque attrezzo da usarsi impropriamente e con violenza inaudita, è uno dei clichès più consunti a memoria d'uomo, assieme ad ogni stereotipo della fauna umana locale, e dell'ambiente idilliaco che si rivela improvvisamente ostile;

Oh Green World... Don't desert me now...

questo elegante caso particolare dal Vecchio Mondo contempla la solita base di hillbillies sciroccati pronti a far la festa alla coppietta di cittadini, dove la solita minestra è speziata con qualche tocco raffinato di "exploitation off", à la Haneke, senza mostrare particolare simpatia per gli effetti speciali, accessori di scena ben dosati nell'insieme; 

"Va bene, avete ragione! Quel film era una vera vergogna!" sembra dire il povero Mike ai suoi aguzzini

qui non è l'accento pesantemente Gallagher della gang di bifolchi assetati di sangue a fare la differenza maggiore, rispetto al tradizionale "americanaccio" delle comunità bucoliche degli horror statunitensi, quanto la loro età; si può parlare quindi di un raro fenomeno di hillbullies, di ragazzini in età scolare che giocano estremamente pesante anche con i malcapitati adulti e non mostrano il minimo indizio di pietà, insistendo con la loro straziante parlata dialettale e l'occasionale pugnalata al fianco; ma nemmeno questa è una novità; 

Ma si usa ancora postare i video di gente arsa viva su Facebook? Forse nelle campagne Inglesi...
abbiamo visto praticamente già tutto anche all'interno di questo sottogenere, compresi i minori-killer privi di identità o umanità di sorta, tra cui ricordiamo ad es. Ils (2006), e il più recente e più ambiguo Hors Satan (2011), con la sua strana prospettiva in controcampo estatico;
sull'esempio del memorabile Deliverance (1972), Eden Lake mantiene le distanze dal sottogenere attraverso il suo messaggio ecologico di fondo, dove il nuovo stereotipo dello hillbully incarna la natura semi-selvaggia di un habitat violentemente antropizzato, in cui la cieca ignoranza del volgo si sposa alla bieca insofferenza e al malessere recondito dell'urbe; 

Sicurezza, è la parola-chiave

lo scenario incantato su cui si svolge la scena, il Lago Eden del titolo, è in effetti una cava allagata, l'esito di un intervento umano disastroso che ci rimanda appunto al "contrasto selvaggio" magistralmente messo in scena da Boorman; il film inizia dove quello era finito, ma non ha nient'altro di interessante da dire a proposito; in compenso ci vorrebbero i sottotitoli per capirlo;

SPOILER! l'ennesimo colpo-di-scena: uscita quasi intatta dall'incubo forestale la poveretta sta per essere investita da un furgone. A un passo dalla tragedia, quella associata al titolo Long Weekend (2008)
Le analogie con il capolavoro boormaniano non vanno oltre, il film di Watkins si risolve con un ripasso generale della messaggistica pedagogica adeguata al grande pubblico, la violenza genera solo violenza, cane mangia cane, chiodo scaccia chiodo, non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire, i panni sporchi si lavano in famiglia, contadino scarpe grosse e cervello fino, chi va al mulino si infarina, una mano lava l'altra, etc. etc. L'abissale divario tra la mentalità del cittadino raffinato, che vorrebbe solo godersi un weekend sulle rive della vecchia cava allagata prima che l'edilizia deturpi il panorama, e quella del giovane popolano che vuole solo ascoltare il rap a manetta sulla stessa spiaggia, bere birra e sniffare colla, permangono nella medesima situazione di stallo iniziale, millenario, con la conferma dei nostri peggiori sospetti impietosamente posta a chiusura del dramma, e la minaccia inesorabile che le cose non cambierannno nei millenni a venire; ma perlomeno non è la minaccia di un sequel.
Fassbender (visto di recente in The Counselor) non mi ha mai convinto in nessuna delle sue prove d'attore, e continua a non farlo qui; certamente quella di Kelly Reilly (Mary in Sherlock Holmes) è di qualità superiore

(probabilmente la sua epidermide ne ha beneficiato, grazie allo strato di fango che la ricopre per una buona metà del film)
ma non mi risulta convincente comunque; il migliore è forse il giovane Jack O'Connell (This is England) che come bastardo psicopatico a capo della mini-gang risulta se non altro veristico

"tha fook you meant with that?"

