giovedì 5 dicembre 2013

Posta

Qualcuno si lamenta del fatto che la gente su Facebook posti il suo pasto --che in Inglese non è "past", ma "meal" anche se qualche anglofono mangia un passato (mashed vegetables)-- invece di "cose più importanti", il riscaldamento globale anziché il riscaldamento della cena; io l'ho fatto molto raramente, non trovandomi mai di fronte qualche piatto particolarmente elaborato, o presentato con il tocco professionale dei ristoratori di mestiere, che tanti poveracci sono costretti a ingollare; io mi ristoro da solo, e oltre l'orgoglio per i miei primi fagioli mungo -o vigna radiata- germogliati in casa, ho condivise le immagini di pochi piatti, in genere solo quelli abbastanza colorati da meritarsi una fotografia; il fatto è che non saprei trovare nulla di più importante da condividere della visione di un pasto interamente vegetale, in un mondo in cui avvelenarsi è una abitudine quotidiana e comune della maggioranza dei consumatori; conosco l'importanza di una alimentazione veramente sana, di una dieta interamente vegetale, il beneficio che se ne trae è qualcosa che non si può nemmeno esprimere a parole, se non scrivendo una intera autobiografia imperniata interamente sull'alimentazione del protagonista, pertanto l'idea della suggestione che può produrre una fotografia è l'unica possibilità di indurre quelli che chiamo i mangiatori di morte a mangiare qualcosa di vivo; questo è anche l'unico motivo per cui ho pubblicate qui le immagini delle mie spoglie umane, conoscendo bene quella "perdita della forma" che sembra una tappa inevitabile dell'uomo di "mezza età"; cosa che si usa dire degli uomini sui cinquanta, anche se ben pochi arrivano a cento; 
oggi pubblico sul blog l'immagine del mio pasto principale, dal momento che nel piatto il verde è preponderante, e non scriverei mai una simile introduzione per la stupida foto di un pasto su Facebook; si tratta di una insalata sperimentale, e per inciso l'esperimento è ben riuscito, questo cocktail di verdure ha un gusto esplosivo e soave, specialmente se si ha l'accortezza di preparare i bocconi con un pezzetto di questo e quello, come si può vedere nella foto:


Insalata Occasionale
Ingredienti: cavolo nero, rucola, rapanelli, noci, succo di limone, sale
Tempo di preparazione: 10 minuti
Difficoltà: 0

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Adesso è tempo di zuppa; scusate l'interruzione.

INTERMEZZO MUSICALE



It's all good news now
'cause we left the taps
running 
for a hundred years...

(Sono solo buone notizie adesso / perché abbiamo lasciati i rubinetti aperti / per cent'anni... "Pirate Jet")

I GORILLAZ (Damon Albarn, Jamie Hewlett &C.) sono la cosa migliore che mi sia capitata di ascoltare dai tempi del primo Beck; il che corrisponde a un paio di decenni fa; ho iniziato ad ascoltarli solo dopo l'uscita del loro ultimo album (The Fall) del 2011, e dopo la separazione del duo, che perdura a tutt'oggi; in tutta la mia carriera di ascoltatore non mi sono mai sentito così vicino all'opera di nessun autore musicale -famoso o meno- come in questo caso; forse la poca differenza della nostra età, o per l'inesorabile comix feeling che mi lega ai personaggi di Hewlett, ovvero la assenza di un'età, o l'amore per i suoni a 8 bit, non saprei dirlo con certezza, ma i Gorillaz sono ormai l'unico motivo per cui posso ringraziare il P2P, e anche la tremenda industria dell' intrattenimento, che io definisco "arma di distrazione di massa"; non c'è mai stato niente di simile in circolazione prima di loro, e purtroppo non c'è nulla di simile adesso. Sono uno fra i tanti bloggers nel mondo che aspettano con impazienza la PHASE 4, anche se dei Blur non mi è mai importato assolutamente nulla.


e non mi importa ancora adesso

Oggi mi sono chiesto se il cosiddetto riscaldamento globale può essere visto come una qualche sorta di realtà, mentre prendevo il Sole in maglietta sul terrazzo di MF; non ricordo un dicembre così caldo, anche se questo significa soltanto che il dicembre scorso probabilmente non lo era.


il rayleigh scattering è un fenomeno quantomeno raro dalle nostre parti, almeno in inverno;

più tardi sono rimasto ipnotizzato dall'incavo del mio braccio destro esposto ai raggi solari:


Ero davvero affascinato da quel punto in cui la luce incontra l'ombra;

Dopo il thumb up della sorella, posso pubblicare anche la foto di cena:


Zuppa del contadino (con farro, lenticchie, cicerchie, fagioli dall'occhio)
insaporita in un soffritto di carota, cipolla e sedano, peperoncino;
con sale, pepe, timo, maggiorana, foglia di alloro
- Olio di Oliva E.V. e pepe macinato sul piatto -
Tempo di preparazione: 1.30 - Difficoltà: 2
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Una patata a pezzi ha fornita la texture densa che si conviene a una vera zuppa del contadino; la cosa meno salutare del piatto è quella mostrata nella foto, il fondo di crostini di pane. Ma si può evitare.

Ho concluso l'altra sera che dovremmo mangiare esclusivamente burro di arachidi fatto in casa.
Tutto il resto al confronto sembra poca cosa.

Il film di ieri sera:


Unidentified di J. R. Miller (2013)

ha il discutibile pregio di essere (forse) l'unico found footage di cui si veda anche il ritrovamento, da parte di questo tizio qui:


purtroppo, l'idea di ottenere un grande effetto con poca spesa attraverso questo stratagemma cinematografico, cosa che è riuscita con esiti cinematograficamente alterni agli autori di Blair Witch Project, Cloverfield, Paranormal Activities, e via ritrovando, qui va completamente sprecata grazie alla scarsa padronanza del mezzo, agli attori in erba (non l'erba giusta =) e ad una trama esile, ma complicata abbastanza da perdere di vista l'obbiettivo principale; il film si perde nel deserto dell'Arizona -terra di sogni e di chimere- assieme ai quattro improbabili protagonisti di questa avventura sgangherata che all'appassionato di fantascienza offre solo una apparizione "peek-a-boo" dell'alieno degna dei demoni amatoriali di YouTube, qualche lucina aggiunta con After Effects 


(con l'inconfondibile effetto fake tipico di tanti video su Youtube) e un mucchio di rottami e faretti nel deserto, messi lì a fare da "UFO" per il gran finale:


Dire che Unidentified è poco, è ancora troppo; ma non credo che gli spettatori Italiani debbano preoccuparsi di questo, a meno che non vogliano cercarlo e scaricarlo via torrent dal web, oppure guardarlo su qualche sito in streaming. Cosa che io sconsiglierei anche al mio peggior nemico, chiunque egli/ella sia.

L'altro giorno mi è stato recapitato per posta il "libro" ordinato sul sito Hercolubus.tv, non ho persa l'occasione di immortalare l'evento:


Il "libro" è un volumetto tascabile di 50 pagine, ma a giudicare dalle prime i contenuti sono quantomeno importanti; almeno quanto può esserlo un naso; l'autore preannuncia infatti la distruzione totale del pianeta "Terra" in un futuro molto prossimo, a cagione dell'impatto con un corpo astrale molto più grande, un pianeta che egli chiama appunto Hercolubus, o Pianeta Rosso; non soltanto lo scontro annichilirà il povero pianetino blu, facendo sprofondare tutte le terre emerse, ma le disgrazie che dovranno affrontare i suoi abitanti -umani compresi- fino alla fine sono degne dei peggiori -o migliori- film catastrofici. 

La cosa preoccupante di questa moderna profezia è il fatto che l'autore, il señor V.M. Rabolú, definito "un occultista Colombiano", ci credeva tanto da voler spedire gratuitamente una copia del suo scritto a chiunque la richiedesse, volontà che -come constatiamo qui ora- viene onorata puntualmente dalla Alcione Association, di Burgos (ES) tredici anni dopo la sua scomparsa. Dopo aver riassunti i fatti descritti qui brevemente, nel breve capitolo iniziale, l'autore apre il secondo capitolo con la frase:

 "Siamo in una strada senza uscita".

Qui per il momento si è interrotta la mia lettura. In genere si direbbe "Siamo SU una strada senza uscita"; non che "in" sia grammaticalmente scorretto, ma evidentemente questa è stata la scelta di un traduttore Spagnolo del testo in lingua originale; mi chiedo se avrei dovuto farmelo spedire in Ispagnuolo, ma ho qualche difficoltà con i verbi... La nota conclusiva è quella che allega la Associazione Alcione al libro, ringraziando il lettore e invitandolo a diffondere la conoscenza dell'opera (finché è in tempo), la quale si conclude con "i nostri migliori auguri"; è una frase piuttosto difficile da interpretare in un simile contesto, ma si merita almeno un posto in un post.

Il titolo del presente post per il blogger non è altro che la reiterazione del comando posto accanto al titolo del post, che recita -apposta- "Posta"; faccia caso il lettore attento, al fatto che il prefisso post- è posto a indicare qualcosa a posteriori, postumo, mentre qui è un comando imperattivo che è di fatto un inglesismo derivato dal verbo Inglese to post; con questo comando ogni cosa diventa passata, post-ata nel limbo virtuale che è Qui, e Ora.
In una strada senza uscita.

lunedì 2 dicembre 2013

(Cont.)

Il blogger che da qualche anno a questa parte risulta registrato con l'ID "diopicodellamirandola" su Google Plus (un ottimo strumento di controllo dei dati su internet, ma solo per le agenzie preposte a tale attività, per l'utente è solo una scocciatura "in plus")  non potrà che denigrare l'ideale divino, al punto da identificarsi con una bislacca bestemmia; in realtà non era mia intenzione assumere questa identità, né tanto meno ne vado f\ero, ma la accetto serenamente, in seguito agli eventi che hanno menato alla sua creazione;
non ricordo la registrazione su quale particolare sito richiedesse un ID Google Plus, per cui fui costretto a sottopormi (to submit) alla straziante ricerca di un nome; la cosa certa è che nella frenesia del momento (era una pausa pranzo, ricordo) la mia pazienza si esaurì abbastanza rapidamente, dopo aver tentato tutti i nomi e i nomignoli che avrebbero potuto anche vagamente soddisfarmi, e subentrò l'odio spietato per questo genere di sottomissione della propria identità, così che in luogo di nomi simili a quelli che ho sempre usati su internet iniziai a elencare una serie di bestemmie; il mio unico scopo era di ottenere un ID senza alcun numero, mentre le centinaia tentate finora erano "busy", e veniva quindi proposto lo stesso nome seguito da una cifra;
incredibilmente, TUTTE le bestemmie per così dire "tradizionali" erano già state assunte come ID da altrettanti users italiani tremendamente innervositi da quella procedura; tentati allora quelle meno "tradizionali", ma arrivato ben oltre la soglia del ridicolo mi resi conto che non c'era via d'uscita; infine, dal momento che anche il nome più risibile che mi capitò in mente, "picodellamirandola" apparteneva già ad un utente che molto probabilmente non era Pico Della Mirandola, aggiunsi il "dio" iniziale, ottenendo così per tempo il mio tremendo user ID su Google Plus; bisogna ammettere che rispetto alle tante, evidentemente popolari bestemmie contro un "dio", questa è senz'altro la più originale e tutto sommato molto meno offensiva di ogni altra, se non appunto per il Sig. Della Mirandola, la cui saggezza è ormai tale che non posso dubitare del suo perdono;

oggi mi apprestavo a postare l'ennesimo post sul mio blog a titolo Fractalife, che è dedicato quasi completamente alle mie "recensioni" cinematografiche (pirate), ma ho ritrovato sul desktop i files immagine del documentario di cui ho scritto l'altro giorno:



in cui l'autore del libro omonimo, uno "studioso biblico" autodidatta (come lo era il "sumerologo" Sitchin) rivela le preoccupanti "coincidenze" lettararie che a suo parere identificano i Flaviani come autori  -o perlomeno, supervisori diretti- dei testi divenuti noti come "Vangeli" e quindi del loro protagonista, il verbo umano, o Jesucristo; in risposta alle critiche più ovvie, tra cui quelle di Mr. Eberhard qui, anche un anti-religioso estremo come l'utente diopicodellamirandola, la cui istruzione in materia di idoli e scritture antiche è già fin troppo ingombrante malgrado la sua immensa ignoranza, non può che convenire nel riconoscere la parzialità dei risultati ottenuti con un metodo di indagine filologica "a spanne "che non soltanto è l'unico possibile nel caso di una icona protetta dal copyright maximus, ma è anche la più degna di tale indagine, dal momento che una volta riconosciute tutte le caratteristiche primordiali del "personaggio solare" del cristo giudeo, e sapendo che esse appartennero nel corso dei millenni a svariati "personaggi solari" -o "dei"- molto più antichi dei giu/dei stessi, ogni questione secondaria riguardante la possibile realtà, storica di uno o più personaggi simili, fisicamente esistiti quando la crocefissione andava di moda nell'Imperium, non dovrebbe poi avere tutta l'importanza che sembra spingere l'autore a riconoscere delle "prove" (quasi esclusivamente) nei testi di "Josephus" e della Gens Flavia, anche laddove evidente è soltanto l'elemento archetipico, la fonte che alimenta il corso delle idee tutte restando inaccessibile in sé, e la stessa infine che alimentò ogni mito del passato compresi quelli dei precedenti "messia risorti", da Osiride e Tammuz a Mithra agli "avatara" hindu e buddisti (forse passabili per morti-e-rinati da chi non ri-conosce il concetto di "re/incarnazione"...)
Da quanto mi pare di ricordare, i testi di "Flavio Giuseppe" o Josephus (יוסף בן מתתיהו) e di "Filone d'Alessandria" (Φίλων) sono indefinitamente più interessanti della sbobba americanizzata, liofilizzata e sintetica che cerca di propinarci Atwill, in quello che onestamente non si dovrebbe definire un documentario, ma un lungo commercial del suo libro, il quale ci lascia con i medesimi enigmi di fondo riguardo la validità dell'opera letteraria, ma in compenso riesce già a screditarla quanto basta per non doverli rivelare ad ogni costo, attraverso la consultazione dell'opera stessa. Anzi.

Roma resta sempre in quel punto, che malgrado tutto è (da) sempre il "centro del mondo" ;
del mondo-di-parole;


e arrivato a questo punto, non ritengo necessario il mantenere due distinti blog per delimitare i miei pochi interessi nel mondo virtuale, tanto più che nel precedente le mie cronache cinematografiche sono spesso mescolate a materie più personali, o quantomeno estranee al cinema; quindi la mia prima vera e propria "recensione" (con delle vere e proprie virgolette) riguarda paradossalmente un film alquanto "leggero", per non dire spudoratamente commerciale come è


Riddick di D. Twohy (2013)

☻ +


un altro di quei film che risollevano un interrogativo ormai  piuttosto stagionato per me, riguardo la necessità di recensire dei prodotti audiovisivi su un blog e, prima ancora, di consumarli. Non che questo Riddick in particolare, più o meno di ogni altro titolo della serie, o del genere, sia tanto infame da farci pentire di averlo visto, e anzi il taciturno quanto robusto eroe impersonato dal non-troppo-carino Vim Diesel si è assicurato la mia simpatia fin dal secondo (il primo, per me) episodio, e qui si ripropone con tutta la solita carica di "outsider rabbioso" - anzi, Furiano, che come tutti gli abitanti del pianeta Furya parla inglese


(così come qualunque abitante dell'universo conosciuto sulle sue tracce)


per un'altra avventura a cuor leggero su un pianeta alieno, tra tentacolari mostri venefici


da affrontare con astuzia sottile e bicipiti d'acciaio, feroci canidi computerizzati 


-ergo, addomesticabili-

e i soliti umanoidi disumani e assetati di denaro;

data l'ambientazione "selvaggia" e la medesima situazione di prigionia e assedio questo terzo episodio mi ricorda il primo (di cui peraltro ricordo ben poco) mentre non ho ritrovato niente delle elaborazioni estetiche e delle sofisticazioni narrative, insomma tutte le gingillerie del secondo (il primo, per me) che erano la cosa più stuzzicante del serial; la lotta per la sopravvivenza, e la fantasia degli autori nell'escogitare nuove mostruosità extraterrestri e nuove abilità super-umane (ovviamente, molto fisiche) per il protagonista solo-contro-tutti non sono quel tipo di distrazione da cui la mia mente di blogger si sente particolarmente attratta.
Di buono ci sono gli scenari esotici


e la medesima, moderata simpatia per questo singolare personaggio grezzo, taciturno e apparentemente un po' goffo, che è quello di Mark "Vin Diesel" Sinclair, una sorta di "negro bianco" che dopo la scomparsa di Michael Jackson è l'ultimo rappresentante noto di questa imprevedibile specie. L'unico attore in grado di lussarsi inutilmente (quanto volontariamente) una spalla per girare una scena che nessuno ha mai vista... Ma questa volta, purtroppo, non lo fa. 

L'altra "prima visione" di ieri 


Prisoners di D. Villeneuve (2013)

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è memorabile per la gravità della carica atmosferica sul set, estremamente familiare e nel contempo ripugnante, della mediocrità definitiva e incrollabile che è tipica di ogni periferia del mondo; se può disturbare l'estrema decadenza di certi ghetti (che ricorrono nei romanzi criminali Inglesi) e anche il lusso può risultare sconveniente associato al crimine, la mediocrità qui impersonata da Conyers, GA, è quella in cui immagino graviti la stragrande maggioranza degli utenti Occidentali, ed è alquanto raro vederla dipinta con tale intensità; il regista è un Canadese, già autore dell'originale-quanto-macabro Maelström (2000), in cui il narratore era un pesce affettato vivo; qui non si spinge molto oltre le solite cronache di psicopatia casalinga e giustizia privata su cui tanti autori americani sembrano seriamente intenzionati a erudire il pubblico internazionale da sempre ma, appunto, americano non lo è; e in qualche modo, in ogni modo, questo si sente malgrado la americanità dei volti protagonisti, Hugh Jackman nel ruolo del padre di famiglia disperato e Jake Gyllenhaal as l'unico detective della polizia americana onesto, capace e determinato (infatti si chiama Loki, come il fratello cattivo di Thor);


dunque malgrado l'americanismo a tutto schermo, il tocco non-americano è palese e la sua gravità quasi-europea rende stranamente interessanti anche le vicende che si svolgono attorno al rapimento di due pargolette e del loro sospetto rapitore e anche la strana mania labirintica del sospetto-a-sorpresa


David Dastmalchian, l'uomo più sospetto mai apparso sugli schermi

e le sue grandi scatole sospette...