Non conosco gli altri lavori di Watkins, che è diventato famoso per il pupazzo di neve assassino Jack Frost (1 e 2, per ora) e forse soltanto per il mio inguaribile senso di autostima temo che non li conoscerò mai.  Chi si accontenta gode, o almeno questo è quanto suggerisce il suo film.

Prima o poi dovrò invece convincermi a guardare anche 2,000 maniacs! (1964) e ancor prima Brigadoon (1954), il famoso musical al quale fu ispirato...
Prima o poi, lo farò.

P.S.: l'altro giorno ho scoperto che è possibile modificare gli articoli postati su Facebook prima di condividerli; è capitato proprio con la più minacciosa notizia possibile, l'avvertenza dell'astrofisico Stephen Hawking riguardo la pericolosità degli esperimenti con certe particelle atomiche... ed è finita così:


a tarallucci e vino!

Vita Proibita

Dopo questo interessante articolo
pubblicato ieri su WestInfo, a cura della Commissione Globale per la Politica delle Droghe (cliccare il titolo per leggere il PDF online) dove si propongono alternative sensate alla "drug war", colgo volentieri l'occasione del post di Cannabis Training University su Facebook per ornare degnamente il mio post di oggi, perché questo:


è il tema;

oggi sono in bolletta, tanto per cambiare; non è ancora finita l'estate e io ho appena i soldi per mantenermi in vita a stento;  nel mio cassettino mi restano un paio di biglietti di banca, ma non quelli del colore giusto, e una cifra approssimativamente stimata di 140.000 euro; ma come, si chiederà il lettore, sei "in bolletta" e hai 140.000 euro nel cassetto? Ma come è possibile una simile assurdità?

Questa mattina il cielo è grigio, e dopo la grandinata colossale di questa notte il tempo non promette niente di buono; ho tutto il tempo di descrivere la situazione, questa realtà assurda, intollerabile, semplicemente vergognosa, in cui gravito qui e ora, prima del risotto alla milanese vegan della mamma; 
senza quello oggi non mangerei, tanto per cambiare, eppure ho più di centomila euro proprio qui, nel mio cassettino;

la stima è basata su un conto approssimativo dei semi di cannnabis indica che ho raccolti negli ultimi mesi; sono (sempre stato) un consumatore, non uno spacciatore né un coltivatore, anche se la mia unica esperienza in botanica -nei remoti anni '90- è stato un evento memorabile per qualcuno; 
sono un semplice consumatore, e consumando, si sa, capita sempre il semino che non si può buttare, perché è sacro quanto la canapa ed è anzi l'anima stessa della canapa, ogni seme è una pianta pronta a nascere, e pur di non gettarli li raccolgo in uno scatolino che tengo nel cassetto; inutilmente;
i semi di canapa sono forse il cibo perfetto per l'uomo, ma ovviamente io sono un "consumatore abituale" delle infiorescenze; con la fibra di canapa è possibile costruire una casa, un'auto, un letto, un computer, o qualunque altra cosa, ma questo non mi importa, sono un drogato di fiori, e tutto il resto se lo possono tenere;

"conto" di avere raccolto un centinaio di questi semi, che in altre circostanze potrei piantare e crescere facilmente, a qualunque latitudine, e rivendere poi sul mercato nero al costo medio attuale di sette euro al grammo; calcolando una media (bassa) di duecento grammi di infiorescenze da ogni pianta, otteniamo così la stima (bassa) dei 140.000 euro;

adunque questo è il paradosso che vivo qui e ora, e l'ho sempre vissuto da che ho iniziato a fumare, il paradosso del consumatore che non ha i mezzi né lo spazio adeguato per essere un produttore, e provvedere naturalmente e direttamente al proprio fabbisogno quotidiano, che per quanto posso ricordare è anche una delle più grandi soddisfazioni mai conosciute; la legge non consente di curarsi da soli perché la cannabis, il più grande nemico del malessere umano, a differenza dei farmaci di sintesi tende a guarire le peggiori malattie come cancro, sclerosi multipla, AIDS, etc.;
la coltivazione di questa pianta è ancora illegale nel nostro Paese, come nella maggior parte dei paesi del mondo; per questo, e solo per questo motivo, è possibile vendere e comprare il fiore secco di una pianta, non trattato o elaborato in alcun modo, alla cifra inaccettabile di sette euro al grammo (le varietà d'importazione possono arrivare fino a quindici euro);