Non dimentichiamo che si parla pur sempre di una "America" colle virgolette, già re-inventata interamente dall'industria del cinema, dalle grandi majors di Selznick, Goldwyn, Fox, e i Warner Bros., agli inizi del secolo scorso; non dimentichiamo che il nome dello sceneggiatore qui è Guzikowski... Questo "entimema europeo" del cinema "americano" è un fattore che invito il lettore a tenere presente sempre e in ogni singolo caso, quando si tratta di cinema, e dal momento che il blogger sembra essere tra i pochi -in assoluto- a considerarlo puntualmente nelle sue "revisioni", il fatto che qui abbia avvertita molto distintamente la "mano straniera" (di uno che peraltro abita sopra gli USA) è un segnale alquanto positivo; del resto, che abbia subito menzionata la importanza atmosferica dell'opera, dimentico di tutti i clichés narrativi utilizzati a partire dal soggetto stesso (il rapimento), dimostra la bontà dell'opera in senso cinematografico; che è poi il senso ricercato dal blogger cinefilo; 


per quanto riguarda invece il buon senso, nell'epoca dei CSI, dei Cold Case, e di ogni altro informative murder porn (preso inevitabilmente di mira dal duo Parker-Stone) trasmesso anche dalle TV italiane, la musica non cambia; tutte le grandi potenzialità della "arte cinematografica" sono ancora una volta ridotte alle note, mediocri capacità del medium televisivo, di impressionare abitualmente il pubblico con un genere di macelleria apparentemente meno esplicita di quella "spettacolare" dello splatter movie, ma che infine rappresenta gli esiti -sempre più anatomicamente dettagliati anche in TV- dei medesimi atti di violenza, il fatto compiuto rispetto al suo compimento; un horror statico, insomma;


in questo caso non sentivo alcun bisogno di conoscere le tristi fantasie di un Mr. Guzikowski su di un triplice rapimento dalle infinite conseguenze legali, emozionali e umanistiche, e non considero certo quella di Mr. Villeneuve una opera d'arte ma, al di là della bravura del cast, del DoP Roger Deakins (DoP prediletto dei Coen) e del compositore Jóhann Jóhannsson, la densità drammatica dell'insieme supera di gran lunga tutti i titoli recenti di questo nuovo sotto-genere, che definirei "post-realismo televisivo", e in linea con l'esordio strabiliante di Maelström potrebbe proiettare Villeneuve verso vette finanche più alte del Québec.

Non soltanto con questo post ho radunato in un solo sito tutti i miei grandi interessi riguardo le armi di distrazione di massa, ma grazie al poco documentato documentario su Atwill ho inclusa pure la immortale questione che riguarda il predominio Ashkenazita nelle questioni politiche globali come in quelle "frivole" -ma non meno importanti nella vita quotidiana dell'utente- e il monopolio dell'immaginario collettivo Occidentale per opera degli ebrei così detti, dalla religione all'intrattenimento, dai tempi dei famigerati terroristi genetici interplanetari chiamati anunnaki dai Sumeri e l'iniquo personaggio cristologico, divinizzati attraverso la "rilettura in chiave metafisica" che ne fecero autori ignoti, e dalla nascita di un Impero ecclesiastico fondato sui Misteri, fino all'era "dell'immagine", della TV, dei mass-media, e dello star-system di Hollywood, di proprietà esclusiva di sedicenti ebrei Europei; dalle ambigue deità "monoteistiche" descritte nei testi biblici, ai moderni "idoli" del cinema e della televisione, della musica, della letteratura della "scienza" e della "cultura"; di tutto. Nessuno dovrebbe mai chiedersi il perché di questa mia "antipatia" particolare per tanti individui di professione religiosa ebraica, e di fatto nessuno che conosca a fondo la questione in quanto tale lo farà mai; ma tutti al contrario dovrebbero preoccuparsi di conoscere il motivo per cui questo particolare argomento interessi tanto me, un tizio a cui potrebbe non importare tanto della deflagrazione planetaria quanto della dipartita di un singolo esapode, e che non odia nessuno al mondo, ma vedrebbe volentieri la faccia della Terra ripulita dalla feccia umana. In questi termini si pone per me anche la questione ebraica, che sembra non riguardare mai nessuno in particolare ma, purtroppo per noi, ci riguarda tutti, e lo dimostra il fatto che la sola consapevolezza di questa questione ha sempre portato alle inevitabili conseguenze di cui leggiamo sui libri di storia. Che non è una "storia vera", ma del resto quella la conoscono in pochi, e nemmeno se ce la raccontassero tutta potremmo mai considerarlo un Gesto Gentile. Questo è uno dei motivo per cui la questione va affrontata da tutti noi, senza le gentilezze a cui siamo stati abituati, o ammaestrati.

venerdì 29 novembre 2013

Vivere e zappare a Los Angeles

Oggi I want to be 100% Organic pubblica questo su Facebook:


Ron Finley, stilista sportivo, collezionista di poster "antropologici" e guerrigliero verde, è un uomo straordinario a cui Wikipedia ascrive la massima: 

"Se i bambini coltivano il cavolo, i bambini mangiano il cavolo. Se coltivano i pomodori, mangiano i pomodori" (R. Finley)

E' un uomo straordinario perché ha associata la qualità unica di L.A., che ha resa questa città la Location cinematografica per antonomasia, ovvero la luce solare, con l'idea di sfruttarla in termini più pratici e più universalmente apprezzabili, coltivando l'orto. Il suo sito è completamente dedicato a questa idea geniale, dove il consiglio è di "trasformare il tappeto erboso" di casa in un "giardino edibile";
non ho parole a sufficienza per elogiare questa iniziativa, poiché per quanto mi riguarda equivale a ri-trasformare il pianeta nel "paradiso" che era in origine, e non malgrado i miliardi di "adami" ed "eve" in circolazione oggi, ma grazie a loro; se questa "moda" ecologica prendesse piede ovunque, i nostri pranzi e le nostre cene crescerebbero ad ogni angolo di strada, senza pericoli di contaminazioni chimiche e modificazioni genetiche; il mondo intero ritornebbe -se mai lo è stato prima- in piena salute, una buona metà dei grandi problemi che assillano i popoli occidentali sarebbero risolti, e grazie a una simile terapia infallibile sarebbe molto più semplice risolvere i rimanenti.... Utopia, è il nome di quest'uomo illuminato, e per questo ritengo che la sua frase riportata su FB sia soltanto un suo modo di rivolgersi ad un popolo ormai condizionato dal pensiero del denaro al punto di non poter nemmeno comprendere una questione essenziale come il valore del cibo, al di là delle sue qualità particolari, senza doverlo paragonare ai soldi... Che non mi risultano essere commestibili in nessuna forma, e in nessun paese del mondo.

Quello che ho imparato da vegano, è che non esiste niente di paragonabile a ciò che raccoglie il "piccolo coltivatore", ogni frutto della terra ha un sapore proprio che non può essere riprodotto in un tipo di coltivazione industriale, destinato al largo consumo; quindi non soltanto l'orto di casa sarebbe un "risparmio", possibilmente totale, ma la qualità di ogni "prodotto" sarebbe indefinitamente superiore, e questo lo può constatare chiunque, carnivoro o meno, riguardo il sapore e la consistenza di ogni minestra o contorno.

Infine, anche se la mia intenzione iniziale era di criticare chiunque avesse scritta una simile corbelleria, non posso che inchinarmi di fronte alla immensa saggezza di Mr. Ron_Finley, e l'unica speranza ora è di non ritrovarmi a vedere dei "giardini edibili" soltanto nei film ambientati a Los Angeles.

Curiosamente, è Aliens Ovni (di Milano) che condivide la notizia del Centro Meteo Italiano: Stanno eruttando contemporaneamente 35 vulcani in tutto il mondo! 
Il che ci ricorda appunto il nostro grado di alienità rispetto al pianeta, evidentemente molto vitale malgrado la nostra ignoranza. 

sabato 23 novembre 2013

Cavolologia Comparata

Nel mio blog condivido con tutto il mio mondo virtuale ciò che su Facebook condivido con poche centinaia di individui; e oggi condivido il post di Sustainable Man, una piccola, immensa lezione riassunta in poche parole con grande saggezza:

una frase da tradure in maiuscolo:
"CHI MUORE CON MENO GIOCATTOLI VINCE. PERCHE' PIU' COSE SAI, E DI MENO COSE HAI BISOGNO"
Questo è più o meno tutto quello che c'è da sapere del Grande Gioco, e il fatto che abbia usato il termine "cose" -che non appare nella frase originale- per tradurre questo pensiero, è sintomatico; che COSA vogliamo? E di COSA invece abbiamo davvero bisogno? Il fatto che in questa falsa-civiltà si possa ottenere tutto ciò che desideriamo usando dei biglietti di carta  non permette a nessuno di contemplare ragionevolmente questi interrogativi che sono essenziali per tutti noi; possiamo davvero volere qualcosa a tal punto da pagarla con la cosa più preziosa e inestimabile in assoluto, che è il tempo della nostra vita? Il tempo, si sa, è un'invenzione dell'uomo (o degli dèi, se può essere di consolazione) ma nondimeno è l'unica invenzione umana che non dovrebbe avere nessun genere di "costo" o di "prezzo"; la vita quotidiana di qualunque lavoratore dimostra l'esatto opposto, le vite di miliardi di persone sono vendute e comprate ad un costo che è sempre e comunque irrisorio, anzi risibile, perché la vita del  peggiore essere umano al mondo vale molto più di tutti i biglietti di banca e di tutti i gettoni metallici che sono stati coniati dall'avvento del sistema monetario  a oggi; i Beatles cantavano "Can't buy me love", e non si può comprare uno stornello purpureo, come quello pubblicato da Paradise of Birds oggi:

anzi, peggio: SI PUO'
ma invece della pura bellezza di cui soltanto una immagine fotografica può restituirci l'illusione avremo un'altra povera creatura innocente prigioniera a vita; quello è il genere di "giocattolo" che gli umanoidi dovrebbero scordarsi una volta per tutte, questa è la realtà cosmica che annichilisce ogni falso concetto sul valore di ogni cosa, all'interno del nostro Sistema di Falsificazione Sistematica; nel negozio di Anne a Central City (CO) uno dei due stati degli USA  in cui ciò è legale, si vende "marijuana" a "scopo ricreativo", uno dei moderni paradossi che denunciano la condizione FUBAR della logosfera globale, così come il più tristemente famoso "cibo biologico", ovvero frutta e verdura, che gli inglesi chiamano "organic", senza nemmeno aver inventata una molecola di cibo inorganico per giustificare l'aggettivo; dal canto nostro, dovremmo sforzarci di creare del cibo non-biologico, da opporre a quello "biologico", anche se per il blogger vegano una dieta "saprofita" come quella dei carnivori umani è abbastanza anti-vitale (anti-biotica!) da sostenere il confronto; in effetti lo stesso termine "biologia", che è ovviamente composto da due delle parole greche più abusate nella nostra lingua, corrisponde letteralmente a "studio della vita", e per esperienza personale so che nessun esperimento in vivo può essere ritenuto valido senza alcuna riserva, se non che l'autore dell' esperimento sia anche la propria cavia; non solo la "sperimentazione animale" è una inutile crudeltà, ma anche la sperimentazione su un individuo della medesima specie (umana, o quasi, per quanto riguarda il settore farmacologico) si può facilmente rivelare del tutto inaffidabile, perché non esiste un individuo umano uguale all'altro, e non si potrà mai ottenere nemmeno per clonazione; il DNA (associato allo mtDNA) è qualcosa di unico e irripetibile per ogni singola forma di vita, dal virus alla balenottera, e questo vale anche per tutti i singoli abitanti antropomorfi del pianeta, o grandi primati, uomini compresi;
se poi si vuole credere alle castronerie accademico-giornalistiche, al varietà scientifico che viene proposto giornalmente all'utenza alfabetica con ogni mezzo, non ho argomenti altrettanto invalidi e invincibili da contrapporre, ma posso sempre ricordare che le funzioni di quello che fu frettolosamente, ma facilmente -all'americana- battezzato come "junk" DNA è di fatto un enorme mistero in cui giace il segreto dell'umanità -qualcosa la cui conoscenza si tenderebbe "ufficialmente" a dilazionare nel tempo- e la cui soluzione da qui mi appare comunque molto remota, senza almeno un aiutino della Squadra Emergenza Intergalattica di Salvataggio Trogloditi;
sappiamo poco, niente; anzi, meno di niente; questo è l'unico possibile punto di partenza in ogni caso, per chiunque, sempre; questo è anche quello che siamo, alla fine, niente; polvere; di "stelle", o di un "corpo astrale", un pianeta particolare, ad es. "Terra"; abbiamo tutti questa consapevolezza profonda, nascosta da qualche parte; siamo tutti protagonisti unici e assoluti della nostra manifestazione atomica; che come ogni manifestazione popolare si tiene per le vie, sulle piazze delle città di tutto il mondo; sempre, e da sempre; è un grande gioco di parole, quello che giochiamo in fondo ai cieli, in cui la forma delle cose che vediamo cogli occhi della mente diviene quella della illusione materiale, e soltanto un uomo illuminato può discernere il velo di maya che offusca il proprio sguardo; sapere di essere giocati da sé stessi in ogni istante della nostra esistenza terrena, è il primo passo; il Blogger a questo punto prosegue il suo cammino solitario, verso la cucina.
e in effetti, per molto tempo ho pensato che la canzone dicesse "All we are is dust", prima di leggere la versione corretta: "All we are is stars":