ho riassunta ancora una volta questa condizione vergognosa vissuta sotto il regime proibizionista, che è sempre stata una offesa all'intelligenza dell'uomo, che viene mantenuta dal 1937 a oggi ed è aggravata ogni  giorno dalla sua mera esistenza nel nostro sistema legislativo, nel momento in cui mi ritrovo a fronteggiare ancora una volta i miei bisogni di consumatore, di paziente, di essere umano creativo e consapevole, e di consumatore in bolletta, che deve rivolgersi ancora una volta alla fantomatica "mafia" per avere i suoi fiorellini sacri, la sua "pianta magica" e terapeutica, una cosa che potrebbe avere in quantità più che sufficiente per sé in ogni stagione, in ogni momento, senza grandi sforzi e nessuna spesa oltre l'innaffiatura quotidiana;
è l'ennesima occasione per esprimere il mio più profondo, solenne, insopprimibile senso di vergona nei confronti di quelli che dovrei considerare i miei simili, di tutti coloro che accettano l'assurdità delle piante proibite, che sappiamo istintivamente essere buone per l'uomo (e per le quali abbiamo una preferenza naturale) come la canapa, il papavero, la coca, senza nemmeno dimostrarsi contrari a questo abominio;
io credo che per quanto mi riguarda in genere basti un'occhiata per comprendere quanto sono contrario a tutto questo, ma sono anche un blogger, e di tanto in tanto devo postare; è un effetto collaterale desiderabile;

ieri sera ho visto

Identity di J. Mangold (2003)
☻☻

che era tra i pochi titoli mai letti o sentiti prima in una qualche top-twenty dei migliori thrillers su internet; 
il film ha dei numeri al di là del solido cast, con il solito inerte John Cusack protagonista e il sempre sorprendente Ray Liotta qui preso in prestito; soprattutto nell'avvicendarsi -è il caso di dirlo- iniziale di misfatti e accidenti che portano un gruppo di persone a rintanarsi nel canonico motel sperduto in una notte di tormenta (cosa che peraltro coincideva con il meteo locale di questa notte); 


con l'imbrogliarsi esponenziale dei singoli casi che si intrecciano a formare il tessuto narrativo e la rivelazione dei personaggi l'interesse inizia presto a scemare (sono tutti Americani!) e per quanto mi riguarda al "climax" del film è corrisposto un principio di noia, che non mi ha impedito comunque di vederlo tutto senza skippare una sola sequenza; il finale è decisamente catastrofico in un senso non-teatrale, e se per alcuni titoli può valere tutto il film in questo caso sarebbe la parte da evitare; potrei concludere che tutto sommato Identity è una fregatura, ma non ne ho avuta notizia fino agli ultimi minuti, e questo si può considerare un pregio; consiglierei quindi al mio lettore la visione del primo tempo, e qualunque cosa si possa inventare per il secondo sarà senz'altro migliore di quello che è. Se non che egli sia uno sceneggiatore Londinese figlio di uno sceneggiatore Londinese, che nelle sue note biografiche su Wikipedia si trova citato il pargolo come autore di questa sceneggiatura; non è proprio quello che io direi lusinghiero, per nessuno dei due. 

martedì 9 settembre 2014

Nuvologia applicata

Un bel giorno di primavera, anzi una pessima giornata -il 23 Marzo 2014- il cielo prometteva tuoni e fulmini ma infine non cadde nemmeno una goccia; il blogger vagava per le strade, e fu testimone di questo evento celeste unico, sconcertante e per certi versi spaventoso ma in qualche modo eccitante, che ho fotografato con il telefonino; le immagini, non soltanto per la scarsa risoluzione, non rendono minimamente l'impressione che io me ne sono fatta camminandoci sotto, e osservando il fenomeno nell'insieme, cioè che il cielo in quel momento fosse piegato, curvato, inclinato in qualche modo rispetto alla terra, e che il movimento sopra di me non riguardasse soltanto le nubi, le quali erano soltanto la parte visibile di uno sconvolgimento immane:




come è ovvio, non erano quel tipo di nuvole che sono solito fotografare in cielo:


e per quanto mi riguarda, giurerei che quel giorno c'erano delle presenze nascoste tra le nubi:


La strana e poco estiva estate seguente, che prosegue ancora oggi, è stata caratterizzata da una quantità di "cirri pleonastici", ovvero non soltanto dei così detti cirri ("ricci") di cui ho collezionati alcuni scatti:




ma anche da un numero di piccole "virgole" simili a queste, per così dire aggiunte in un angolo a moltissimi cumuli; dopo quel fatidico spettacolo della inclinazione celeste, ho vista una quantità \di cumuli nei mesi seguenti posti in posizione diagonale:



con una tendenza alla verticalità rispetto alla lunghezza del cumulo:





però il fenomeno nuvologico più duraturo e persistente di questa stagione è anche il più interessante, e riguarda la forma dei cumuli, che mai come quest'estate hanno mostrate delle caratteristiche geometriche quasi-regolari, ovvero una tendenza dei bordi alla rettitudine, che per quanto ne so è sempre stata una delle qualità meno frequenti in assoluto tra le nuvole di ogni tipo; segue una piccola galleria con alcuni esempi di linee quasi-regolari dei contorni:













(strana struttura)




(notare il "taglio" regolare)



In qualità di serio, longevo e appassionato guardatore di nuvole, posso affermare che questa tendenza mi era del tutto estranea fino alla scorsa primavera, quando il fenomeno mi è apparso evidente e la mia osservazione l'ha confermata come un fattore costante della geometria nuvolare per i mesi seguenti; queste immagini sono datate fra Marzo e Agosto, e tra loro abbiamo anche dei triangoli, uno in "positivo" e l'altro in "negativo":



è possibile che questo fenomeno sia conseguente alle fatidiche "scie chimiche", ma se lo è si tratta di una nuova sperimentazione o di un effetto cumulativo (appunto=) perchè nei decenni precedenti di "aerosol globale"non abbiamo constatato nulla di simile nella morfologia nuvolare; la tendenza ad una regolarità geometrica delle forme che si presentano da sempre fra le più "tonde" in natura è sicuramente qualcosa che merita almeno un post nel mio blog
comunque sia, la magia è sempre grande e sempre visibile sopra le nostre teste: le nubi in cielo sono sempre uno spettacolo tra i più affascinanti, incantevoli e tra i meno noiosi, perché non sono mai le stesse; io cammino spesso con il naso all'insù e rischio anche di farmi male; moltissima gente invece non guarda praticamente mai in alto e non sa nemmeno dell'esistenza delle così dette chemtrails che ormai ci affliggono da oltre vent'anni; figuriamoci quanto possono apprezzare della tendenza geometrica stagionale dei cumuli; il mio unico consiglio al lettore è di non dimenticare di guardare in alto, di tanto in tanto; c'è sempre qualcosa di bello da vedere; anche quando è "brutto":







lunedì 1 settembre 2014

Passaggio Pedinale

1 Settembre. Oggi qualcuno su Facebook condivide questo post pubblicato da Shut Up! Cartoons:


(http://www.smbc-comics.com)

Trad.: SE LE INTERVISTE DI LAVORO FOSSERO ONESTE

1. Domanda: Qual'è la sua più grande forza come impiegato? 
    Risposta: Ho la volontà di svolgere servizi in cambio di valuta.
2. D.: Qual'è la sua più grande debolezza?
    R.: Necessito riparo e calorie per mantenermi in esistenza, e pertanto devo svolgere servizi in       cambio di valuta.
3. D.: Perché è interessato a lavorare in questa azienda in particolare?
    R.: Questa azienda paga valuta in cambio dello svolgimento di servizi.
4. D.: Dove si vede tra cinque anni?
    R.: A svolgere servizi simili in cambio di altra valuta.

Non trovo queste comic strips entusiasmanti per quanto riguarda l'aspetto grafico, ma il messaggio è importante dal momento che testimonia la presa di coscienza, da parte della gente Americana, di una condizione che interessa la maggior parte dei  terricoli; dello svolgere servizi in cambio di "valuta", i più amati foglietti di carta nella storia dell'uomo, tondini di metallo compresi; del passare la vita a svolgere qualche tipo di attività per averli, in cambio di "riparo e calorie", di calore (energia) in generale; 
questo è esattamente il tipo di prostituzione di cui si potrebbe parlare in un contesto apocalittico, e questo triste fumetto americano è la prova che sta avvenendo Qui, e Ora; 
poco a poco, persino gli Americani si rendono conto di stare giocando tutti a Monopoly, così come noi abbiamo sempre giocato a "Monopoli"; i bigliettini di banca sono diversi, ma il gioco è lo stesso, e viene giocato in tutti i paesi del mondo con le stesse regole; nessuno vince mai, perché gli unici vincitori sono sempre e soltanto coloro i quali producono il gioco stesso, quelli che stampano i bigliettini colorati per giocare; tutti gli altri sono pedine;