quando tutti gli abitanti del mondo ascolteranno i Gorillaz, tutto andrà molto meglio.
-- L'evento epocale di oggi è la riscoperta del cavolo (nero - Brassica Oleracea); non "una" riscoperta del cavolo , ma LA riscoperta di un aroma unico, un gusto inconfondibile che solo oggi dopo -temo- decenni ho ri-scoperto essere legato a tanti momenti dell'infanzia; e, scritto questo non posso non condividere anche la mia foto "bucolica" digitalizzata e postata su Facebool qualche tempo fa:


così finalmente ho "assaggiato" quello che oggi tanti seri nutrizionisti (il popolo vegano, ovvero chi, come il blogger, esperimenta su di sé il benessere cosmico di una alimentazione corretta)  su internet definiscono il migliore tra i vegetali, con il nome generico, quanto anglosassone, di kale; e ho scoperto che proprio quello era l'ingrediente segreto, o meglio perduto, che quand'ero piccolo rendeva la minestra della nonna e della mensa scolastica il mio piatto preferito (un bambino che ama le verdure... c'era qualcosa di sospetto già allora, in me...)  Un vero tuffo nel passato; non solo di verdure. Ho celebrato questo evento nell'unico modo adeguato, con un pranzo e una cena a base di cavolo nero; dal momento che nella mia evoluzione verso l'autotrofia sono per ora saldamente ancorato al fascino esotico e implacabile della wok e alla "mezza misura" verso il crudismo, che ho conosciuta con il nome di sauté, nella mia insalata scottata ho aggiunto peperoncino, zucca, cipolla rossa di Tropea, carota, e quello che fino a ieri ritenevo IL cibo per antonomasia, il germoglio (di fagioli mung); per colmo della misura, a cena ho aggiunta della catalogna, un altro miracolo vegetale già de-cantato da Elio, che nella sua opera descrive una donna ideale:


ovvero, inesistente

venerdì 22 novembre 2013

Riflessi-One

Oggi il gruppo Fractal Enlightenment ha pubblicata su Facebook questa frase di G.B. Shaw che non avevo mai letta prima:


"Attento alla falsa conoscenza, è più pericolosa dell'ignoranza";

che era vero all'epoca di Shaw, come lo è sempre stato, ma lo è particolarmente oggi, quando un numero sempre maggiore di utenti alfabetici sta prendendo coscienza della falsità assoluta della propria conoscenza, quella scolastica, accademica e sistematica che gli è stata imposta (e non certo concessa, a partire dalle famigerate scuole dell'obbligo) con l'unico fine di farne un utente globale, ovvero un consumatore e un elemento funzionale del sistema in cui è programmata da principio la sua reclusione a vita; la novità, dall'avvento della "new age", del (falso) movimento  hippie e dalla diffusione di simili "idee alternative" al di fuori della logosfera letteraria e giornalistica, è che oggi ogni informazione possibile, ovvero ogni tipo di conoscenza che eluda in vario grado la "falsa conoscenza", il fondamento dello status quo, può essere condivisa direttamente attraverso la rete, senza quelle mediazioni che sono sempre servite da "filtro culturale" nella storia dei mass media, e una delle nozioni più importanti che si sono diffuse proprio grazie a questo nuovo rivoluzionario strumento di informazione in tempi recenti è il fatto che i mass-media stessi siano di proprietà più o meno esclusiva di ebrei ashkenaziti, ovvero perlopiù organi di radice sionista;

questa vignetta pubblicata da Knowledge of Today propone in chiave ironica un altro pensiero inquietante, che si ricollega alla frase di Shaw:

"Chi non studia la storia è destinato a ripeterla. Ma chi invece studia la storia
è destinato ad aspettare inerte mentre tutti gli altri la ripetono."

Evidentemente (a giudicare dalla libreria) il signore è uno studioso, e sa che la "storia" è ogni "materia scientifica" che interessi il sapere dell'umanità, vista dalla prospettiva di ogni "futuro" possibile; "errori storici" furono commessi ugualmente da filosofi e chimici, zoologi e medici, fisici e matematici, senza distinzione di sorta al di là della loro specializzazione in un determinato settore della conoscenza. Poiché errare è umano, ed è l'unico modo effettivo per imparare qualsiasi cosa, una volta accettata questa triste ma innegabile realtà solo la reiterazione dell'errore è qualcosa di abbastanza "diabolico", cioè di una stupidità apparentemente sovrannaturale, da esser degno di una nostra riflessione qui e ora. 

Contempliamo l'immagine postata da Truth to be Known (verità da conoscere):


"17 anni fa questo era inquietante. Oggi applaudiremmo."

Il che la dice lunga sulla consapevolezza che nel frattempo si è sviluppata nel pubblico statunitense, sul giudizio che riguarda i loro governatori al soldo di preti guerrafondai e sceicchi del petrolio, e soprattutto sulla totale assurdità di ciò che viene definito il "tempo": non c'è verso che siano passati 17 anni da quando ho visto Indipendence Day!!

E' una buona occasione per ripetere ancora il mio grande dubbio, riguardo i governatori "alieni", i "rettiliani" di cui parla e scrive David Icke, che si nasconderebbero sotto la pelle di re, presidenti e premier di tutto il mondo; senza nulla togliere al fascino di questa possibilità, che anni prima di Indipendence Day fu all'origine di un serial TV di grande successo (Visitors) né al suo possibile valore simbolico che riguarda la con-fusione tra "lucertole" ed "ebrei" (ulteriormente aggravata -e nient'altro- dal documentario di D. Icke intitolato perlappunto Lizards and Jews) ancora mi chiedo se questa distinzione formale che riguarda gli aguzzini del pianeta sia poi davvero tanto importante per tutti coloro i quali vi sono sottomessi, se l'identità di chi beve il sangue dei neonati sacrificati ritualmente, di chi manovra i fili dei burattini politici, di chi manipola ogni organo di informazione, e rende l'umanità intera schiava di sé stessa, solo grazie al vecchio ma infallibile "trucco" del sistema finanziario/monetario, sia davvero ciò che interessa tutti noi, e se la rivelazione di un volto umanoide dietro tutti i crimini perpetrari quotidianamente e da secoli contro tutti noi potrebbe essere più o meno confortante, più o meno orripilante, di quella di un lucertolone antropoide, di un piccolo inespressivo "grigio", o di una gigantesca mantide... Religiosa, certo. Su questo non ho dubbi.

Infine, è necessario per ognuno di noi innanzitutto disimparare la maggior parte di ciò che siamo stati ammaestrati ad accettare definitivamente come una "realtà"; nulla è "reale" in assoluto, al di là della impressione momentanea che tutto e ogni cosa imprimono in chiunque di noi; questo è l'unico genere di "realtà" che ci sia dato di esperire in fondo ai cieli, con le dovute virgolette poste a contenerla nel mondo-di-parole; e anche questa riflessione è di fatto solo un riflesso dell'unica regola valida per ognuno, quel "conosci te stesso" che fu nell'antichità il motto dei misteri; la nostra è una realtà virtuale, che in ogni caso è sottomessa a questa unica regola dal momento che conoscendo qualsiasi particolare, qualsiasi stato differenziato della materia fisica, intellettuale, morale, spirituale, conosciamo un dettaglio di noi stessi, e del nostro essere umani. Chiunque è un adepto del mysteryon, ciò che lo differenzia dallo studioso in toga (oltre una solida cultura esoterica=) è la mera consapevolezza della propria realtà al di fuori della cattività psico-sociale che è quella dogmatica di tutte le religioni e quella paradigmatica di tutte le scienze; la realtà "prefabbricata", coercitiva, sistematica e disarmonica, che può esistere soltanto in virtù non dell'ignoranza, o non-conoscenza, ma al contrario di una falsa conoscenza, di una falsa cultura, che è l'unico fondamento reale dell'Impero del Falso in cui viviamo.

mercoledì 20 novembre 2013

L'abitudine fa il monaco

Come ho già scritto spesso altrove, l'antica piramide alimentare sembra destinata a permanere, per un periodo pari a quello che ci separa dall'antico Egitto, nell' immaginario collettivo di tanti utenti alfabetici ammaestrati dalla più tenera infanzia ad accettare la fede come unico fondamento della propria conoscenza; la piramide alimentare è un monumento alla malattia e alla morte, ogni serio nutrizionista lo potrà confermare (prima o poi)


la versione rimodernata nel 2005 ha il grandissimo pregio di avere delle fasce verticali, e colorate:

ma come possiamo vedere gli orrori, o errori che dir si voglia, sono gli stessi; io ho ottenuta l'unica prova valida che possa confutare questo diagramma criminale (aggravato dall'omino disegnato coi piedi) eliminando dalla mia dieta tutto ciò che non è vegetale, e riducendo per quanto possibile quei vegetali che qui sopra sono separati da "vegetables" e "fruits", per quanto i "grani", ovvero i cereali, e i fagioli non appartengano al regno animale; si tratta comunque di alimenti il cui alto contenuto proteico, la lavorazione, o alcuni componenti "sospetti" ne fanno dei "contorni" occasionali, in una dieta che tende all'ideale supremo del crudismo; l'unica prova valida per qualsiasi cosa, per chiunque, è sempre e soltanto quella che riguarda direttamente l'individuo, e nel caso dell'alimentazione questa mia prova si traduce in uno stato di salute che soltanto oggi sono cosciente di non avere mai ottenuta prima;
soltanto ieri facevo presente al mio amico MF le differenze fra il lemma di Wikipedia dedicato alla lectina, nella versione Inglese e in quella Italiana; come spesso accade quello Italiano è un decimo dell'altro, ma notiamo in part. l'assenza di un cenno alla tossicità di queste proteine (la cui funzione nel mondo vegetale è "ancora incerta e non ben definita") che troviamo in "fagioli, cereali, semi, frutta secca e patate"; fra i cereali, il frumento è il fondamento della "piramide Italiana", con la sua particolare "dieta mediterranea" basata sulla farina di semola; ora, non bastasse il fatto che i carboidrati sono degli zuccheri che aspettano solo di entrare nelle nostre vene per rivelarci quanto dannosi siano, vista la potenziale tossicità della lectina mi guarderei bene dall' abusarne, ma sappiamo anche che non c'è abuso peggiore di quella che viene assunta come norma, o abitudine; osserviamo allora i fatti: pasta e pane sono una abitudine Italiana; non una tradizione, o un retaggio, o niente altro che una abitudine;
qui c'è un articolo della CBS News dell'anno scorso, in cui il cardiologo Dr. William Davis definisce il "frumento moderno" (creato negli anni '60-'70) un "perfetto veleno cronico", particolarmente pericoloso per la presenza di un oppiaceo, la gliadina, che a suo dire stimola l'appetito al punto che consumiamo una media di 440 calorie giornaliere di troppo, per 365 giorni l'anno (tenendo conto, appunto, della abitudine che è l'unico elemento a rendere ogni cosa potenzialmente dannosa);
questo è il video con l'intervista a Davis:


oltre alla abitudine piramidale dell'Italiano medio, ora dobbiamo contemplare anche questo secondo fatto certo, che la gliadina, come la lectina, si trovano entrambe nel triticum, il cui nome comune è grano, o frumento, di cui in Italia si consuma soprattutto -quasi esclusivamente- la sottospecie durum ("grano duro"); ora, esistono circa 350.000 specie diverse di vegetali, e nessuno ha mai trovata un'alternativa valida?
E chi l'ha cercata, soprattutto?

Wikipedia (en) qui elenca i tipi di gliadine (α, β, e γ) che formano il glutine, e per le quali l'uomo può sviluppare una enteropatia chiamata celiachia, una reazione infiammatoria che tronca i villi intestinali provocando l'impossibilità di assorbire regolarmente i nutrienti durante la digestione; riguardo questa misteriosa malattia, è possibile che chiunque si nutra quotidianamente di qualcosa che contiene un oppiaceo ne soffra in qualche grado, tanto che uno dei sintomi più frequenti sembra essere una stanchezza cronica che molti "individui sani" non saprebbero spiegare altrimenti...