cosa ci possono fare con tutti i loro personali bigliettini colorati, i vincitori di questo gioco paradossale, lo possiamo immaginare anche se non ci possiamo permettere di viverlo: potranno camminare al Sole, magari sulla costa o in montagna; potranno respirare aria vera, bere acqua pura, mangiare cibo "biologico" anziché GMO; magari delle enormi insalate di verdure appena colte e della frutta presa dall'albero... Potranno ammirare le bellezze infinite della flora e della fauna attorno a loro, godendo del calore vitale dell'Astro Padre come delle ombre fresche sotto gli alberi... Magari potranno dormire sotto le stelle?
Sensazioni tanto meravigliose quanto semplici, letteralmente ineguagliabili, che sono naturalmente le uniche apprezzabili in modo immediato, profondo, assoluto, dall'utenza sensoriale; non possiamo nemmeno immaginarci qualcosa di migliore, fintanto che questo pianeta è la location di tutte le nostre vicende, e fintanto che noi abitiamo questi corpi, questo pondo;
possiamo solo ponderare questa condizione, e agire di conseguenza.

Magari disegnando delle comic strips che riassumano la condizione umana attuale in quattro vignette, all'americana, oppure scrivendo un post su un blog, che ribadisca i medesimi concetti sulla insostenibilità del mondo moderno, del sistema militar-industriale, il paradosso anti-logico che coinvolge ogni singolo utente finanziario, ogni cittadino rispettoso della legge e ogni onesto lavoratore, e riflette la realtà profetica delle antiche scritture. Ma queste sono soltanto parole, esattamente come quelle.
Passare la vita lavorando, producendo beni o servizi in cambio di beni e servizi che si otterranno per mezzo di "valuta", è il peggiore spreco di tempo, energie e risorse umane, e in effetti la condizione attuale del mondo è questa, è uno spreco totale, e i risultati li conosciamo tutti in vario grado, secondo le nostre esperienze personali. "Monopoli" è un gioco stupido nella sua essenza, e tutti ci giocano ininterrottamente almeno dai tempi dei Babilonesi e degli antichi Egizi; gli abitanti di un intero pianeta giocano allo stesso stupido gioco dall'alba dei tempi, vivendo per le banconote da prendere e dare, e ignorando o calpestando le uniche vere ricchezze disponibili, che sono sempre state e insistono ad essere completamente gratuite; ma sembra che nell'insieme degli eventi e nel succedersi delle generazioni non se ne siano mai davvero resi conto, fino a oggi.


Il gioco del "Monòpoli" riassume in sé tutta la realtà del sistema economico, finanziario e monetario:
i maggiori proprietari di terre, beni immobili e risorse energetiche vincono nel contesto ludico,
ma gli unici veri vincitori sono sempre e soltanto quelli della 
Hasbro.

E' vergognoso, è ridicolo, è paradossale, e non sono certo fiero di essere appartenuto a questa umanità prostituta in massa fino a ieri, ma adesso è un altro giorno, anche se lo vediamo solo su Facebook.
Forse andremo avanti a giocare per altri mille, duemila o diecimila anni, ma se non altro oggi abbiamo la prova fisica, qualcuno se n'è accorto, ed è addirittura un Americano.
Che quest'ultimo, in particolare, sia un buon segno, non saprei dirlo.

Addendum (09.15.14) Lee Ann McAdoo oggi condivide questa immagine:


Trad.: D.: "Perché devo andare a scuola?"
R.: "Così puoi essere modellata in un drone omogeneo approvato dallo stato che non è in grado di pensare al di fuori del consenso prestabilito. Imparerai a ripetere informazioni invece di come pensare in modo autonomo, così da non poter rappresentare una minaccia per lo status quo. Quando ti diplomerai otterrai un impiego e pagherai le tasse, in modo da perpetuare il sistema societario di servitù debitoria."

Vale lo stesso discorso di cui sopra, non riguardo l'immagine ma l'esposto, che è ovviamente adeguato ad un post su un sito social, ma quantomeno lacunoso nella descrizione del fenomeno che è di fatto una evoluzione a livello internazionale del concetto di indentered servitude, o "servitù debitoria"; come noialtri, anche gli Americani si trovano "in debito" con una misteriosa entità (forse dio stesso) alla quale le moltitudini dei lavoratori cedono regolarmente e puntualmente una parte del loro salario; senza il concetto del "debito nazionale" non esisterebbero le basi per un sistema monetario; mi pare che in questo caso le sagge parole della mamma siano accessibili anche dalla mente acerba di una ragazzina, benché Americana...