Questo mio breve excursus tra i misteri del nostro "pane quotidiano" (un rimando alla logosfera sacra che non ho mancato di segnalare al Sig. Biglino su Facebook) dovrebbe se non altro invitare il consumatore alla riflessione, in un'epoca in cui si parla e si sparla di "OGM" e del "cibo biologico" che un tempo si chiamava frutta e verdura; mentre incombe la minaccia della Monsanto, e di tutti i possibili veleni che possono contaminarci attraverso quelli che credevamo genuini doni della terra, ci rendiamo conto che -proprio come per la nostra educazione scolastica, con le sue piramidi-killer- si tratta sempre e soltanto di credere o non credere in qualcosa, in questo si risolve la nostra intera "conoscenza", ovvero in tutto ciò di cui abbiamo notizia e che per qualche motivo -per qualsiasi motivo- decidiamo di ritenere degno di considerazione e di fede nell'unico modo possibile, mettendolo in pratica personalmente. 

Quando dico che non sapevo cosa volesse dire "star bene", prima della mia conversione al veganismo, non dico niente che il lettore onnivoro e inconsapevole potrebbe mai nemmeno immaginare, così come non lo potevo fare io prima d'allora; solo attraverso la mia esperienza personale oggi posso affermare con certezza assoluta che la "piramide alimentare è un monumento alla malattia e alla morte", e che al di là degli eccessi a cui sembra si stiano abituando anche gli Italiani e gli Europei in generale, grazie alla pessima influenza multi-mediale degli Americani, il modello di dieta alimentare più diffuso, non troppo distante da quello piramidale, è più o meno all'opposto di una dieta corretta; 

per il lettore scettico, che esita anche quando le informazioni presentate non sono state comprate o vendute da nessuno, e quando l'intento dell'informatore in questione è esclusivamente quello di condividere un genere di informazione sempre più rara, quella ottenuta interrogando sé stessi riguardo sé stessi, provvedo una evidenza di tipo fotografico, la testimonianza diretta del mio caso personale, raccolta sulla mia spiaggia di cemento la scorsa estate (giugno-agosto 2013):


il modello è il blogger, un individuo che ha frequentata una palestra per due stagioni distinte all'inizio degli anni '90, e di questo remoto episodio consiste più o meno tutta la sua carriera atletica; quello che si vede qui, ritratto con le modalità popolari del selfie, è un individuo che da oltre due anni (dopo un decennio di vegetarianismo) si nutre esclusivamente di frutti della terra (e non del mare), che trascorre la maggior parte del suo tempo in posizione discubita su un letto --con il computer acceso davanti-- e che solo l'inverno scorso ha deciso di coltivare i propri muscoli pettorali, per motivi ancora ignoti, utilizzando la sbarra per i sollevamenti che non aveva mai degnata di uno sguardo prima; questo sottintende il fatto che da quest'estate, con l'esercizio cotidiano, la situazione è ulteriormente migliorata. Non da ultimo, questo è un individuo che raggiungerà presto il suo quarantasettesimo anno di vita, e se al lettore cinico questa "forma" appare come quella tipica dell'uomo medio di mezza età, evidentemente viviamo in due mondi diversi;

questo è il tipo di "verità" che mi propongo di diffondere attraverso il mio blog; quella che corrisponde alla mia intima "realtà", esperita in prima persona; per colmo della vanità a conclusione di questo post devo ricordare ancora una volta il mio pensiero sul nutrimento del nostro corpo, e su tutti i danni che prima o poi si manifestano ugualmente attraverso il corpo: che questo corpo comprende un sistema nervoso centrale a cui fa capo il prosencefalo, o cervello, l'organo che accidentalmente usiamo anche per pensare; io non posso credere che alimentando il nostro corpo con dei pezzi di cadaveri, con lo zucchero, il caffé, e tutte le altre porcherie infami che la maggioranza dei consumatori insiste a ingurgitare ogni giorno, per mera abitudine, si possa produrre una attività cerebrale armonica e in qualche modo utile all'umanità, se non che uno si chiami David Lynch e di professione faccia il pittore e il film-maker post-surrealista. Se il risultato finale è (qualcosa come) Eraserhead, The Elephant Man o Dune (i film a cui ha lavorato nel suo "periodo Big Boy"), allora puoi ingozzarti di hamburger e patatine e milk-shakes e caffé molto zuccherato tutti i giorni, anche per otto anni di seguito. Ma per quanto ne so io, Lynch è un caso unico nel mondo e nella storia dell'uomo; tutti gli altri dovrebbero pensarci sopra un istante.

sabato 9 novembre 2013

Post interruptus

L'idea di condividere le informazioni condivise su Facebook con degli utenti estranei alle agenzie governative preposte a questa attività non è certamente la migliore per un utente esperto e un blogger ormai navigato come il Vs., ma non c'è davvero altro modo per me di rendere più immediatamente la realtà che vivo Qui e Ora, utilizzando il verbo "rendere" come gli anglofoni usano "to render", in un contenitore verbale che riproduce attraverso il foglio ipertestuale il flusso costante di parole e immagini in cui ci immergiamo online; l'idea stessa della condivisione, o sharing, come si usa dire nel caso di file musicali e multimediali nella rete P2P, che ha creato un fenomeno di massa e un problema di natura squisitamente economica all'industria dell'intrattenimento, è l'idea che ci rende il reale valore di qualsiasi tipo di informazione che decidiamo di ottenere, una esperienza sensoriale di qualche tipo (possiamo escludere olfatto, tatto e gusto) e in cui inevitabilmente -nel mondo-di-parole- prevale quella letteraria, malgrado la nostra più grande simpatia per tutto ciò che è animato (compresi i .gif) sappiamo che nel migliore dei casi il film sarà paragonabile al libro ma non sarà mai la stessa cosa, non prevederà mai una interpretazione attiva, che rende un soggetto in qualche modo "nostro", e certamente nel caso della letteratura "seria", della saggistica, della pura informazione , non esistono alternative valide alla lettura...  è sempre e soltanto la parola a definire la nostra realtà in una forma che ci appare sempre definitiva e valida ("logica") Qui e Ora, malgrado la nostra consapevolezza della illusione che comprende lo spazio e il tempo non-virtuali in cui ci troviamo davanti a un monitor accesso, e passiamo intere giornate leggendo, osservando, lavorando, giocando... 
Oggi ho condiviso il link al sito dello ITCSS (International Tribunal into Crimes of Church and State) in cui si annuncia che una nuova testimonianza, riguardante l'uccisione rituale di una bambina, avvalora il precedente resoconto di una donna Olandese, certa Toos Nijenhuis, che aveva riportato la marachella di Ratzinger e dei suoi amichetti Illuminati alla stampa, lo scorso 8 maggio; avevo intenzione di rifarmi del tempo perduto con questo post, ma non credo proprio di poterlo fare adesso. Ho bisogno di un tonico.